Mercato usato eccellente: perché l'autunno è la stagione giusta per cambiare bici

C'è un momento dell'anno in cui i garage dei ciclisti si svuotano. Non per mancanza di passione: per eccesso. La stagione finisce, le gambe tirano il fiato e la testa è già altrove, sull'ultimo gruppo, sulle ruote che escono a gennaio, sul telaio che "quest'anno cambia tutto".

Il risultato è un mercato dell'usato che da ottobre a primavera si riempie di materiale che di usato ha pochissimo: bici con qualche uscita in più del necessario, ruote montate a marzo e smontate a settembre, caschi, scarpe e componenti ancora lucidi. Chi sa guardare, porta a casa roba eccellente. Vediamo perché succede e come approfittarne senza farsi male.

Perché a fine stagione il mercato si riempie

1. Gli amatori fanatici e l'attesa delle novità

Il ciclista appassionato ha un rapporto particolare con il proprio materiale: lo cura, lo lava, lo aggiorna. E proprio per questo non resiste al richiamo del modello nuovo. A fine stagione, mentre aspetta le novità, mette in vendita ciò che ha: bici, ruote, gruppi, caschi, computer da bici. Spesso quasi nuovi, perché chi cambia ogni stagione di norma non ha il tempo di consumare nulla.

2. Le fiere di settore: la pausa invernale è la vetrina

Le novità non arrivano a caso. Si presentano quando le gambe sono ferme e il portafoglio è ancora raggiungibile. Il calendario fieristico fa da detonatore: la francese Roc d'Azur a ottobre, l'EICMA di Milano a novembre, la belga Velofollies a gennaio. Tre appuntamenti, tre mesi, un solo effetto: chi li segue sa che il modello che ha in garage sta per diventare "quello dell'anno scorso". E decide di venderlo prima che il confronto con il nuovo gli faccia perdere altro valore.

3. Le flotte dei team a fine stagione

C'è poi un canale meno noto agli occasionali: le squadre. A fine stagione molti team mettono in vendita la propria flotta di bici, in attesa di acquistare dai fornitori o di ricevere dagli sponsor i mezzi della stagione successiva. Sono bici usate sul serio, ma anche mantenute da meccanici professionisti. Con un'avvertenza che vale la pena dire subito: le misure sono quelle di chi le ha usate, e i chilometri sono quelli di una stagione di corsa. Si guardano con attenzione, non con entusiasmo cieco.

Il vantaggio non è (solo) il prezzo

Risparmiare è la ragione più ovvia. Ma quella più interessante è un'altra: il risparmio ti rende libero di osare.

Quando una bici costa meno, il rischio di sbagliare scende. Puoi provare una marca che non hai mai guidato, una geometria diversa dalla solita, un telaio in un materiale che non hai mai provato, un manubrio più stretto, ruote con un profilo diverso. Un telaio nuovo ti chiede di sposarti. Un usato eccellente ti permette di frequentarlo per qualche mese, con la possibilità di rivenderlo se il feeling non scatta. Spesso è così che si scoprono le bici che ci piacciono davvero, non quelle che avevamo deciso di amare guardando una foto.

C'è poi un secondo vantaggio, meno ovvio: un modello uscito da una o due stagioni è un modello ampiamente recensito. Test lunghi, confronti, difetti noti, trucchi di regolazione, compatibilità dei componenti: tutto già scritto. Compri sapendo cosa compri. Con il nuovo, i primi acquirenti sono anche i collaudatori.

L'acquirente intelligente non ha la fissa dell'ultimo modello

Per tutti questi motivi, ogni autunno molti ciclisti scelgono di guardarsi attorno. Non sono quelli che rinunciano alla qualità: sono quelli che hanno capito che tra il modello dell'anno e quello precedente, per la quasi totalità degli amatori, la differenza non si misura in watt ma in comunicazione. E portano a casa materiale eccellente, in buone condizioni, già recensito, a una cifra con cui spesso si resta nella stessa categoria, o si sale.

Come si compra bene: la checklist

L'usato eccellente esiste, ma non è tutto usato eccellente. Prima di pagare:

  • Storia del mezzo. Chiedi di quante stagioni, quanti chilometri, che tipo di uso (strada, gara, rulli, trasporto). Un venditore appassionato risponde volentieri, uno che svicola ti ha già risposto.
  • Telaio e forcella. Se è carbonio, controlla con cura attorno a movimento centrale, serie sterzo, attacchi dei foderi e zone di appoggio. Fessure, ammaccature, segni di caduta: se hai dubbi, fallo vedere a un meccanico.
  • Trasmissione e freni. Catena, cassetta e corone raccontano la vita della bici meglio di qualsiasi annuncio. Anche i dischi e le pastiglie. Un set da rifare è una voce di spesa da sottrarre al prezzo.
  • Taglia e geometria. Il vantaggio dell'usato svanisce se la bici non è della tua misura. Confronta le geometrie, non solo la sigla della taglia.
  • Documenti. Fattura o ricevuta, numero di telaio, eventuale garanzia residua. Diffida di chi non ha nulla di tutto questo.
  • Prova. Se puoi, pedala. Dieci minuti dicono più di dieci recensioni.

Se ti interessa la manutenzione della bici dopo l'acquisto, qui trovi come pulire e lubrificare la catena.

Dall'usato alla strada: l'inverno è il momento di pianificare

La bici nuova (a te) ha poco senso se resta in garage. E questo è il momento giusto per decidere dove portarla: l'inverno si costruisce adesso, e lo stesso vale per il calendario di viaggio. Allenarsi in autunno significa arrivare in forma ai tour di primavera; scegliere ora la meta significa avere il tempo di prepararsi davvero.

Una bici scoperta a ottobre e provata sulle salite giuste vale più di mille recensioni. Con un tour Gaudens il collaudo lo fai su percorsi veri, con il nostro team tecnico che viaggia insieme a te, la pianificazione tappa dopo tappa e i pernottamenti già selezionati. Se la bici ha qualcosa da dire, lo dice su una salita da 1.000 metri di dislivello, non in un parcheggio.

Vuoi partire dai percorsi iconici degli Specialissimi o dare un'occhiata agli itinerari? Oppure ci racconti il viaggio che hai in mente e lo costruiamo su misura, anche per un gruppo di amici.

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Ciclismo per tutte le età: lo sport che ti accompagna una vita intera

C'è una scena che chiunque abbia pedalato su una salita alpina conosce bene. Sei lì, a metà di un tornante, il respiro corto e le gambe che protestano. E vieni superato, con un saluto cordiale, da un signore con i capelli bianchi e una pedalata rotonda come un metronomo. Nessuna fretta, nessuno sforzo apparente. Solo anni di chilometri nelle gambe.

Non è un'eccezione. È una delle verità più belle del ciclismo: è uno dei pochissimi sport che non ti chiede di smettere.

Uno sport senza data di scadenza

Esistono pochi sport che si possono praticare con continuità dai vent'anni fino all'età avanzata. Il nuoto è uno di questi. Il ciclismo è l'altro grande protagonista di questa categoria ristretta.

L'esempio più citato è quello di Robert Marchand, ciclista amatore francese che nel 2017, a 105 anni, ha percorso 22,5 chilometri in un'ora sulla pista del velodromo di Saint-Quentin-en-Yvelines. Un caso estremo, certo. Ma racconta qualcosa di vero: la bicicletta non fissa un limite anagrafico. Lo fissano, semmai, la salute e la voglia.

E la voglia, a chi pedala da una vita, raramente manca.

Dolce con il corpo: perché la bici non presenta il conto

Il segreto della longevità ciclistica sta tutto nel gesto. La pedalata è un movimento circolare, fluido, continuo. Il peso del corpo è sostenuto dalla sella, e le articolazioni lavorano senza subire impatti.

Il confronto con la corsa è istruttivo. Quando corri, a ogni appoggio il corpo assorbe una forza pari a due o tre volte il proprio peso. Moltiplicata per migliaia di passi, questa sollecitazione ripetuta genera nel tempo microtraumi a caviglie, ginocchia, anche e schiena. È il motivo per cui molti runner, superata una certa età, sono costretti a ridurre i chilometri o a cambiare disciplina.

Poi ci sono gli sport di contatto, dove il rischio di infortunio è parte del gioco. Calcio, basket, rugby, arti marziali: sport straordinari, ma che con gli anni diventano sempre più difficili da sostenere.

Il ciclismo non ha nulla di tutto questo. Nessun impatto al suolo, nessun contrasto, nessun colpo. Solo un movimento che, se la bici è regolata bene, il corpo può ripetere per ore senza pagarne il prezzo il giorno dopo. Per questo è spesso consigliato anche a chi ha articolazioni già provate o sta riprendendo l'attività dopo un periodo di stop.

Fateci caso: chi fa un qualsiasi sport dove è prevista la corsa ogni tanto pedala (anche se magari solo con una spin bike e magari indoor) o fa nuoto in piscina, anche se magari solo per rieducazione funzionale o ginnastica riabilitativa dopo un infortunio. Mentre chi va in bici non ha nella corsa a piedi uno degli elementi di allenamento, tantomeno in fase riabilitativa: perché ha già quanto gli serve, altrettanto efficace e senza traumi. Addirittura, molte importanti squadre di rugby, di club o nazionali, posizionano delle spin-bike a bordo campo durante le partite per il riscaldamento di chi resta in panchina, sia per mantenersi pronti sia per procedere velocemente in caso di ingresso in campo a partita in corso.
Non è un caso.

Gli ultimi a scendere dalla sella

Basta guardarsi intorno. In un gruppo di amici che negli anni ha fatto sport insieme, chi è che continua ad allenarsi quando gli altri hanno appeso le scarpette al chiodo? Molto spesso è il ciclista.

Il calciatore della domenica smette per le ginocchia. Il tennista per la spalla. Il runner per il tendine d'Achille. Il ciclista, intanto, continua a uscire il sabato mattina con il suo gruppo, magari con qualche chilometro in meno e qualche caffè in più alla sosta.

Non è una questione di talento o di genetica. È che la bicicletta permette di adattare lo sforzo al proprio fisico, anno dopo anno, senza dover rinunciare.

Gli ultimi a scendere dalla sella

Ed ecco il vero pregio del ciclismo, quello che lo distingue da quasi ogni altra disciplina: fuori dall'agonismo, non esiste un ritmo obbligato.

In una partita di calcio devi correre quando corre la palla. In una gara podistica il cronometro non perdona. In bicicletta, invece, sei tu a decidere. Puoi affrontare una salita a tutta, cercando il record personale su Strava. Oppure puoi salire in agilità, con un rapporto leggero, conversando con chi pedala al tuo fianco e godendoti il panorama che si apre tornante dopo tornante.

Entrambe le scelte sono legittime. Ed entrambe ti portano in cima.

Chi pedala da tempo lo sa: la vera maturità ciclistica non si misura in watt, ma nella capacità di ascoltarsi. Di capire quando spingere e quando lasciar correre. La souplesse, quella pedalata fluida ed efficiente che i francesi hanno trasformato quasi in una filosofia, è spesso una conquista degli anni, non della giovinezza.

Anche la tecnica aiuta. Le bici moderne offrono rapporti molto agili, pensati proprio per affrontare pendenze impegnative senza andare fuori giri. Scalare un passo alpino non richiede più gambe da professionista: richiede la giusta combinazione di rapporti, di ritmo e di pazienza.

Nessuno ti chiede di arrivare allo sfinimento. Il ciclismo amatoriale è, prima di tutto, un piacere.

Tre accortezze per pedalare a lungo

Pedalare per tutta la vita è possibile, ma richiede un po' di intelligenza. Ecco tre consigli che vale la pena seguire, a qualunque età.

  1. La visita medico-sportiva non è una formalità. Soprattutto dopo i quarant'anni, un controllo cardiologico con elettrocardiogramma sotto sforzo è il modo più semplice per pedalare sereni. Conoscere il proprio cuore permette anche di allenarsi meglio.
  2. Una bici regolata su di te. Una posizione sbagliata in sella è la prima causa di fastidi a ginocchia, schiena e collo. Un bike fitting professionale, o almeno una regolazione accurata di altezza sella, arretramento e manubrio, fa la differenza tra un'uscita piacevole e una che ti ricordi per il mal di schiena.
  3. Non solo bici. Proprio perché non prevede impatti, il ciclismo sollecita poco le ossa. Per mantenere una buona densità ossea con il passare degli anni, è utile affiancare alla bici un po' di allenamento di forza o attività con carico, come camminate e lavoro in palestra. Il tuo medico o un preparatore sapranno indicarti il giusto equilibrio.

Tre piccoli investimenti che si ripagano in anni di chilometri in più.

Il percorso dei sogni, al tuo ritmo: i tour su misura di Gaudens

Ogni ciclista ha una salita che sogna. Il Tourmalet, lo Stelvio, i muri delle Fiandre, il Pico del Veleta. Ma tra il sogno e la realtà, a volte, si mettono dei dubbi. Ce la farò? Il gruppo andrà troppo forte? E se una tappa fosse troppo lunga per me?

È proprio per rispondere a queste domande che Gaudens Cycling organizza tour tailor made, costruiti intorno alle esigenze e alle possibilità di chi partecipa.

Non partiamo da un pacchetto da riempire. Partiamo da te: dalla tua esperienza, dalla tua preparazione, da quanto vuoi pedalare ogni giorno e da cosa vuoi vedere. Su questa base calibriamo il chilometraggio delle tappe, il dislivello, i tempi di recupero e le soste. Se la giornata prevede una salita impegnativa, possiamo prevedere varianti più brevi per chi preferisce risparmiare le energie, senza rinunciare all'arrivo in cima.

E durante il viaggio, non sei mai solo. Il van di supporto segue il percorso con meccanico, ricambi e bagagli. Se la stanchezza si fa sentire, o se una giornata non è quella giusta, c'è sempre una soluzione. Nessuna ansia di restare indietro, nessuna paura di non farcela.

I nostri tour su misura sono pensati anche per piccoli gruppi di amici, quattro o cinque persone con livelli diversi che vogliono vivere la stessa avventura. Chi è più allenato può allungare il percorso, chi preferisce un ritmo tranquillo può godersi la strada con calma. E la sera, tutti allo stesso tavolo, a raccontarsi la giornata davanti a un buon bicchiere di vino.

Perché alla fine, dopo tanti anni in sella, si capisce una cosa semplice: nessuno si ricorda la velocità media. Tutti si ricordano la cima, la strada e le persone con cui l'hanno condivisa.

La strada ti aspetta. Al tuo passo

Che tu abbia trenta o settant'anni, che pedali da sempre o che ti sia avvicinato alla bici da poco, c'è un viaggio che fa per te. Serve solo costruirlo nel modo giusto.

Raccontaci la tua salita dei sogni. Al resto pensiamo noi.

Scopri i tour su misura      Scrivici, ti raccontiamo tutto


Allenarsi in bici in autunno: come non perdere la forma (e ripartire più forti l'anno prossimo)

Settembre chiude i conti con l'estate. Le uscite lunghe del weekend, i chilometri accumulati senza troppo pensarci, le gambe che rispondevano quasi sempre, tutto questo lascia il posto a qualcosa di diverso; giornate più corte, temperature che scendono la sera, e la domanda che ogni ciclista si fa a un certo punto della stagione: come ci si allena, adesso?

La risposta breve è: diversamente. La risposta lunga vale la pena di essere raccontata.

Perché l'autunno è la stagione che decide

Chi pedala da qualche anno lo sa: l'inverno non si costruisce a Dicembre. Si costruisce adesso, in queste settimane in cui la tentazione è quella di rallentare fino a fermarsi, perché "tanto la stagione è finita". È un errore che si paga a marzo, quando si riparte da zero invece che da una base già solida.

L'autunno è il momento per consolidare, non per spingere. Le gare e i tour dell'anno sono alle spalle, la pressione della performance si allenta: è la finestra ideale per lavorare su ciò che durante l'estate si è sempre rimandato come la tecnica di pedalata, la posizione in sella o (base imprescindibile) la resistenza di base a intensità blanda.

Allenamento: cosa cambia rispetto all'estate

Con meno ore di luce e temperature più basse, la logica del volume alto e dell'intensità spinta lascia spazio a un approccio più misurato:

  • Meno ore, più qualità. Uscite più brevi ma con un obiettivo preciso: cadenza, forza sui rapporti lunghi, gestione del ritmo in salita, piuttosto che accumulare chilometri fine a se stessi.
  • Più attenzione al recupero. Il corpo, con temperature più basse, impiega più energia solo per mantenersi caldo. I giorni di recupero vanno rispettati con la stessa disciplina delle uscite dure, non sacrificati per "recuperare i chilometri persi".
  • Il rullo torna utile. Non è un ripiego: nelle giornate corte o con luce che manca presto, un'ora mirata sui rulli (con un lavoro specifico di soglia o di cadenza) vale spesso più di due ore incerte su strada bagnata e buio.
  • Occhio all'alimentazione. Con il calo delle temperature, la sensazione di sete diminuisce ma il fabbisogno di liquidi resta quasi invariato: è la disattenzione più comune di chi pedala in autunno, ma in compenso è la più facile da correggere.

Vestirsi per il freddo che arriva: la regola degli strati

L'errore più comune in questa stagione non è allenarsi troppo o troppo poco: è vestirsi male. La temperatura la mattina presto e quella delle due del pomeriggio possono differire di dieci gradi, e l'abbigliamento va pensato di conseguenza.

La logica giusta è quella degli strati, non del capo "pesante" unico: un primo strato traspirante a contatto con la pelle, un secondo strato isolante, e un terzo strato che ripara dal vento e dall'umidità, facile da togliere e riporre in tasca quando il sole scalda. Mani e piedi meritano un'attenzione specifica (sono le prime estremità a soffrire il freddo) mentre un gilet antivento è spesso la differenza tra un'uscita piacevole e un rientro anticipato.

E va ricordata la regola di Eddie Merckx: “Se parti per allenarti in bici e, appena uscito di casa, non senti almeno un pochino di freddo, significa che ti sei coperto troppo…”

Visibilità: l'altra faccia del freddo che arriva

C'è un aspetto che si tende a sottovalutare rispetto all'abbigliamento tecnico, ed è la visibilità. Con il tramonto che anticipa di settimana in settimana, capita più spesso di trovarsi in sella nelle ore di luce incerta come l'alba tardiva del mattino o il crepuscolo che arriva mentre si è ancora a metà uscita. Luci anteriori e posteriori sempre cariche, capi con inserti catarifrangenti e, se possibile, un tracciato che eviti le strade più trafficate nelle ore di scarsa visibilità non sono un eccesso di prudenza: sono la differenza che decide se un'abitudine autunnale continua o si interrompe per un imprevisto evitabile.

La manutenzione della bici dopo l'estate: la checklist essenziale

Una stagione di chilometri lascia segni che in estate si ignorano volentieri, presi dal ritmo delle uscite. L'autunno è il momento per fermarsi e controllare, prima che il freddo e l'umidità aggravino ciò che si poteva prevenire:

  • Catena e trasmissione. Mesi di polvere, sudore e lavaggi frettolosi consumano la catena più di quanto sembri: un controllo dell'allungamento evita di dover sostituire anche pignoni e corona più avanti.
  • Pastiglie freni e cavi. Con le prime piogge autunnali, freni efficienti smettono di essere un dettaglio.
  • Pressione e usura degli pneumatici. Il fondo bagnato riduce l'aderenza: pneumatici consumati nella stagione calda vanno valutati con più attenzione ora.
  • Il tagliando di fine stagione. Prima di riporre la bici per lunghi periodi, o prima dell'ultimo viaggio in bici dell'anno, vale la pena di una revisione completa: è il modo più semplice per partire pronti e puliti alla prossima primavera.

Un'occasione per uscire dalla routine

L'autunno è anche la stagione in cui vale la pena rompere lo schema della strada. Una bici gravel su sterrati poco tecnici, qualche uscita in mountain bike su single track vicino casa, persino una corsa a piedi occasionale per allenare in modo diverso il sistema cardiovascolare, senza dimenticare il ciclocross che permette di apprezzare anche il fango trasformandolo in gioco divertente: la varietà, in questo periodo, non è una distrazione dall'obiettivo principale, è quasi sempre un modo per allenare muscoli e articolazioni che il gesto ripetitivo della pedalata su strada tende a lasciare indietro. Molti ciclisti evoluti tornano a marzo più forti proprio perché in autunno hanno permesso al corpo di lavorare su schemi motori diversi, invece di ripetere sempre lo stesso movimento fino alla noia.

Vale lo stesso discorso per il contesto: cambiare i percorsi delle uscite abituali, esplorare una zona mai pedalata, invertire il verso di un giro che si fa sempre uguale da anni. Sono piccoli accorgimenti che costano nulla e restituiscono qualcosa che a fine estate spesso manca: la curiosità di uscire di casa.

Quante uscite a settimana, e con quale logica

Non serve un piano da professionista per attraversare bene l'autunno: bastano due o tre uscite settimanali con uno scopo dichiarato, meglio se alternando una sessione più impegnativa (soglia, ripetute brevi, un gruppo che tira forte) a una o due uscite lunghe a intensità blanda, quelle in cui si può ancora chiacchierare mentre si pedala. È in questo secondo tipo di uscita, spesso sottovalutata, che si costruisce la base aerobica su cui l'anno prossimo si innesterà tutto il resto.

Chi si allena con questa regolarità, anche riducendo i volumi rispetto all'estate, arriva a gennaio con una base che chi si è fermato del tutto semplicemente non ha. Non è una questione di talento: è una questione di continuità, ed è forse l'unica variabile dell'allenamento che dipende davvero solo da noi.

Restare motivati quando la luce cala

La parte più difficile dell'autunno, per molti, non è fisica: è mentale. Uscire con il buio che arriva presto richiede una motivazione diversa da quella di giugno, quando bastava aprire la porta di casa.

Qui aiuta darsi obiettivi piccoli e concreti (un percorso mai fatto, un dislivello da migliorare, un gruppo con cui uscire il sabato mattina invece che da soli), più che inseguire la forma esplosiva dell'estate. Pedalare in compagnia, in questo periodo, vale doppio: un appuntamento fisso col gruppo è spesso l'unica cosa che ci fa uscire di casa quando la tentazione del divano è più forte del solito. E aiuta, soprattutto, ricordarsi perché si pedala: non solo per il tempo sul GPS, ma per quel momento preciso in cui la fatica si trasforma in soddisfazione. La stessa sensazione che si cerca a giugno, solo raggiunta con un po' più di disciplina.

Gaudens Cycling: si chiude una stagione, se ne prepara un'altra

Ogni stagione di viaggi in bici che si rispetti finisce con la stessa domanda: dove si va la prossima volta? L'autunno è il momento in cui i tour del nuovo anno cominciano a prendere forma: le destinazioni si definiscono, i posti si aprono, i primi ciclisti confermano la propria partecipazione. E chi si allena adesso con metodo arriva alla prossima partenza con le gambe già pronte, invece di dover recuperare i mesi persi nelle ultime settimane prima del viaggio.

È anche il momento più onesto per fare un bilancio della stagione appena chiusa: quali salite hanno sorpreso, quali uscite sono rimaste solo un'idea, quale destinazione è rimasta a lungo in un angolo della testa senza mai diventare una prenotazione. Novembre e dicembre passano in fretta: chi decide adesso arriva alla prossima primavera con un tour già scelto, non con un'intenzione rimandata ancora una volta.

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Pico del Veleta in bici: la salita più alta d'Europa (e la settimana in cui la Vuelta ci passa accanto)

C'è una strada, in Andalusia, che smette di essere una strada nel senso comune del termine e diventa qualcos'altro: un esperimento di quota, un margine estremo di ciò che l'asfalto è disposto a fare in salita. È la strada del Pico del Veleta, la più alta d'Europa, e per chi pedala rappresenta uno di quei riferimenti che si citano a bassa voce, come si fa con le cose che contano davvero.

Perché il Pico del Veleta è una salita fuori scala

Il Veleta è la seconda cima della Sierra Nevada, poco sotto i 3.400 metri, e la strada che lo affronta dal versante di Granada sale fin quasi alla vetta: pochi metri la separano dal punto più alto, oltre il quale dalla fine degli anni '90 il traffico motorizzato è limitato per proteggere il Parco Nazionale. Nel tratto percorribile resta comunque la strada asfaltata più alta del continente: un primato che nessun'altra salita europea si contende davvero.

Non è una classifica che interessa solo ai numeri. È una salita che cambia il modo in cui il corpo reagisce alla fatica: oltre i 2.500-3.000 metri l'aria si fa sottile, le pulsazioni salgono prima del previsto, e ogni tornante in più si paga con un respiro più corto. Chi l'ha affrontata lo racconta sempre allo stesso modo: gli ultimi chilometri non si pedalano più, si amministrano.

Da Granada al tetto d'Europa: il profilo della salita

Si parte da Granada, a circa 750 metri sul livello del mare, e si sale ininterrottamente per oltre 40 chilometri; una progressione che attraversa climi diversi nello stesso pomeriggio: gli agrumeti della vega granadina, i boschi di conifere della Sierra, la roccia nuda oltre il limite della vegetazione. La pendenza media si aggira intorno al 7-8%, ma è negli ultimi chilometri che la salita mostra il suo carattere: tratti prolungati oltre l'8%, aria che manca, e un paesaggio quasi lunare che toglie ogni punto di riferimento.

È il tipo di salita che non perdona l'approssimazione: chi la affronta senza preparazione lo scopre a proprie spese dopo il primo terzo. Chi invece ci arriva con le gambe giuste, un ritmo pensato e un supporto meccanico alle spalle, la vive per quello che è: probabilmente la salita più alta che pedalerà mai in vita sua.

Una montagna che il grande ciclismo conosce bene

La Sierra Nevada non è un territorio nuovo alla Vuelta a España. Nel 2017 la corsa vi transitò con l'arrivo di tappa all'Alto Hoya de la Mora (lo stesso versante che si percorre salendo verso il Veleta da Granada) e a vincere fu Miguel Ángel López, in una delle sue prestazioni più nitide da scalatore puro, mentre Chris Froome consolidava la maglia rossa che lo avrebbe portato fino a Madrid.
Ancora più spettacolare fu l’edizione del 2014, dove il passaggio dalla Sierra Nevada mostrò i fuochi d’artificio con l’attacco di Rodriguez, la reazione di Valverde e il rientro sui primi di Froome e Contador. Antipasto ad uno dei più grandi exploit della storia del ciclismo: quello di Alberto Contador che era arrivato alla Vuelta a España con una tibia ancora segnata dalla frattura rimediata al Tour de France ma che sulla salita di La Farrapona trovò la forza di attaccare, superare Froome e consolidare la sua corsa verso la conquista della maglia rossa, firmando una delle pagine più emozionanti della sua straordinaria carriera e non solo.
Sono le stesse pendenze, gli stessi tornanti larghi e spogli, la stessa aria rarefatta: la differenza, in fondo, è solo la velocità con cui li si affronta.

Settimana decisiva: quando i professionisti pedalano a due passi da te

Il 2026 rende tutto questo ancora più concreto. La Vuelta a España torna in Sierra Nevada per una delle tappe più dure dell'intera corsa: sabato 12 settembre, tappa 20, oltre 5.000 metri di dislivello complessivo con l'arrivo al Collado del Alguacil, a poche curve di distanza dal Pico del Veleta, nello stesso massiccio che il nostro gruppo percorre in bicicletta quella stessa settimana. Non è un dettaglio da poco: significa pedalare nei giorni in cui il gruppo dei professionisti si allena e gareggia su quelle montagne, respirando la stessa aria sottile che si respira solo lì.

Una corsa che attraversa mezza Europa prima di arrivare qui

Vale la pena inquadrare la tappa nel contesto giusto. La Vuelta a España 2026 parte da Monaco il 22 agosto e chiude a Madrid tre settimane più tardi, il 13 settembre, dopo aver attraversato il sud della Francia e gran parte della Spagna. Il finale andaluso, con due tappe consecutive in Sierra Nevada e l'arrivo conclusivo a Granada, è pensato dagli organizzatori proprio come il tratto in cui la classifica generale si decide, non un contorno, bensì il cuore della corsa. Sapere che il nostro gruppo pedala lì, in quei giorni, non è una coincidenza di calendario: è il motivo per cui questa settimana di settembre è diversa da qualunque altra.

Chi può affrontare questa salita

Va detto con la stessa chiarezza con cui lo spiegheremmo di persona: il Veleta non è una salita per chi cerca la prima esperienza in bici da corsa. Oltre 40 chilometri quasi ininterrotti, con un dislivello complessivo che supera i 2.000 metri, richiedono un allenamento di base già solido, non necessariamente da agonista, ma di certo con uscite lunghe e ripetute alle spalle ed una discreta familiarità con la gestione del ritmo in salita.

Quello che cambia tutto, per chi ha questa attitudine, è non doversi preoccupare di nient'altro. Il van di assistenza segue il gruppo lungo l'intera salita, pronto a intervenire in caso di difficoltà meccaniche o fisiche; l'acqua e il rifornimento sono previsti nei punti giusti; il meccanico professionale è a disposizione prima ancora che un problema si manifesti. La differenza tra affrontare il Veleta da soli e affrontarlo con questo tipo di supporto non è una questione di comodità: è la differenza tra un rischio calcolato e un azzardo.

Una settimana, giorno per giorno

Il programma della Sfida Andalusia segue una progressione pensata per arrivare al Veleta con le gambe giuste, e per non ridurre il viaggio alla sola salita:

Giorno 1 — Arrivo a Granada. Check della bici, briefing sul percorso della settimana, cena di gruppo per conoscersi prima di partire.
Giorno 2 — La salita al Pico de Veleta. Il giorno che dà il nome al tour: oltre 40 chilometri verso il tetto d'Europa.
Giorno 3 — Seconda tappa. Si impegnano le gambe sulle strade della Sierra Nevada sempre con il van al seguito e il meccanico disponibile per qualsiasi regolazione dell'ultimo minuto.
Giorno 4 — La Vuelta a España passa qui. Tour in bici, si pedala con sosta dedicata a seguire dal vivo il gruppo dei professionisti nella tappa più dura della corsa 2026.
Giorno 5 — Granada e rientro. Si chiude il cerchio con una giornata dedicata al tempo libero, una visita a Granada con possibile passaggio della Vuelta, tempo per metabolizzare quello che si è appena vissuto.

Non solo salita: Granada e l'Andalusia da vivere

Il Veleta è il momento che resta impresso, ma il viaggio non finisce alla fine della salita. Ai piedi della Sierra Nevada c'è Granada, con l'Alhambra che domina la città al tramonto e un centro storico dove le tapas si offrono ancora con ogni bevanda, secondo una tradizione che l'Andalusia difende con orgoglio. È il contrappunto perfetto a una settimana di sella: si pedala di giorno, tra salite che tolgono il fiato, e si recupera di sera tra cucina locale e architettura moresca.

Sfida Andalusia: il tour Gaudens Cycling al Pico del Veleta

Dal 9 al 13 settembre 2026 accompagniamo un gruppo selezionato lungo esattamente questo percorso: Granada, la salita al Veleta, e la settimana in cui la Vuelta a España passa a pochi chilometri di distanza. Come in ogni Specialissimo Gaudens, il tour include il supporto di un van di assistenza per tutta la settimana, un meccanico professionale sempre disponibile, il trasporto bagagli tappa dopo tappa e hotel selezionati con mezza pensione. Le tracce sono già pianificate, la logistica è già risolta: l'unica cosa a cui pensare è il ritmo della pedalata.

È un tour pensato per ciclisti evoluti, abituati alle lunghe distanze e ai dislivelli importanti — non è, lo diciamo con la stessa onestà con cui lo scriveremmo a un amico, un tour per chi cerca la prima salita della propria vita in bici. Ma per chi ha già le gambe, è l'occasione di misurarsi con una delle strade più iconiche d'Europa, nella settimana in cui quella stessa strada — a pochi passi di distanza — diventa storia del grande ciclismo.

Le domande più frequenti prima di partire

Che livello fisico serve? Ciclisti evoluti, con abitudine alle distanze ed ai dislivelli: non è la salita giusta per chi si affaccia da neofita al ciclismo su strada.
Cosa è incluso nel tour? Van di assistenza, meccanico professionale, hotel selezionati in mezza pensione e tracce GPS già pronte per ogni tappa.
Come funziona la logistica dei bagagli? Vengono trasportati dal van tappa dopo tappa: l'unico pensiero, ogni mattina, è la bici.
Cosa succede in caso di imprevisti o infortuni? L'assistenza e l'eventuale rientro vengono gestiti direttamente dal team Gaudens durante tutta la settimana.
Come si prenota? Scrivendo al nostro team: rispondiamo entro 24 ore con disponibilità e dettagli del programma.

Vuoi sapere se ci sono ancora posti disponibili per Sfida Andalusia? Scrivici: ti raccontiamo il programma giorno per giorno


Sentiero escursionistico costiero con vista sulla baia turchese e scogliere di roccia della spiaggia di Baia delle Zagara Gargano Puglia

5 percorsi per un viaggio in Puglia in bici da sogno

Pedalare in Puglia è un'esperienza che permette di sentire i profumi degli ulivi, di entrare nei borghi senza cercare parcheggio, di correre lungo canali d'acquedotto centenari senza incontrare traffico; e ciascun tratto, con il suo grado di difficoltà, offre esperienze adatte a ogni tipo di cicloturista.

In questo articolo abbiamo raccolto cinque itinerari ideali per chi vuole fare cicloturismo in Puglia: percorsi di lunghezza e difficoltà diverse, adatti a cicloturisti con livelli di preparazione diversi, ciascuno con una sua identità precisa.

Perché visitare la Puglia in bicicletta

La Puglia ha tutto quello che serve per una vacanza in bici: territorio prevalentemente pianeggiante nel Salento e nell'entroterra, qualche salita vera nel Gargano, strade bianche tra gli ulivi, piste ciclabili attrezzate, e borghi a distanza pedalabile l'uno dall'altro.

Il cicloturismo in Puglia è cresciuto molto negli ultimi anni, e con lui l'offerta di strutture bike-friendly, noleggi, guide e tracce GPS scaricabili. La rete dei percorsi si è estesa: la Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese è in fase di completamento lungo quasi 200 km entro il 2026, e il tratto pugliese della Via Francigena del Sud è sempre più frequentato da ciclisti che arrivano da tutta Europa.

Il periodo migliore per pedalare in Puglia va da aprile a giugno e da settembre a ottobre: le temperature sono più miti, le giornate sono lunghe, e la costa non è ancora affollata; girare in bici in estate è sicuramente possibile, certo, ma richiede partenze all'alba e pause prolungate nelle calde ore pomeridiane.

Gli itinerari ciclabili da non perdersi

1. La Valle d'Itria, tra trulli e borghi bianchi

La Valle d'Itria è il percorso più iconico per chi vuole visitare la Puglia in bicicletta senza una preparazione atletica specifica. Il territorio è, per così dire, tranquillo: colline basse, strade secondarie con poco traffico, e un paesaggio che cambia continuamente tra vigneti, oliveti, boschi di querce e i trulli bianchi che compaiono all'improvviso tra i campi.

L'anello classico parte da Alberobello (patrimonio UNESCO) e collega Locorotondo, Cisternino, Martina Franca e Ostuni. Le distanze tra un borgo e l'altro sono brevi, il che rende questo itinerario perfetto anche per chi vuole pedalare qualche ora e poi fermarsi a mangiare, visitare, riposare. Le strade bianche che tagliano le campagne offrono un'alternativa alle provinciali, più silenziosa e con viste migliori.

Chi ha qualche giorno in più può allungare verso Fasano o Ceglie Messapica, oppure collegare questo itinerario alla Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese, che parte proprio da questi territori.

2. La Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese

La Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese è un percorso cicloturistico di circa 500 km che segue il tracciato di due condotte storiche: il Canale Principale, da Caposele in provincia di Avellino fino a Villa Castelli, e il Grande Sifone Leccese, che prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Per metà del suo tracciato la ciclovia diventa una vera via verde, preclusa al traffico motorizzato: si pedala sulle strade di servizio dell'acquedotto, senza automobili e senza asfalto caldo.

Il tratto oggi percorribile si estende per circa 22 chilometri da Cisternino a Ceglie Messapica, attraversando le campagne di Martina Franca. Entro il 2026 è previsto il completamento di un ampliamento a 192 chilometri, che porterà la ciclovia fino al confine con la Basilicata.

Il dislivello totale è di circa 100 metri e le pendenze sono dolci; il fondo in pietrisco pressato rende il percorso adatto a cicloturisti di ogni età, senza richiedere preparazione atletica particolare. Lungo il tracciato si alternano macchia mediterranea, uliveti e vigneti, masserie e muretti a secco. L'acquedotto scorre sotto, invisibile, costruito tra il 1906 e il 1915 per portare l'acqua dall'Irpinia fino al Salento.

La Ciclovia fa parte dell'Itinerario Ciclabile Nazionale n. 11 della rete Bicitalia e si collega alla Ciclovia Adriatica, creando un'infrastruttura continua con le principali rotte ciclabili europee.

3. Da Lecce a Otranto: il fascino del Salento orientale

Il tratto da Lecce a Otranto è uno degli itinerari di cicloturismo pugliese più frequentati, ed è facile capire perché. Il percorso è pianeggiante, molto ricco dal punto di vista naturalistico e culturale: dopo aver visitato la città fortificata e il castello di Acaya, del XVI secolo, si attraversa l'Oasi protetta del WWF Le Cesine, punto di passaggio di numerose specie di uccelli migratori.

Da Lecce la distanza fino a Otranto è di 78 km, con 405 metri di dislivello: un percorso facile, adatto a tutti. Si pedala tra ulivi secolari, strade di campagna ben segnalate, e poi lungo la costa adriatica fino ai Laghi Alimini, dove l'acqua dolce dei laghi si incontra con quella del mare. Otranto aspetta con il suo castello, il duomo con il celebre mosaico pavimentale medievale e le mura a picco sull'Adriatico.

Chi vuole prolungare il viaggio può scendere verso sud lungo la costa orientale del Salento, percorrendo altri 60 km da Otranto a Santa Maria di Leuca con qualche piccolo dislivello, ma panorami sul mare Adriatico che in giornate limpide mostrano le coste albanesi all'orizzonte.

4. Il Gargano in bicicletta, tra foreste e mare cristallino

Il Gargano è un mix di meraviglie naturali unico nel suo genere. Il promontorio che si stacca dalla pianura verso l'Adriatico è un parco nazionale di oltre 1.200 km², con una foresta di faggi antichissimi, calette inaccessibili via terra, borghi medievali “aggrappati” alle rocce e strade panoramiche che salgono e scendono senza tregua.

L'itinerario più classico parte da Vieste, la località balneare più conosciuta del Gargano, e percorre 80 km tra la costa e la Foresta Umbra con circa 1400 metri di dislivello: difficoltà medio-alta, adatta a chi ha già gambe allenate.

Il percorso sale verso l'interno addentrandosi nella Foresta Umbra, che ospita oltre 2000 specie vegetali ed è stata riconosciuta sito UNESCO nel 2017 per le sue faggete vetuste, poi scende verso Vico del Gargano e Peschici prima di tornare lungo la litoranea.

Il momento migliore per pedalare sul Gargano è la primavera, quando nelle radure della foresta fioriscono le orchidee selvatiche, oppure settembre-ottobre, quando il mare è ancora caldo e i sentieri non sono affollati.

5. La Via Francigena del Sud

Meno conosciuta rispetto alla celebre Via Francigena del Nord, la Via Francigena del Sud collega Roma a Brindisi seguendo il percorso dei pellegrini che un tempo si dirigevano verso la Terra Santa. Il tratto che attraversa la Puglia è tra i più suggestivi.

Il percorso in Puglia segue antiche vie romane, entra da Faeto e Celle San Vito, arriva a Bari e prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Il tratto da Bari a Brindisi è lungo circa 157 km; le tappe sono frazionate con una lunghezza media di circa 50 chilometri, modulabile in base alla preparazione e alle esigenze del cicloturista.

La Via Francigena del Sud è un itinerario che attraversa paesaggi molto diversi tra loro, dall'Alta Murgia alle Murge, fino alla costa. Lungo il percorso si incontrano borghi ricchi di storia come San Giovanni Rotondo, famoso per il legame con Padre Pio, e Vico del Gargano, uno dei "Borghi più belli d'Italia".

Vivi la Puglia in bicicletta con Gaudens Cycling

Gaudens Cycling organizza tour di cicloturismo in Puglia per gruppi e viaggiatori individuali, con itinerari realizzati su misura che potranno coprire i cinque percorsi descritti in questo articolo… e molti altri.

Che tu voglia pedalare lungo i trulli della Valle d'Itria, seguire l'acquedotto attraverso la campagna brindisina o affrontare le salite del Gargano, Gaudens Cycling pianifica ogni tappa del tuo viaggio in bici in Puglia, adattando il percorso al tuo livello e ai tuoi tempi.

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un ciclista si reidrata mentre corre in bici in estate

Andare in bicicletta d'estate: consigli, orari e come prepararsi al caldo

L'estate, grazie alle sue lunghe giornate di sole, è la stagione in cui la voglia di pedalare raggiunge il punto più alto. Eppure è anche il momento in cui le temperature elevate rendono necessario fare ancora più attenzione alla preparazione, agli orari e alle destinazioni da raggiungere in bicicletta: chi pedala d'estate sa che bastano poche scelte sbagliate sull'orario, sull'abbigliamento o sull’allenamento per rendere faticoso (o addirittura pericoloso) quello che potrebbe essere un’esperienza piacevole.

Nelle prossime righe troverai la nostra analisi sull’argomento, con alcuni consigli su come prepararti al meglio per le tue uscite estive in bici.

Pedalare sotto il sole: sfida o piacere?

La risposta dipende quasi sempre da come ci si prepara: il caldo impone infatti di rispettare una serie di regole di buon senso diverse rispetto alle uscite primaverili o autunnali.

Il corpo umano dissipa calore attraverso la sudorazione, un meccanismo efficiente fino a quando i liquidi e i sali minerali persi vengono reintegrati in modo adeguato. Quando questo equilibrio si rompe, le performance calano, la concentrazione si riduce e i rischi per la salute aumentano; uno degli errori più comuni, segnalato da chi pratica ciclismo ad alti livelli, è affrontare le uscite estive senza una progressiva abitudine al calore: il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi alle temperature elevate, e forzare i ritmi delle stagioni fresche porta a uno sforzo percepito molto più alto del necessario.

Perché andare in bici d'estate (e perché farlo bene)

Pedalare con il caldo, se fatto con le giuste accortezze, offre benefici reali. Le uscite estive migliorano la capacità del corpo di termoregolarsi, aumentano la resistenza e permettono di scoprire percorsi che nelle altre stagioni risultano meno accessibili: ad esempio le colline percorse al mattino presto, quando l'aria è ancora fresca e la luce è obliqua, offrono un'esperienza difficilmente replicabile.

L'estate è anche il periodo in cui molti ciclisti riescono a organizzare uscite più lunghe, sfruttando ferie e giornate senza impegni fissi.

Il problema, insomma, non è l'estate in sé, bensì affrontarla senza adeguarsi alle sue condizioni; chi si organizza bene, dalla scelta degli orari alla cura della bici, può continuare a pedalare con soddisfazione anche nelle settimane più calde dell'anno.

I consigli fondamentali per pedalare con il caldo

Il primo fattore da considerare è sicuramente l’orario, dato che il mattino presto e il tardo pomeriggio sono le fasce ideali per le uscite estive in bici: le temperature sono più contenute, l'esposizione ai raggi UV è ridotta e l'aria è più respirabile. Le ore centrali della giornata, tra le 11.00 e le 16.00, sono quelle in cui il rischio di colpo di calore è più elevato e andrebbero evitate per le uscite più impegnative.

Altro importante pilastro è l’idratazione: bere ogni 10 o 15 minuti durante la pedalata aiuta a mantenere una corretta termoregolazione, a prevenire crampi e ad evitare fastidiosi cali di energia. Le bevande non dovrebbero essere gelide, ma fresche, sotto i 15°C, per non stressare l'apparato digerente. Aggiungere sali minerali all'acqua, sodio, potassio e magnesio in particolare, aiuta a reintegrare quanto si perde con la sudorazione intensa.

Sul fronte dell'abbigliamento, la scelta dei materiali tecnici fa una differenza concreta. Indossare capi traspiranti e di colore chiaro riduce l'assorbimento del calore e favorisce l'evaporazione del sudore; inoltre, sotto il casco è utile portare un copricapo leggero che protegga dai raggi diretti. La protezione solare con fattore SPF 30 o superiore va applicata sulle zone esposte, braccia, collo e viso in primo luogo, e riapplicata ogni due ore nelle uscite più lunghe.

Per quanto riguarda la scelta del percorso, strade che attraversano boschi, percorsi lungo corsi d'acqua o itinerari sui crinali, dove il vento è più costante, risultano più freschi rispetto ai fondi valle o alle strade asfaltate in piena esposizione solare.

Infine, è buona abitudine pianificare le soste nei punti con fontane o bar, soprattutto nelle uscite che superano le due ore.

Come preparare la bici per l'estate

Le temperature elevate e la polvere secca dell'estate hanno effetti precisi sui componenti meccanici della bicicletta. Tra quelle che richiedono maggiore attenzione c’è sicuramente la catena: il caldo e i residui di strada formano una pasta abrasiva che aumenta l'attrito, accelerando l'usura di pignoni e corone. Pulirla regolarmente con uno sgrassante specifico e lubrificarla con un prodotto adatto alle condizioni asciutte è la base della manutenzione estiva.

Le gomme meritano un controllo frequente sulla pressione, dato che il calore dilata l'aria all'interno della camera d'aria, aumentando il rischio di foratura. Seguire i valori indicati sul fianco del copertone, tenendo conto che in estate si tende a gonfiare leggermente di meno rispetto ai mesi freddi, è una regola pratica utile.

I freni a disco vanno controllati nelle pastiglie, verificando che non ci siano rumori metallici o sfregamenti anomali. I freni tradizionali richiedono invece un'ispezione dei pattini, che l'estate consuma più rapidamente a causa del calore e dell'abrasione.

Una leggera lubrificazione dei cavi, infine, garantisce cambio e freni reattivi per tutta la stagione.

Quando fa troppo caldo: l'alternativa indoor

Ci sono giornate in cui uscire semplicemente non ha senso: afa stagnante, temperature oltre i 35°C, aria irrespirabile nelle ore centrali. In questi casi, l'allenamento indoor su rulli è una scelta razionale; le soluzioni moderne, compresi i modelli a trasmissione diretta con resistenza variabile, permettono di pedalare sulla propria bici mantenendo postura e abitudini di guida, con un'intensità gestibile. In più, piattaforme di simulazione interattiva aiutano a trasformare una sessione casalinga in un allenamento con obiettivi precisi, dal lavoro sulla soglia alla resistenza aerobica.

Il vantaggio principale rispetto a cyclette o spin bike è la continuità biomeccanica: ci si allena sulla stessa bici che si usa in strada, senza modificare assetto o schema di pedalata. Nei giorni più caldi, un'ora di rulli in un ambiente fresco vale più di un'uscita esterna mal gestita.


vista su sterrato ciclabile lungo uno degli itinerari in bici della strada del prosecco

Colline del Prosecco in bicicletta: una guida alle tappe della Strada del Prosecco

Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 2019. Un territorio di circa 50 chilometri tra la Marca Trevigiana e le Prealpi venete, dove i vigneti si alternano a borghi storici, chiese campestri e stradine secondarie che sembrano pensate per chi viaggia in bicicletta. La Strada del Prosecco, primo itinerario enologico d'Italia inaugurato nel 1966, collega i due comuni capofila del territorio (Conegliano e Valdobbiadene, appunto) e resta il percorso di riferimento per chi vuole attraversare queste colline su due ruote.

Scopriamo insieme le caratteristiche di questi luoghi e alcune delle tappe più interessanti da visitare in bici.

Perché scoprire le Colline del Prosecco in bicicletta

Pedalare sulle Colline del Prosecco permette di attraversare un paesaggio costruito nel corso di diversi secoli di viticoltura: filari perfettamente geometrici sui versanti più ripidi, detti "rive", piccoli borghi e cantine che si susseguono a distanza ravvicinata. L'auto, qui, è quasi un ostacolo: le strade secondarie che collegano i comuni sono strette, tortuose e offrono continuamente vedute sui vigneti che richiederebbero di fermarsi ad ogni curva.

Il profilo altimetrico del percorso è collinare, con salite raramente lunghe ma abbastanza frequenti. Per chi preferisce godersi il paesaggio senza preoccuparsi dello sforzo fisico, l'e-bike è la soluzione più pratica: consente di affrontare anche le erte più impegnative e di allungare le tappe senza rinunciare alle soste in cantina.

Il territorio si presta a percorsi di diversa lunghezza e difficoltà, dai circuiti di 35-40 chilometri adatti anche ai ciclisti meno allenati fino ai doppi anelli gravel da 65 chilometri con oltre 1.200 metri di dislivello.

Il cicloturismo sulle colline del Prosecco ha anche un lato enogastronomico difficile da ignorare, dato che lungo il percorso si incontrano cantine, frasche, osterie tipiche e punti panoramici dove fermarsi a degustare il Prosecco Superiore DOCG, prodotto esclusivamente nei 15 comuni collinari della denominazione.

Le mete da non perdere tra Conegliano e Valdobbiadene

Viste le caratteristiche principali del territorio non ci resta che scoprire alcune delle mete della Strada del Prosecco da visitare nel corso del proprio itinerario in bici.

Conegliano: il punto di partenza

Il percorso classico della Strada del Prosecco parte da Conegliano, comune di circa 35 mila abitanti il cui centro storico è dominato dal castello medievale sul Colle di Giano. Dalla stazione ferroviaria si risale verso il castello, si imbocca via Costa Alta e da lì si pedala già tra i vigneti verso San Pietro di Feletto, con una vista ampia sulle colline circostanti. Prima di lasciare la città vale la sosta alla cantina storica Carpenè Malvolti, la più antica casa spumantistica italiana a conduzione familiare, attiva dal 1868 e prima a utilizzare l'etichetta con il termine Prosecco nel 1924.

Susegana e il Castello di San Salvatore

Procedendo verso ovest, ci si avvicina al comune di Susegana, dove si trova il grandioso complesso del Castello di San Salvatore a Collalto. Il castello domina la vallata ed è sede di Borgoluce, società agricola che si estende su oltre 1000 ettari coltivati a vite, olivi, noci e nocciole. La prima salita significativa del percorso arriva poco dopo la partenza e porta ad avvistare questo maniero prima di una discesa ripida verso la pianura sottostante.

Pieve di Soligo e la Valle del Soligo

Dopo la zona di Susegana, il percorso raggiunge Pieve di Soligo, definita “la perla del Piave” per la sua posizione geografica favorevole al crocevia tra la valle del Piave e le colline trevigiane. Da qui si apre un tratto più pianeggiante di una decina di chilometri che accompagna verso le colline di Refrontolo, prima del tratto gravel in salita verso i vigneti di Collagù.

Refrontolo e il Molinetto della Croda

Refrontolo è una tappa che merita una sosta dedicata. Poco prima del paese si trova il Molinetto della Croda, un mulino ad acqua del XVII secolo costruito direttamente nella roccia (croda, in dialetto locale) e azionato dal fiume Lierza. È uno dei pochi mulini ad acqua ancora funzionanti in Italia, e durante le visite guidate è possibile assistere alla macinatura della farina di mais secondo il metodo originale in uso fin dal 1630.

Valdobbiadene: arrivo e degustazione

Il percorso si conclude a Valdobbiadene, la città del vino per definizione in questo territorio. Prima di raggiungere il centro, il tratto finale attraversa Santo Stefano di Valdobbiadene, cuore della zona di produzione, e tocca il colle Cartizze. A poca distanza dall'abitato si trova la celebre Osteria Senz'Oste: un locale dove ogni scelta (cibo, vino, pagamento) avviene in completa autonomia, con tavolate panoramiche affacciate sui vigneti di Santo Stefano. La gestione è affidata a Cesare de Stefani e sua moglie, che garantiscono che dispense e bicchieri siano sempre riforniti. Un posto senza fronzoli, autentico come il Prosecco Superiore DOCG che vi si serve.

Gaudens Cycling: il tuo punto di riferimento per un tour in bici sulle Colline del Prosecco

Organizzare un tour sulle colline del Prosecco richiede di scegliere bene l'attrezzatura, conoscere il percorso e sapere dove fermarsi. In questo, Gaudens Cycling fa al caso tuo: che si tratti di una giornata singola o di un soggiorno di più giorni, i nostri servizi di pianificazione del tour, supporto tecnico e prenotazione delle strutture in cui pernottare ti permetteranno di vivere un’esperienza unica in un territorio che definire meraviglioso è dir poco.


ciclista su ciclovia sterrata dell'umbria, per vivere il suo itinerario in bicicletta

5 itinerari per vivere l'Umbria in bicicletta

L'Umbria è una delle regioni italiane più percorse dai cicloturisti, ed è facile capire il perché: strade secondarie quasi prive di traffico, borghi raggiungibili in sella alla bici, valli fluviali che guidano la pedalata senza bisogno di salite impegnative.

In questa guida raccogliamo cinque percorsi in bicicletta che coprono l'intera regione, con distanza, dislivello, tipologia di fondo e difficoltà di volta in volta variabili.

Umbria in bici: ecco perché visitarla

L'Umbria è una delle regioni italiane che si presta perfettamente al cicloturismo: il territorio si articola in valli fluviali strette, colline coltivate, borghi medievali arroccati e aree naturali protette che si susseguono lungo percorsi dove il traffico veicolare è spesso assente.

Fare un giro in bici in Umbria significa muoversi attraverso paesaggi che cambiano continuamente, con strade bianche, piste ciclabili su ex sedi ferroviarie e argini di fiume che collegano luoghi di notevole interesse storico e naturalistico.

La rete di itinerari percorribili in bici è articolata e copre livelli di difficoltà molto diversi: si va da percorsi quasi pianeggianti, adatti anche a chi pedala di rado, fino a tracciati plurigiornalieri con dislivelli significativi che richiedono allenamento e attrezzatura adeguata.

Gli itinerari in bici per vivere la regione

Vecchia Ferrovia Spoleto-Norcia

Tra tutti i percorsi in bicicletta dell'Umbria, la ciclovia sull'ex ferrovia Spoleto-Norcia è probabilmente il più noto. Il tracciato si sviluppa per circa 51 km sul sedime della linea ferroviaria inaugurata nel 1926 e dismessa nel 1968, caratterizzata da 19 gallerie e 24 tra ponti e viadotti costruiti con tecniche ingegneristiche di grande pregio per l'epoca. La pendenza massima del 4,5% (elevata per gli standard ferroviari) rendeva questa linea un caso particolare nel panorama delle ferrovie italiane; oggi tale caratteristica conferisce al percorso ciclabile una salita iniziale sostenuta ma mai brusca.

Il fondo è prevalentemente sterrato compatto, con qualche tratto più insidioso in corrispondenza delle gallerie, alcune delle quali non sono illuminate: è consigliabile portare delle luci frontali adeguate. Allo stesso tempo, la bici più indicata è la mountain bike o una gravel con coperture generose.

Da segnalare che alcuni tratti restano interrotti a causa dei danni del sisma del 2016: prima di partire conviene verificare la percorribilità aggiornata sul sito di Umbria Mobilità.

Il paesaggio della Valnerina, con i borghi di Sant'Anatolia di Narco, Scheggino e Vallo di Nera, accompagna il tratto centrale del percorso, mentre Norcia si trova all'ingresso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Ciclovia del Trasimeno

Il giro in bici attorno al Lago Trasimeno è un itinerario circolare di circa 57 km con un dislivello inferiore ai 100 metri: il percorso costeggia le rive del lago più grande dell'Italia centrale, alternando tratti sterrati e brevi sezioni su strade ordinarie. È adatto a bici ibride, trekking e gravel, mentre la bici da strada pura è sconsigliata per via di alcuni tratti non asfaltati.

Le quattro sponde del lago appartengono ai comuni di Castiglione del Lago, Tuoro sul Trasimeno, Passignano sul Trasimeno e Magione, ciascuno con caratteristiche proprie. L'Oasi naturalistica La Valle ospita una ricca fauna avicola, mentre le vedute sulle tre isole del lago sono tra i momenti più suggestivi della pedalata. Il percorso può essere iniziato da qualsiasi punto e si completa in circa quattro ore di pedalata effettiva, con ampia possibilità di soste nei borghi rivieraschi, nonché nelle cantine della Strada del Vino Colli del Trasimeno.

Ciclovia del Fiume Nera

La Ciclovia del Fiume Nera collega Sant'Anatolia di Narco alla Cascata delle Marmore su un tracciato di 28 km quasi interamente pianeggiante (dislivello complessivo di circa 90 metri in salita e 120 in discesa); il fondo è misto: circa il 60% ghiaia compatta e il 40% asfalto. È il percorso più accessibile tra quelli descritti, adatto a famiglie con bambini, bici ibride e cicloturisti alla prima esperienza.

Lungo il tragitto si attraversano Scheggino, Ferentillo (con il suo Museo delle Mummie e l'Abbazia di San Pietro in Valle) Arrone e Castel di Lago, fino alla spettacolare Cascata delle Marmore, alta 165 metri, raggiungibile al belvedere inferiore. Questo itinerario coincide in parte con l'area della Greenway del Nera, premiata nel 2015 come migliore ciclovia d'Italia.

Via di Francesco

Per chi cerca un'esperienza cicloturistica più impegnativa, suddivisibile in più giorni, la Via di Francesco propone due direttrici principali: la via del Nord, dal Santuario della Verna ad Assisi in sei tappe, e la via del Sud, da Greccio ad Assisi in otto tappe. Il percorso complessivo si estende per circa 250 km, con tratti su strade bianche, asfalto secondario e ciclabili su terra compatta; i dislivelli sono significativi in alcune sezioni appenniniche, e il livello richiesto è medio-avanzato.

L'itinerario tocca luoghi legati alla figura di San Francesco: Gubbio, la foresta di Monteluco sopra Spoleto, la Valnerina con la Cascata delle Marmore, Trevi, Foligno e Spello, prima dell'arrivo alla Basilica di Assisi. La via del Nord parte da un'area remota della Toscana, raggiungibile più facilmente in auto o dalla stazione di Bibbiena; Assisi, al contrario, è ben servita dalla rete ferroviaria.

Ciclovia Assisi-Spoleto

La ciclovia che unisce Assisi a Spoleto percorre circa 51 km attraverso la Valle Umbra con un dislivello complessivo minimo. Il percorso si divide in due tappe naturali: la prima da Assisi a Bevagna (22,5 km, quasi interamente su asfalto, con qualche tratto irregolare), la seconda da Bevagna a Spoleto (28,7 km, tutto su asfalto, con un andamento pianeggiante lungo gli argini dei fiumi Teverone e Maroggia).

Le passeggiate in bicicletta lungo questo itinerario permettono di raggiungere Santa Maria degli Angeli, i borghi di Cannara e Bevagna, con deviazione consigliata verso Montefalco, e poi Trevi, le Fonti del Clitunno e infine Spoleto. Il percorso è segnalato in modo continuativo ed è adatto a cicloturisti di ogni livello, comprese le famiglie con bambini.

Parti per l'Umbria sulla tua bici

Cinque percorsi, centinaia di chilometri, borghi, valli e salite che valgono il viaggio: ogni itinerario cicloturistico dell'Umbria ha le sue variabili, i suoi punti critici, i suoi tempi. Noi di Gaudens Cycling siamo qui per trasformare un'idea in un viaggio da vivere, con un servizio di pianificazione personalizzata degli itinerari tarato sul tuo livello e su quello di chi pedala con te. Durante il viaggio, un servizio di supporto tecnico attivo 24 ore su 24 è sempre a disposizione, così come la gestione dei pernottamenti lungo il percorso, perché la sera ci si preoccupi solo di cosa ordinare a cena.

Contattaci per maggiori informazioni!


panorama costiero della costa bianca in andalusia

Visitare l'Andalusia in bici: alla scoperta di una regione spagnola affascinante

Quando si pensa all'Andalusia, spesso vengono in mente le immagini delle città storiche con i loro monumenti moreschi, il flamenco e le feste tradizionali. Eppure questa regione meridionale della Spagna rivela il suo carattere più autentico proprio a chi sceglie di attraversarla in sella a una bicicletta: ecco perché.

Perché scegliere l'Andalusia per un viaggio in bici

Decidere di esplorare l’Andalusia su due ruote significa avere accesso a una rete di percorsi che spazia dalle vie verdi ricavate da vecchie linee ferroviarie dismesse alle strade secondarie che collegano countryside, paesi, città d'arte. L'infrastruttura dedicata ai ciclisti è in costante sviluppo, con molti comuni che anno dopo anno stanno investendo nella creazione di nuove piste ciclabili e nella segnalazione degli itinerari in bici più suggestivi.

La varietà del territorio andaluso permette di scegliere percorsi adatti a diversi livelli di preparazione fisica. Chi preferisce tragitti pianeggianti può concentrarsi sulle zone costiere o sulle vie verdi, mentre chi cerca sfide più impegnative trova nelle aree montane dell'entroterra dislivelli capaci di mettere alla prova resistenza, forza tecnica.

Dal punto di vista culturale, pedalare in Andalusia offre l'opportunità di visitare città patrimonio dell'umanità UNESCO come Siviglia, Granada e Córdoba, ma anche di scoprire località meno conosciute nelle quali il ritmo della vita è ancora scandito dalle tradizioni secolari.

I percorsi migliori da girare in bicicletta

Via Verde dell'Olio

L’itinerario della Via Verde dell’Olio rappresenta una delle vie verdi più lunghe della Spagna, con i suoi 128 chilometri che collegano Jaén a Campo Real, nei pressi di Puente Genil. Il percorso in bici segue il tracciato della vecchia ferrovia che nel XIX secolo trasportava l'olio d'oliva dal cuore dell'Andalusia fino al porto di Málaga, tanto da essere soprannominato "Tren del Aceite".

Il tracciato si snoda tra distese infinite di uliveti, passando attraverso 13 viadotti in ferro del XIX secolo e diverse gallerie illuminate. Le pendenze moderate, che non superano il 2-3%, rendono il percorso accessibile anche ai ciclisti meno allenati e alle famiglie.

Lungo la via si incontrano diverse stazioni ferroviarie restaurate, alcune delle quali ospitano caffè e punti vendita dove degustare l'olio extravergine di oliva locale; località come Martos, Alcaudete, Luque, Zuheros e Cabra punteggiano il percorso, offrendo opportunità di sosta per scoprire borghi storici.

I percorsi storici tra Granada e Ronda

Collegare queste due città attraverso un itinerario in bici significa attraversare alcuni dei paesaggi più caratteristici della regione.

Il percorso si snoda tra le montagne della Sierra Nevada e la Serranía de Ronda, passando attraverso i pueblos blancos, i caratteristici borghi bianchi arroccati su alture rocciose che conservano l'architettura moresca.

L'itinerario richiede una buona preparazione fisica per via dei dislivelli, ma le fatiche vengono ripagate dalla varietà degli scenari attraversati; si pedala lungo strade che si affacciano su gole profonde, si attraversano boschi di querce da sughero e si costeggiano campi coltivati. Granada, con la sua Alhambra, e Ronda, con il suo ponte che sovrasta un canyon profondo circa cento metri, rappresentano le gemme culturali di questo percorso.

Gli itinerari costieri

La costa andalusa offre oltre 800 km di litorale affacciato sull'Oceano Atlantico e sul Mar Mediterraneo.

Pedalare lungo le strade costiere significa alternare tratti con vista sul mare a passaggi nell'entroterra agricolo, dove si coltivano agrumi e frutta tropicale grazie al clima particolarmente favorevole.

Nella parte occidentale, l'Atlantico regala spiagge ampie battute dal vento, mentre proseguendo verso est il paesaggio si addolcisce con le calette protette della Costa del Sol. Località come Marbella, Estepona e Málaga punteggiano questo itinerario con le loro offerte culturali, gastronomiche e di divertimento.

Siviglia e la sua campagna

Partire dal capoluogo andaluso per esplorare i dintorni in bicicletta permette di scoprire un territorio ricco di testimonianze storiche. Siviglia stessa è una città molto adatta ai ciclisti, con una rete di piste ciclabili che attraversano il centro storico e i quartieri lungo il fiume Guadalquivir; il parco di María Luisa e le sponde del fiume offrono percorsi urbani piacevoli e ombreggiati.

Allontanandosi dal centro urbano, la campagna sivigliana rivela campi coltivati a girasole, cotone e cereali; gli itinerari di questa zona sono generalmente pianeggianti e conducono a località di interesse come Carmona, cittadina murata che conserva resti romani e architetture barocche, o verso sud in direzione del Parco Nazionale di Doñana.

Il tuo tour in bici in Andalusia con Gaudens Cycling

Vuoi vivere l’Andalusia in bici? Gaudens Cycling fa al caso tuo: ti proporremo un tour in bicicletta personalizzato, che ti permetterà di combinare il piacere della pedalata con la scoperta del patrimonio culturale andaluso. Una soluzione che, oltre alla pianificazione del tour, include l'assistenza tecnica durante il viaggio e la prenotazione degli alloggi.Contattaci per maggiori informazioni!


esempio di itinerario in bicicletta in veneto sui colli euganei

Veneto in bicicletta: le meraviglie da scoprire

Il Veneto è una regione che cambia continuamente forma: pianure, colline, altopiani e coste si alternano in un territorio dove ogni zona ha un carattere proprio. Pedalare tra le tante province della regione significa attraversare paesaggi molto diversi tra loro, scoprendo angoli che in altri modi resterebbero difficili da raggiungere.

Non a caso il cicloturismo in Veneto ha una tradizione consolidata, con una rete di percorsi che spazia dai tracciati pianeggianti adatti a chiunque fino agli itinerari più tecnici pensati per chi ha già esperienza “sulle gambe”!

Scopriamo insieme alcuni dei migliori itinerari in bici che il Veneto ha da offrire.

Perché vivere il Veneto in bicicletta

Il Veneto è una delle regioni italiane con la maggiore varietà paesaggistica: nel giro di pochi chilometri si passa dalla pianura alluvionale del Po alle colline moreniche del Garda, dai vigneti UNESCO delle Prealpi trevigiane all’Altopiano di Asiago (o dei Sette Comuni). Questa diversità rende il territorio della regione del nord-est particolarmente adatto a chi vuole esplorarlo in bici, potendo scegliere tra percorsi pianeggianti adatti alle famiglie, anelli collinari di livello intermedio e itinerari impegnativi pensati per ciclisti allenati.

In più, le infrastrutture ciclabili della regione, unite alla rete di strade secondarie a basso traffico, rendono molti di questi tour in bicicletta percorribili in sicurezza anche senza esperienza specifica nel cicloturismo.

I 5 itinerari in bici da percorrere

Nelle prossime righe, una panoramica su 5 dei migliori itinerari da percorrere in bicicletta mentre si visita il Veneto.

Le Valli del Delta del Po

Questo primo itinerario si sviluppa nel Parco Regionale del Delta del Po, in provincia di Rovigo, con un anello di circa 60 km completamente pianeggiante su fondo misto asfalto e sterrato. Non ci sono dislivelli significativi, il che lo rende adatto a famiglie e a chi si avvicina al cicloturismo per la prima volta; una trekking bike, una city bike o un'e-bike sono più che sufficienti per affrontarlo

L'area fa parte del patrimonio UNESCO e il paesaggio che si attraversa è quello tipico del delta fluviale: valli salmastre, canali, lagune popolate da aironi e fenicotteri rosa. Lungo il tracciato si incontrano l'Oasi di Ca' Mello con i suoi campi di lavanda, la Sacca di Scardovari con i casoni da pesca e i produttori di ostriche, e piccoli villaggi lagunari rimasti ai margini dei circuiti turistici più frequentati.

Anello delle Terre del Custoza

A sud-est del Lago di Garda, tra le colline moreniche veronesi, si snoda questo percorso ad anello di circa 65 km con un dislivello di circa 600 metri distribuito su saliscendi dolci. Il 70% del fondo è asfaltato, il restante 30% sterrato: una gravel o una MTB risultano la scelta più indicata, anche se una trekking bike permette comunque di pedalare senza particolari difficoltà i tratti più scorrevoli.

La partenza è da Peschiera del Garda, con la sua fortezza pentagonale cinquecentesca riconosciuta Patrimonio UNESCO. Il tracciato sale verso est attraverso Bussolengo e Sommacampagna, nel cuore delle colline del Custoza, zona nota per la produzione di vino bianco DOC e per l'Ossario risorgimentale con vista panoramica sulla pianura. Il percorso scende poi verso Villafranca di Verona, con il suo castello scaligero, e rientra lungo la valle del Mincio toccando Borghetto sul Mincio (con i caratteristici mulini ad acqua) e Valeggio sul Mincio (dove si trova il Parco Giardino Sigurtà). Da qui il tracciato risale verso le sponde meridionali del Garda per chiudere l'anello.

Colline del Prosecco: l’anello di Valdobbiadene

Le colline di Valdobbiadene, riconosciute Patrimonio UNESCO, offrono un anello di circa 40 km su strade asfaltate con pendenze mai oltre il 7-8%. Il percorso è ondulato ma accessibile anche a chi non ha un allenamento specifico, a patto di usare una bici da strada, una gravel o un'e-bike.

I vigneti terrazzati del Cartizze DOCG fanno da sfondo alla pedalata, con punti panoramici come l'Osteria senz'oste, dove è possibile degustare il prosecco locale. Lungo il tragitto si incontrano borghi rurali e ville venete come Villa Barbaro di Maser, progettata da Palladio. Per chi volesse uscire dal percorso principale, nei dintorni è raggiungibile anche Asolo, borgo medievale con architetture storiche affacciate sulle meravigliose colline circostanti. Mezza giornata basta per completare l'anello, soste di degustazione incluse.

Salita sull'Altopiano di Asiago e discesa a Marostica

Questo è probabilmente l'itinerario più impegnativo tra quelli che stiamo proponendo: circa 100 km ad anello con un dislivello totale di 1700 metri, partendo dall'alta pianura vicentina per salire fino ai 1000 metri e oltre dell'Altopiano dei Sette Comuni.

La salita si sviluppa per circa 15 km con pendenze medie attorno al 6-7%, seguite da lunghi tratti panoramici in quota e una discesa finale di circa 20 km verso Marostica. Il fondo è interamente asfaltato e una bici da strada è la scelta più adatta, anche se un'e-bike può rendere più gestibile la parte in salita.

In quota si attraversano tutti i Sette Comuni (Asiago, Lusiana, Enego, Foza, Gallio, Rotzo e Roana), in un territorio che porta ancora i segni della Grande Guerra. La discesa porta a Marostica, cittadina medievale cinta da mura celebre per la piazza dove ogni due anni si tiene la partita a scacchi con personaggi in costume. Un itinerario che richiede una giornata intera e una buona condizione fisica.

Giro dei Colli Euganei

Il quinto percorso si sviluppa attorno ai rilievi di origine vulcanica dei Colli Euganei, in provincia di Padova, per un percorso di circa 50 km su asfalto. Alterna tratti pianeggianti a una salita più impegnativa, la Cingolina, con circa 4 km di lunghezza e pendenze fino al 13%; una bici da strada o un'e-bike sono le scelte consigliate.

Si parte dalla città murata di Este (con il suo castello carrarese), per raggiungere poi Galzignano Terme (con il Giardino di Villa Barbarigo a Valsanzibio e il suo celebre labirinto botanico) e Arquà Petrarca (annoverato tra i Borghi più belli d'Italia e ultimo rifugio del poeta Francesco Petrarca). Il punto panoramico di Valle San Giorgio, con il caratteristico campanile, offre uno degli scorci più riconoscibili del percorso prima di rientrare a Este.

Il Veneto in bici ti aspetta!

Scegliere uno di questi itinerari è sicuramente facile, ma organizzarlo come si deve è un'altra cosa; per questo ci siamo noi di Gaudens Cycling: supportiamo chiunque voglia vivere il Veneto in bicicletta con un servizio di pianificazione personalizzata degli itinerari, costruito sulle esigenze e sul livello di ogni ciclista. A questo si aggiunge un servizio di supporto tecnico attivo 24 ore su 24 per tutta la durata del viaggio e la gestione completa degli alloggi per il pernottamento lungo il percorso.Un riferimento unico per chi vuole pedalare senza pensieri, con la certezza di avere tutto organizzato nel dettaglio: contattaci ora per maggiori informazioni!