Pico del Veleta in bici: la salita più alta d'Europa (e la settimana in cui la Vuelta ci passa accanto)
C'è una strada, in Andalusia, che smette di essere una strada nel senso comune del termine e diventa qualcos'altro: un esperimento di quota, un margine estremo di ciò che l'asfalto è disposto a fare in salita. È la strada del Pico del Veleta, la più alta d'Europa, e per chi pedala rappresenta uno di quei riferimenti che si citano a bassa voce, come si fa con le cose che contano davvero.
Perché il Pico del Veleta è una salita fuori scala
Il Veleta è la seconda cima della Sierra Nevada, poco sotto i 3.400 metri, e la strada che lo affronta dal versante di Granada sale fin quasi alla vetta: pochi metri la separano dal punto più alto, oltre il quale dalla fine degli anni '90 il traffico motorizzato è limitato per proteggere il Parco Nazionale. Nel tratto percorribile resta comunque la strada asfaltata più alta del continente: un primato che nessun'altra salita europea si contende davvero.
Non è una classifica che interessa solo ai numeri. È una salita che cambia il modo in cui il corpo reagisce alla fatica: oltre i 2.500-3.000 metri l'aria si fa sottile, le pulsazioni salgono prima del previsto, e ogni tornante in più si paga con un respiro più corto. Chi l'ha affrontata lo racconta sempre allo stesso modo: gli ultimi chilometri non si pedalano più, si amministrano.
Da Granada al tetto d'Europa: il profilo della salita
Si parte da Granada, a circa 750 metri sul livello del mare, e si sale ininterrottamente per oltre 40 chilometri; una progressione che attraversa climi diversi nello stesso pomeriggio: gli agrumeti della vega granadina, i boschi di conifere della Sierra, la roccia nuda oltre il limite della vegetazione. La pendenza media si aggira intorno al 7-8%, ma è negli ultimi chilometri che la salita mostra il suo carattere: tratti prolungati oltre l'8%, aria che manca, e un paesaggio quasi lunare che toglie ogni punto di riferimento.
È il tipo di salita che non perdona l'approssimazione: chi la affronta senza preparazione lo scopre a proprie spese dopo il primo terzo. Chi invece ci arriva con le gambe giuste, un ritmo pensato e un supporto meccanico alle spalle, la vive per quello che è: probabilmente la salita più alta che pedalerà mai in vita sua.
Una montagna che il grande ciclismo conosce bene
La Sierra Nevada non è un territorio nuovo alla Vuelta a España. Nel 2017 la corsa vi transitò con l'arrivo di tappa all'Alto Hoya de la Mora (lo stesso versante che si percorre salendo verso il Veleta da Granada) e a vincere fu Miguel Ángel López, in una delle sue prestazioni più nitide da scalatore puro, mentre Chris Froome consolidava la maglia rossa che lo avrebbe portato fino a Madrid.
Ancora più spettacolare fu l’edizione del 2014, dove il passaggio dalla Sierra Nevada mostrò i fuochi d’artificio con l’attacco di Rodriguez, la reazione di Valverde e il rientro sui primi di Froome e Contador. Antipasto ad uno dei più grandi exploit della storia del ciclismo: quello di Alberto Contador che era arrivato alla Vuelta a España con una tibia ancora segnata dalla frattura rimediata al Tour de France ma che sulla salita di La Farrapona trovò la forza di attaccare, superare Froome e consolidare la sua corsa verso la conquista della maglia rossa, firmando una delle pagine più emozionanti della sua straordinaria carriera e non solo.
Sono le stesse pendenze, gli stessi tornanti larghi e spogli, la stessa aria rarefatta: la differenza, in fondo, è solo la velocità con cui li si affronta.
Settimana decisiva: quando i professionisti pedalano a due passi da te
Il 2026 rende tutto questo ancora più concreto. La Vuelta a España torna in Sierra Nevada per una delle tappe più dure dell'intera corsa: sabato 12 settembre, tappa 20, oltre 5.000 metri di dislivello complessivo con l'arrivo al Collado del Alguacil, a poche curve di distanza dal Pico del Veleta, nello stesso massiccio che il nostro gruppo percorre in bicicletta quella stessa settimana. Non è un dettaglio da poco: significa pedalare nei giorni in cui il gruppo dei professionisti si allena e gareggia su quelle montagne, respirando la stessa aria sottile che si respira solo lì.
Una corsa che attraversa mezza Europa prima di arrivare qui
Vale la pena inquadrare la tappa nel contesto giusto. La Vuelta a España 2026 parte da Monaco il 22 agosto e chiude a Madrid tre settimane più tardi, il 13 settembre, dopo aver attraversato il sud della Francia e gran parte della Spagna. Il finale andaluso, con due tappe consecutive in Sierra Nevada e l'arrivo conclusivo a Granada, è pensato dagli organizzatori proprio come il tratto in cui la classifica generale si decide, non un contorno, bensì il cuore della corsa. Sapere che il nostro gruppo pedala lì, in quei giorni, non è una coincidenza di calendario: è il motivo per cui questa settimana di settembre è diversa da qualunque altra.
Chi può affrontare questa salita
Va detto con la stessa chiarezza con cui lo spiegheremmo di persona: il Veleta non è una salita per chi cerca la prima esperienza in bici da corsa. Oltre 40 chilometri quasi ininterrotti, con un dislivello complessivo che supera i 2.000 metri, richiedono un allenamento di base già solido, non necessariamente da agonista, ma di certo con uscite lunghe e ripetute alle spalle ed una discreta familiarità con la gestione del ritmo in salita.
Quello che cambia tutto, per chi ha questa attitudine, è non doversi preoccupare di nient'altro. Il van di assistenza segue il gruppo lungo l'intera salita, pronto a intervenire in caso di difficoltà meccaniche o fisiche; l'acqua e il rifornimento sono previsti nei punti giusti; il meccanico professionale è a disposizione prima ancora che un problema si manifesti. La differenza tra affrontare il Veleta da soli e affrontarlo con questo tipo di supporto non è una questione di comodità: è la differenza tra un rischio calcolato e un azzardo.
Una settimana, giorno per giorno
Il programma della Sfida Andalusia segue una progressione pensata per arrivare al Veleta con le gambe giuste, e per non ridurre il viaggio alla sola salita:
Giorno 1 — Arrivo a Granada. Check della bici, briefing sul percorso della settimana, cena di gruppo per conoscersi prima di partire.
Giorno 2 — La salita al Pico de Veleta. Il giorno che dà il nome al tour: oltre 40 chilometri verso il tetto d'Europa.
Giorno 3 — Seconda tappa. Si impegnano le gambe sulle strade della Sierra Nevada sempre con il van al seguito e il meccanico disponibile per qualsiasi regolazione dell'ultimo minuto.
Giorno 4 — La Vuelta a España passa qui. Tour in bici, si pedala con sosta dedicata a seguire dal vivo il gruppo dei professionisti nella tappa più dura della corsa 2026.
Giorno 5 — Granada e rientro. Si chiude il cerchio con una giornata dedicata al tempo libero, una visita a Granada con possibile passaggio della Vuelta, tempo per metabolizzare quello che si è appena vissuto.
Non solo salita: Granada e l'Andalusia da vivere
Il Veleta è il momento che resta impresso, ma il viaggio non finisce alla fine della salita. Ai piedi della Sierra Nevada c'è Granada, con l'Alhambra che domina la città al tramonto e un centro storico dove le tapas si offrono ancora con ogni bevanda, secondo una tradizione che l'Andalusia difende con orgoglio. È il contrappunto perfetto a una settimana di sella: si pedala di giorno, tra salite che tolgono il fiato, e si recupera di sera tra cucina locale e architettura moresca.
Sfida Andalusia: il tour Gaudens Cycling al Pico del Veleta
Dal 9 al 13 settembre 2026 accompagniamo un gruppo selezionato lungo esattamente questo percorso: Granada, la salita al Veleta, e la settimana in cui la Vuelta a España passa a pochi chilometri di distanza. Come in ogni Specialissimo Gaudens, il tour include il supporto di un van di assistenza per tutta la settimana, un meccanico professionale sempre disponibile, il trasporto bagagli tappa dopo tappa e hotel selezionati con mezza pensione. Le tracce sono già pianificate, la logistica è già risolta: l'unica cosa a cui pensare è il ritmo della pedalata.
È un tour pensato per ciclisti evoluti, abituati alle lunghe distanze e ai dislivelli importanti — non è, lo diciamo con la stessa onestà con cui lo scriveremmo a un amico, un tour per chi cerca la prima salita della propria vita in bici. Ma per chi ha già le gambe, è l'occasione di misurarsi con una delle strade più iconiche d'Europa, nella settimana in cui quella stessa strada — a pochi passi di distanza — diventa storia del grande ciclismo.
Le domande più frequenti prima di partire
Che livello fisico serve? Ciclisti evoluti, con abitudine alle distanze ed ai dislivelli: non è la salita giusta per chi si affaccia da neofita al ciclismo su strada.
Cosa è incluso nel tour? Van di assistenza, meccanico professionale, hotel selezionati in mezza pensione e tracce GPS già pronte per ogni tappa.
Come funziona la logistica dei bagagli? Vengono trasportati dal van tappa dopo tappa: l'unico pensiero, ogni mattina, è la bici.
Cosa succede in caso di imprevisti o infortuni? L'assistenza e l'eventuale rientro vengono gestiti direttamente dal team Gaudens durante tutta la settimana.
Come si prenota? Scrivendo al nostro team: rispondiamo entro 24 ore con disponibilità e dettagli del programma.
Vuoi sapere se ci sono ancora posti disponibili per Sfida Andalusia? Scrivici: ti raccontiamo il programma giorno per giorno
5 percorsi per un viaggio in Puglia in bici da sogno
Pedalare in Puglia è un'esperienza che permette di sentire i profumi degli ulivi, di entrare nei borghi senza cercare parcheggio, di correre lungo canali d'acquedotto centenari senza incontrare traffico; e ciascun tratto, con il suo grado di difficoltà, offre esperienze adatte a ogni tipo di cicloturista.
In questo articolo abbiamo raccolto cinque itinerari ideali per chi vuole fare cicloturismo in Puglia: percorsi di lunghezza e difficoltà diverse, adatti a cicloturisti con livelli di preparazione diversi, ciascuno con una sua identità precisa.
Perché visitare la Puglia in bicicletta
La Puglia ha tutto quello che serve per una vacanza in bici: territorio prevalentemente pianeggiante nel Salento e nell'entroterra, qualche salita vera nel Gargano, strade bianche tra gli ulivi, piste ciclabili attrezzate, e borghi a distanza pedalabile l'uno dall'altro.
Il cicloturismo in Puglia è cresciuto molto negli ultimi anni, e con lui l'offerta di strutture bike-friendly, noleggi, guide e tracce GPS scaricabili. La rete dei percorsi si è estesa: la Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese è in fase di completamento lungo quasi 200 km entro il 2026, e il tratto pugliese della Via Francigena del Sud è sempre più frequentato da ciclisti che arrivano da tutta Europa.
Il periodo migliore per pedalare in Puglia va da aprile a giugno e da settembre a ottobre: le temperature sono più miti, le giornate sono lunghe, e la costa non è ancora affollata; girare in bici in estate è sicuramente possibile, certo, ma richiede partenze all'alba e pause prolungate nelle calde ore pomeridiane.
Gli itinerari ciclabili da non perdersi
1. La Valle d'Itria, tra trulli e borghi bianchi
La Valle d'Itria è il percorso più iconico per chi vuole visitare la Puglia in bicicletta senza una preparazione atletica specifica. Il territorio è, per così dire, tranquillo: colline basse, strade secondarie con poco traffico, e un paesaggio che cambia continuamente tra vigneti, oliveti, boschi di querce e i trulli bianchi che compaiono all'improvviso tra i campi.
L'anello classico parte da Alberobello (patrimonio UNESCO) e collega Locorotondo, Cisternino, Martina Franca e Ostuni. Le distanze tra un borgo e l'altro sono brevi, il che rende questo itinerario perfetto anche per chi vuole pedalare qualche ora e poi fermarsi a mangiare, visitare, riposare. Le strade bianche che tagliano le campagne offrono un'alternativa alle provinciali, più silenziosa e con viste migliori.
Chi ha qualche giorno in più può allungare verso Fasano o Ceglie Messapica, oppure collegare questo itinerario alla Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese, che parte proprio da questi territori.
2. La Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese
La Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese è un percorso cicloturistico di circa 500 km che segue il tracciato di due condotte storiche: il Canale Principale, da Caposele in provincia di Avellino fino a Villa Castelli, e il Grande Sifone Leccese, che prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Per metà del suo tracciato la ciclovia diventa una vera via verde, preclusa al traffico motorizzato: si pedala sulle strade di servizio dell'acquedotto, senza automobili e senza asfalto caldo.
Il tratto oggi percorribile si estende per circa 22 chilometri da Cisternino a Ceglie Messapica, attraversando le campagne di Martina Franca. Entro il 2026 è previsto il completamento di un ampliamento a 192 chilometri, che porterà la ciclovia fino al confine con la Basilicata.
Il dislivello totale è di circa 100 metri e le pendenze sono dolci; il fondo in pietrisco pressato rende il percorso adatto a cicloturisti di ogni età, senza richiedere preparazione atletica particolare. Lungo il tracciato si alternano macchia mediterranea, uliveti e vigneti, masserie e muretti a secco. L'acquedotto scorre sotto, invisibile, costruito tra il 1906 e il 1915 per portare l'acqua dall'Irpinia fino al Salento.
La Ciclovia fa parte dell'Itinerario Ciclabile Nazionale n. 11 della rete Bicitalia e si collega alla Ciclovia Adriatica, creando un'infrastruttura continua con le principali rotte ciclabili europee.
3. Da Lecce a Otranto: il fascino del Salento orientale
Il tratto da Lecce a Otranto è uno degli itinerari di cicloturismo pugliese più frequentati, ed è facile capire perché. Il percorso è pianeggiante, molto ricco dal punto di vista naturalistico e culturale: dopo aver visitato la città fortificata e il castello di Acaya, del XVI secolo, si attraversa l'Oasi protetta del WWF Le Cesine, punto di passaggio di numerose specie di uccelli migratori.
Da Lecce la distanza fino a Otranto è di 78 km, con 405 metri di dislivello: un percorso facile, adatto a tutti. Si pedala tra ulivi secolari, strade di campagna ben segnalate, e poi lungo la costa adriatica fino ai Laghi Alimini, dove l'acqua dolce dei laghi si incontra con quella del mare. Otranto aspetta con il suo castello, il duomo con il celebre mosaico pavimentale medievale e le mura a picco sull'Adriatico.
Chi vuole prolungare il viaggio può scendere verso sud lungo la costa orientale del Salento, percorrendo altri 60 km da Otranto a Santa Maria di Leuca con qualche piccolo dislivello, ma panorami sul mare Adriatico che in giornate limpide mostrano le coste albanesi all'orizzonte.
4. Il Gargano in bicicletta, tra foreste e mare cristallino
Il Gargano è un mix di meraviglie naturali unico nel suo genere. Il promontorio che si stacca dalla pianura verso l'Adriatico è un parco nazionale di oltre 1.200 km², con una foresta di faggi antichissimi, calette inaccessibili via terra, borghi medievali “aggrappati” alle rocce e strade panoramiche che salgono e scendono senza tregua.
L'itinerario più classico parte da Vieste, la località balneare più conosciuta del Gargano, e percorre 80 km tra la costa e la Foresta Umbra con circa 1400 metri di dislivello: difficoltà medio-alta, adatta a chi ha già gambe allenate.
Il percorso sale verso l'interno addentrandosi nella Foresta Umbra, che ospita oltre 2000 specie vegetali ed è stata riconosciuta sito UNESCO nel 2017 per le sue faggete vetuste, poi scende verso Vico del Gargano e Peschici prima di tornare lungo la litoranea.
Il momento migliore per pedalare sul Gargano è la primavera, quando nelle radure della foresta fioriscono le orchidee selvatiche, oppure settembre-ottobre, quando il mare è ancora caldo e i sentieri non sono affollati.
5. La Via Francigena del Sud
Meno conosciuta rispetto alla celebre Via Francigena del Nord, la Via Francigena del Sud collega Roma a Brindisi seguendo il percorso dei pellegrini che un tempo si dirigevano verso la Terra Santa. Il tratto che attraversa la Puglia è tra i più suggestivi.
Il percorso in Puglia segue antiche vie romane, entra da Faeto e Celle San Vito, arriva a Bari e prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Il tratto da Bari a Brindisi è lungo circa 157 km; le tappe sono frazionate con una lunghezza media di circa 50 chilometri, modulabile in base alla preparazione e alle esigenze del cicloturista.
La Via Francigena del Sud è un itinerario che attraversa paesaggi molto diversi tra loro, dall'Alta Murgia alle Murge, fino alla costa. Lungo il percorso si incontrano borghi ricchi di storia come San Giovanni Rotondo, famoso per il legame con Padre Pio, e Vico del Gargano, uno dei "Borghi più belli d'Italia".
Vivi la Puglia in bicicletta con Gaudens Cycling
Gaudens Cycling organizza tour di cicloturismo in Puglia per gruppi e viaggiatori individuali, con itinerari realizzati su misura che potranno coprire i cinque percorsi descritti in questo articolo… e molti altri.
Che tu voglia pedalare lungo i trulli della Valle d'Itria, seguire l'acquedotto attraverso la campagna brindisina o affrontare le salite del Gargano, Gaudens Cycling pianifica ogni tappa del tuo viaggio in bici in Puglia, adattando il percorso al tuo livello e ai tuoi tempi.
Contattaci per costruire il tuo itinerario personalizzato.
Colline del Prosecco in bicicletta: una guida alle tappe della Strada del Prosecco
Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 2019. Un territorio di circa 50 chilometri tra la Marca Trevigiana e le Prealpi venete, dove i vigneti si alternano a borghi storici, chiese campestri e stradine secondarie che sembrano pensate per chi viaggia in bicicletta. La Strada del Prosecco, primo itinerario enologico d'Italia inaugurato nel 1966, collega i due comuni capofila del territorio (Conegliano e Valdobbiadene, appunto) e resta il percorso di riferimento per chi vuole attraversare queste colline su due ruote.
Scopriamo insieme le caratteristiche di questi luoghi e alcune delle tappe più interessanti da visitare in bici.
Perché scoprire le Colline del Prosecco in bicicletta
Pedalare sulle Colline del Prosecco permette di attraversare un paesaggio costruito nel corso di diversi secoli di viticoltura: filari perfettamente geometrici sui versanti più ripidi, detti "rive", piccoli borghi e cantine che si susseguono a distanza ravvicinata. L'auto, qui, è quasi un ostacolo: le strade secondarie che collegano i comuni sono strette, tortuose e offrono continuamente vedute sui vigneti che richiederebbero di fermarsi ad ogni curva.
Il profilo altimetrico del percorso è collinare, con salite raramente lunghe ma abbastanza frequenti. Per chi preferisce godersi il paesaggio senza preoccuparsi dello sforzo fisico, l'e-bike è la soluzione più pratica: consente di affrontare anche le erte più impegnative e di allungare le tappe senza rinunciare alle soste in cantina.
Il territorio si presta a percorsi di diversa lunghezza e difficoltà, dai circuiti di 35-40 chilometri adatti anche ai ciclisti meno allenati fino ai doppi anelli gravel da 65 chilometri con oltre 1.200 metri di dislivello.
Il cicloturismo sulle colline del Prosecco ha anche un lato enogastronomico difficile da ignorare, dato che lungo il percorso si incontrano cantine, frasche, osterie tipiche e punti panoramici dove fermarsi a degustare il Prosecco Superiore DOCG, prodotto esclusivamente nei 15 comuni collinari della denominazione.
Le mete da non perdere tra Conegliano e Valdobbiadene
Viste le caratteristiche principali del territorio non ci resta che scoprire alcune delle mete della Strada del Prosecco da visitare nel corso del proprio itinerario in bici.
Conegliano: il punto di partenza
Il percorso classico della Strada del Prosecco parte da Conegliano, comune di circa 35 mila abitanti il cui centro storico è dominato dal castello medievale sul Colle di Giano. Dalla stazione ferroviaria si risale verso il castello, si imbocca via Costa Alta e da lì si pedala già tra i vigneti verso San Pietro di Feletto, con una vista ampia sulle colline circostanti. Prima di lasciare la città vale la sosta alla cantina storica Carpenè Malvolti, la più antica casa spumantistica italiana a conduzione familiare, attiva dal 1868 e prima a utilizzare l'etichetta con il termine Prosecco nel 1924.
Susegana e il Castello di San Salvatore
Procedendo verso ovest, ci si avvicina al comune di Susegana, dove si trova il grandioso complesso del Castello di San Salvatore a Collalto. Il castello domina la vallata ed è sede di Borgoluce, società agricola che si estende su oltre 1000 ettari coltivati a vite, olivi, noci e nocciole. La prima salita significativa del percorso arriva poco dopo la partenza e porta ad avvistare questo maniero prima di una discesa ripida verso la pianura sottostante.
Pieve di Soligo e la Valle del Soligo
Dopo la zona di Susegana, il percorso raggiunge Pieve di Soligo, definita “la perla del Piave” per la sua posizione geografica favorevole al crocevia tra la valle del Piave e le colline trevigiane. Da qui si apre un tratto più pianeggiante di una decina di chilometri che accompagna verso le colline di Refrontolo, prima del tratto gravel in salita verso i vigneti di Collagù.
Refrontolo e il Molinetto della Croda
Refrontolo è una tappa che merita una sosta dedicata. Poco prima del paese si trova il Molinetto della Croda, un mulino ad acqua del XVII secolo costruito direttamente nella roccia (croda, in dialetto locale) e azionato dal fiume Lierza. È uno dei pochi mulini ad acqua ancora funzionanti in Italia, e durante le visite guidate è possibile assistere alla macinatura della farina di mais secondo il metodo originale in uso fin dal 1630.
Valdobbiadene: arrivo e degustazione
Il percorso si conclude a Valdobbiadene, la città del vino per definizione in questo territorio. Prima di raggiungere il centro, il tratto finale attraversa Santo Stefano di Valdobbiadene, cuore della zona di produzione, e tocca il colle Cartizze. A poca distanza dall'abitato si trova la celebre Osteria Senz'Oste: un locale dove ogni scelta (cibo, vino, pagamento) avviene in completa autonomia, con tavolate panoramiche affacciate sui vigneti di Santo Stefano. La gestione è affidata a Cesare de Stefani e sua moglie, che garantiscono che dispense e bicchieri siano sempre riforniti. Un posto senza fronzoli, autentico come il Prosecco Superiore DOCG che vi si serve.
Gaudens Cycling: il tuo punto di riferimento per un tour in bici sulle Colline del Prosecco
Organizzare un tour sulle colline del Prosecco richiede di scegliere bene l'attrezzatura, conoscere il percorso e sapere dove fermarsi. In questo, Gaudens Cycling fa al caso tuo: che si tratti di una giornata singola o di un soggiorno di più giorni, i nostri servizi di pianificazione del tour, supporto tecnico e prenotazione delle strutture in cui pernottare ti permetteranno di vivere un’esperienza unica in un territorio che definire meraviglioso è dir poco.
5 itinerari per vivere l'Umbria in bicicletta
L'Umbria è una delle regioni italiane più percorse dai cicloturisti, ed è facile capire il perché: strade secondarie quasi prive di traffico, borghi raggiungibili in sella alla bici, valli fluviali che guidano la pedalata senza bisogno di salite impegnative.
In questa guida raccogliamo cinque percorsi in bicicletta che coprono l'intera regione, con distanza, dislivello, tipologia di fondo e difficoltà di volta in volta variabili.
Umbria in bici: ecco perché visitarla
L'Umbria è una delle regioni italiane che si presta perfettamente al cicloturismo: il territorio si articola in valli fluviali strette, colline coltivate, borghi medievali arroccati e aree naturali protette che si susseguono lungo percorsi dove il traffico veicolare è spesso assente.
Fare un giro in bici in Umbria significa muoversi attraverso paesaggi che cambiano continuamente, con strade bianche, piste ciclabili su ex sedi ferroviarie e argini di fiume che collegano luoghi di notevole interesse storico e naturalistico.
La rete di itinerari percorribili in bici è articolata e copre livelli di difficoltà molto diversi: si va da percorsi quasi pianeggianti, adatti anche a chi pedala di rado, fino a tracciati plurigiornalieri con dislivelli significativi che richiedono allenamento e attrezzatura adeguata.
Gli itinerari in bici per vivere la regione
Vecchia Ferrovia Spoleto-Norcia
Tra tutti i percorsi in bicicletta dell'Umbria, la ciclovia sull'ex ferrovia Spoleto-Norcia è probabilmente il più noto. Il tracciato si sviluppa per circa 51 km sul sedime della linea ferroviaria inaugurata nel 1926 e dismessa nel 1968, caratterizzata da 19 gallerie e 24 tra ponti e viadotti costruiti con tecniche ingegneristiche di grande pregio per l'epoca. La pendenza massima del 4,5% (elevata per gli standard ferroviari) rendeva questa linea un caso particolare nel panorama delle ferrovie italiane; oggi tale caratteristica conferisce al percorso ciclabile una salita iniziale sostenuta ma mai brusca.
Il fondo è prevalentemente sterrato compatto, con qualche tratto più insidioso in corrispondenza delle gallerie, alcune delle quali non sono illuminate: è consigliabile portare delle luci frontali adeguate. Allo stesso tempo, la bici più indicata è la mountain bike o una gravel con coperture generose.
Da segnalare che alcuni tratti restano interrotti a causa dei danni del sisma del 2016: prima di partire conviene verificare la percorribilità aggiornata sul sito di Umbria Mobilità.
Il paesaggio della Valnerina, con i borghi di Sant'Anatolia di Narco, Scheggino e Vallo di Nera, accompagna il tratto centrale del percorso, mentre Norcia si trova all'ingresso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Ciclovia del Trasimeno
Il giro in bici attorno al Lago Trasimeno è un itinerario circolare di circa 57 km con un dislivello inferiore ai 100 metri: il percorso costeggia le rive del lago più grande dell'Italia centrale, alternando tratti sterrati e brevi sezioni su strade ordinarie. È adatto a bici ibride, trekking e gravel, mentre la bici da strada pura è sconsigliata per via di alcuni tratti non asfaltati.
Le quattro sponde del lago appartengono ai comuni di Castiglione del Lago, Tuoro sul Trasimeno, Passignano sul Trasimeno e Magione, ciascuno con caratteristiche proprie. L'Oasi naturalistica La Valle ospita una ricca fauna avicola, mentre le vedute sulle tre isole del lago sono tra i momenti più suggestivi della pedalata. Il percorso può essere iniziato da qualsiasi punto e si completa in circa quattro ore di pedalata effettiva, con ampia possibilità di soste nei borghi rivieraschi, nonché nelle cantine della Strada del Vino Colli del Trasimeno.
Ciclovia del Fiume Nera
La Ciclovia del Fiume Nera collega Sant'Anatolia di Narco alla Cascata delle Marmore su un tracciato di 28 km quasi interamente pianeggiante (dislivello complessivo di circa 90 metri in salita e 120 in discesa); il fondo è misto: circa il 60% ghiaia compatta e il 40% asfalto. È il percorso più accessibile tra quelli descritti, adatto a famiglie con bambini, bici ibride e cicloturisti alla prima esperienza.
Lungo il tragitto si attraversano Scheggino, Ferentillo (con il suo Museo delle Mummie e l'Abbazia di San Pietro in Valle) Arrone e Castel di Lago, fino alla spettacolare Cascata delle Marmore, alta 165 metri, raggiungibile al belvedere inferiore. Questo itinerario coincide in parte con l'area della Greenway del Nera, premiata nel 2015 come migliore ciclovia d'Italia.
Via di Francesco
Per chi cerca un'esperienza cicloturistica più impegnativa, suddivisibile in più giorni, la Via di Francesco propone due direttrici principali: la via del Nord, dal Santuario della Verna ad Assisi in sei tappe, e la via del Sud, da Greccio ad Assisi in otto tappe. Il percorso complessivo si estende per circa 250 km, con tratti su strade bianche, asfalto secondario e ciclabili su terra compatta; i dislivelli sono significativi in alcune sezioni appenniniche, e il livello richiesto è medio-avanzato.
L'itinerario tocca luoghi legati alla figura di San Francesco: Gubbio, la foresta di Monteluco sopra Spoleto, la Valnerina con la Cascata delle Marmore, Trevi, Foligno e Spello, prima dell'arrivo alla Basilica di Assisi. La via del Nord parte da un'area remota della Toscana, raggiungibile più facilmente in auto o dalla stazione di Bibbiena; Assisi, al contrario, è ben servita dalla rete ferroviaria.
Ciclovia Assisi-Spoleto
La ciclovia che unisce Assisi a Spoleto percorre circa 51 km attraverso la Valle Umbra con un dislivello complessivo minimo. Il percorso si divide in due tappe naturali: la prima da Assisi a Bevagna (22,5 km, quasi interamente su asfalto, con qualche tratto irregolare), la seconda da Bevagna a Spoleto (28,7 km, tutto su asfalto, con un andamento pianeggiante lungo gli argini dei fiumi Teverone e Maroggia).
Le passeggiate in bicicletta lungo questo itinerario permettono di raggiungere Santa Maria degli Angeli, i borghi di Cannara e Bevagna, con deviazione consigliata verso Montefalco, e poi Trevi, le Fonti del Clitunno e infine Spoleto. Il percorso è segnalato in modo continuativo ed è adatto a cicloturisti di ogni livello, comprese le famiglie con bambini.
Parti per l'Umbria sulla tua bici
Cinque percorsi, centinaia di chilometri, borghi, valli e salite che valgono il viaggio: ogni itinerario cicloturistico dell'Umbria ha le sue variabili, i suoi punti critici, i suoi tempi. Noi di Gaudens Cycling siamo qui per trasformare un'idea in un viaggio da vivere, con un servizio di pianificazione personalizzata degli itinerari tarato sul tuo livello e su quello di chi pedala con te. Durante il viaggio, un servizio di supporto tecnico attivo 24 ore su 24 è sempre a disposizione, così come la gestione dei pernottamenti lungo il percorso, perché la sera ci si preoccupi solo di cosa ordinare a cena.
Contattaci per maggiori informazioni!
Visitare l'Andalusia in bici: alla scoperta di una regione spagnola affascinante
Quando si pensa all'Andalusia, spesso vengono in mente le immagini delle città storiche con i loro monumenti moreschi, il flamenco e le feste tradizionali. Eppure questa regione meridionale della Spagna rivela il suo carattere più autentico proprio a chi sceglie di attraversarla in sella a una bicicletta: ecco perché.
Perché scegliere l'Andalusia per un viaggio in bici
Decidere di esplorare l’Andalusia su due ruote significa avere accesso a una rete di percorsi che spazia dalle vie verdi ricavate da vecchie linee ferroviarie dismesse alle strade secondarie che collegano countryside, paesi, città d'arte. L'infrastruttura dedicata ai ciclisti è in costante sviluppo, con molti comuni che anno dopo anno stanno investendo nella creazione di nuove piste ciclabili e nella segnalazione degli itinerari in bici più suggestivi.
La varietà del territorio andaluso permette di scegliere percorsi adatti a diversi livelli di preparazione fisica. Chi preferisce tragitti pianeggianti può concentrarsi sulle zone costiere o sulle vie verdi, mentre chi cerca sfide più impegnative trova nelle aree montane dell'entroterra dislivelli capaci di mettere alla prova resistenza, forza tecnica.
Dal punto di vista culturale, pedalare in Andalusia offre l'opportunità di visitare città patrimonio dell'umanità UNESCO come Siviglia, Granada e Córdoba, ma anche di scoprire località meno conosciute nelle quali il ritmo della vita è ancora scandito dalle tradizioni secolari.
I percorsi migliori da girare in bicicletta
Via Verde dell'Olio
L’itinerario della Via Verde dell’Olio rappresenta una delle vie verdi più lunghe della Spagna, con i suoi 128 chilometri che collegano Jaén a Campo Real, nei pressi di Puente Genil. Il percorso in bici segue il tracciato della vecchia ferrovia che nel XIX secolo trasportava l'olio d'oliva dal cuore dell'Andalusia fino al porto di Málaga, tanto da essere soprannominato "Tren del Aceite".
Il tracciato si snoda tra distese infinite di uliveti, passando attraverso 13 viadotti in ferro del XIX secolo e diverse gallerie illuminate. Le pendenze moderate, che non superano il 2-3%, rendono il percorso accessibile anche ai ciclisti meno allenati e alle famiglie.
Lungo la via si incontrano diverse stazioni ferroviarie restaurate, alcune delle quali ospitano caffè e punti vendita dove degustare l'olio extravergine di oliva locale; località come Martos, Alcaudete, Luque, Zuheros e Cabra punteggiano il percorso, offrendo opportunità di sosta per scoprire borghi storici.
I percorsi storici tra Granada e Ronda
Collegare queste due città attraverso un itinerario in bici significa attraversare alcuni dei paesaggi più caratteristici della regione.
Il percorso si snoda tra le montagne della Sierra Nevada e la Serranía de Ronda, passando attraverso i pueblos blancos, i caratteristici borghi bianchi arroccati su alture rocciose che conservano l'architettura moresca.
L'itinerario richiede una buona preparazione fisica per via dei dislivelli, ma le fatiche vengono ripagate dalla varietà degli scenari attraversati; si pedala lungo strade che si affacciano su gole profonde, si attraversano boschi di querce da sughero e si costeggiano campi coltivati. Granada, con la sua Alhambra, e Ronda, con il suo ponte che sovrasta un canyon profondo circa cento metri, rappresentano le gemme culturali di questo percorso.
Gli itinerari costieri
La costa andalusa offre oltre 800 km di litorale affacciato sull'Oceano Atlantico e sul Mar Mediterraneo.
Pedalare lungo le strade costiere significa alternare tratti con vista sul mare a passaggi nell'entroterra agricolo, dove si coltivano agrumi e frutta tropicale grazie al clima particolarmente favorevole.
Nella parte occidentale, l'Atlantico regala spiagge ampie battute dal vento, mentre proseguendo verso est il paesaggio si addolcisce con le calette protette della Costa del Sol. Località come Marbella, Estepona e Málaga punteggiano questo itinerario con le loro offerte culturali, gastronomiche e di divertimento.
Siviglia e la sua campagna
Partire dal capoluogo andaluso per esplorare i dintorni in bicicletta permette di scoprire un territorio ricco di testimonianze storiche. Siviglia stessa è una città molto adatta ai ciclisti, con una rete di piste ciclabili che attraversano il centro storico e i quartieri lungo il fiume Guadalquivir; il parco di María Luisa e le sponde del fiume offrono percorsi urbani piacevoli e ombreggiati.
Allontanandosi dal centro urbano, la campagna sivigliana rivela campi coltivati a girasole, cotone e cereali; gli itinerari di questa zona sono generalmente pianeggianti e conducono a località di interesse come Carmona, cittadina murata che conserva resti romani e architetture barocche, o verso sud in direzione del Parco Nazionale di Doñana.
Il tuo tour in bici in Andalusia con Gaudens Cycling
Vuoi vivere l’Andalusia in bici? Gaudens Cycling fa al caso tuo: ti proporremo un tour in bicicletta personalizzato, che ti permetterà di combinare il piacere della pedalata con la scoperta del patrimonio culturale andaluso. Una soluzione che, oltre alla pianificazione del tour, include l'assistenza tecnica durante il viaggio e la prenotazione degli alloggi.Contattaci per maggiori informazioni!
Veneto in bicicletta: le meraviglie da scoprire
Il Veneto è una regione che cambia continuamente forma: pianure, colline, altopiani e coste si alternano in un territorio dove ogni zona ha un carattere proprio. Pedalare tra le tante province della regione significa attraversare paesaggi molto diversi tra loro, scoprendo angoli che in altri modi resterebbero difficili da raggiungere.
Non a caso il cicloturismo in Veneto ha una tradizione consolidata, con una rete di percorsi che spazia dai tracciati pianeggianti adatti a chiunque fino agli itinerari più tecnici pensati per chi ha già esperienza “sulle gambe”!
Scopriamo insieme alcuni dei migliori itinerari in bici che il Veneto ha da offrire.
Perché vivere il Veneto in bicicletta
Il Veneto è una delle regioni italiane con la maggiore varietà paesaggistica: nel giro di pochi chilometri si passa dalla pianura alluvionale del Po alle colline moreniche del Garda, dai vigneti UNESCO delle Prealpi trevigiane all’Altopiano di Asiago (o dei Sette Comuni). Questa diversità rende il territorio della regione del nord-est particolarmente adatto a chi vuole esplorarlo in bici, potendo scegliere tra percorsi pianeggianti adatti alle famiglie, anelli collinari di livello intermedio e itinerari impegnativi pensati per ciclisti allenati.
In più, le infrastrutture ciclabili della regione, unite alla rete di strade secondarie a basso traffico, rendono molti di questi tour in bicicletta percorribili in sicurezza anche senza esperienza specifica nel cicloturismo.
I 5 itinerari in bici da percorrere
Nelle prossime righe, una panoramica su 5 dei migliori itinerari da percorrere in bicicletta mentre si visita il Veneto.
Le Valli del Delta del Po
Questo primo itinerario si sviluppa nel Parco Regionale del Delta del Po, in provincia di Rovigo, con un anello di circa 60 km completamente pianeggiante su fondo misto asfalto e sterrato. Non ci sono dislivelli significativi, il che lo rende adatto a famiglie e a chi si avvicina al cicloturismo per la prima volta; una trekking bike, una city bike o un'e-bike sono più che sufficienti per affrontarlo
L'area fa parte del patrimonio UNESCO e il paesaggio che si attraversa è quello tipico del delta fluviale: valli salmastre, canali, lagune popolate da aironi e fenicotteri rosa. Lungo il tracciato si incontrano l'Oasi di Ca' Mello con i suoi campi di lavanda, la Sacca di Scardovari con i casoni da pesca e i produttori di ostriche, e piccoli villaggi lagunari rimasti ai margini dei circuiti turistici più frequentati.
Anello delle Terre del Custoza
A sud-est del Lago di Garda, tra le colline moreniche veronesi, si snoda questo percorso ad anello di circa 65 km con un dislivello di circa 600 metri distribuito su saliscendi dolci. Il 70% del fondo è asfaltato, il restante 30% sterrato: una gravel o una MTB risultano la scelta più indicata, anche se una trekking bike permette comunque di pedalare senza particolari difficoltà i tratti più scorrevoli.
La partenza è da Peschiera del Garda, con la sua fortezza pentagonale cinquecentesca riconosciuta Patrimonio UNESCO. Il tracciato sale verso est attraverso Bussolengo e Sommacampagna, nel cuore delle colline del Custoza, zona nota per la produzione di vino bianco DOC e per l'Ossario risorgimentale con vista panoramica sulla pianura. Il percorso scende poi verso Villafranca di Verona, con il suo castello scaligero, e rientra lungo la valle del Mincio toccando Borghetto sul Mincio (con i caratteristici mulini ad acqua) e Valeggio sul Mincio (dove si trova il Parco Giardino Sigurtà). Da qui il tracciato risale verso le sponde meridionali del Garda per chiudere l'anello.
Colline del Prosecco: l’anello di Valdobbiadene
Le colline di Valdobbiadene, riconosciute Patrimonio UNESCO, offrono un anello di circa 40 km su strade asfaltate con pendenze mai oltre il 7-8%. Il percorso è ondulato ma accessibile anche a chi non ha un allenamento specifico, a patto di usare una bici da strada, una gravel o un'e-bike.
I vigneti terrazzati del Cartizze DOCG fanno da sfondo alla pedalata, con punti panoramici come l'Osteria senz'oste, dove è possibile degustare il prosecco locale. Lungo il tragitto si incontrano borghi rurali e ville venete come Villa Barbaro di Maser, progettata da Palladio. Per chi volesse uscire dal percorso principale, nei dintorni è raggiungibile anche Asolo, borgo medievale con architetture storiche affacciate sulle meravigliose colline circostanti. Mezza giornata basta per completare l'anello, soste di degustazione incluse.
Salita sull'Altopiano di Asiago e discesa a Marostica
Questo è probabilmente l'itinerario più impegnativo tra quelli che stiamo proponendo: circa 100 km ad anello con un dislivello totale di 1700 metri, partendo dall'alta pianura vicentina per salire fino ai 1000 metri e oltre dell'Altopiano dei Sette Comuni.
La salita si sviluppa per circa 15 km con pendenze medie attorno al 6-7%, seguite da lunghi tratti panoramici in quota e una discesa finale di circa 20 km verso Marostica. Il fondo è interamente asfaltato e una bici da strada è la scelta più adatta, anche se un'e-bike può rendere più gestibile la parte in salita.
In quota si attraversano tutti i Sette Comuni (Asiago, Lusiana, Enego, Foza, Gallio, Rotzo e Roana), in un territorio che porta ancora i segni della Grande Guerra. La discesa porta a Marostica, cittadina medievale cinta da mura celebre per la piazza dove ogni due anni si tiene la partita a scacchi con personaggi in costume. Un itinerario che richiede una giornata intera e una buona condizione fisica.
Giro dei Colli Euganei
Il quinto percorso si sviluppa attorno ai rilievi di origine vulcanica dei Colli Euganei, in provincia di Padova, per un percorso di circa 50 km su asfalto. Alterna tratti pianeggianti a una salita più impegnativa, la Cingolina, con circa 4 km di lunghezza e pendenze fino al 13%; una bici da strada o un'e-bike sono le scelte consigliate.
Si parte dalla città murata di Este (con il suo castello carrarese), per raggiungere poi Galzignano Terme (con il Giardino di Villa Barbarigo a Valsanzibio e il suo celebre labirinto botanico) e Arquà Petrarca (annoverato tra i Borghi più belli d'Italia e ultimo rifugio del poeta Francesco Petrarca). Il punto panoramico di Valle San Giorgio, con il caratteristico campanile, offre uno degli scorci più riconoscibili del percorso prima di rientrare a Este.
Il Veneto in bici ti aspetta!
Scegliere uno di questi itinerari è sicuramente facile, ma organizzarlo come si deve è un'altra cosa; per questo ci siamo noi di Gaudens Cycling: supportiamo chiunque voglia vivere il Veneto in bicicletta con un servizio di pianificazione personalizzata degli itinerari, costruito sulle esigenze e sul livello di ogni ciclista. A questo si aggiunge un servizio di supporto tecnico attivo 24 ore su 24 per tutta la durata del viaggio e la gestione completa degli alloggi per il pernottamento lungo il percorso.Un riferimento unico per chi vuole pedalare senza pensieri, con la certezza di avere tutto organizzato nel dettaglio: contattaci ora per maggiori informazioni!
Alla scoperta della Valle d'Aosta in bicicletta: 5 itinerari da non perdere
Fondovalle pianeggianti, versanti boscosi, ambienti d’alta quota e viste mozzafiato: esplorare la Valle d'Aosta in bicicletta consente di attraversare un territorio molto vario, seguendo strade secondarie, piste ciclabili e antichi tracciati di collegamento.
In questo contesto, il cicloturismo assume forme diverse: dalle corse leggere lungo la Dora Baltea ai giri in bici più impegnativi verso i grandi valichi alpini.
Scopriamo alcuni dei più famosi nelle righe che seguono.
Perché visitare la Valle d'Aosta in bicicletta
I motivi per visitare questa magnifica regione in sella alla propria bicicletta sono molti.
Per cominciare, la rete ciclistica regionale supera i mille chilometri, con percorsi che comprendono tratti asfaltati, strade sterrate e piste ciclabili dedicate. Questa estensione offre la possibilità di percorrere itinerari in bicicletta adatti a livelli differenti di preparazione, dalla semplice uscita giornaliera al viaggio di più giorni. Le piste del fondovalle consentono una fruizione accessibile anche a famiglie, mentre le strade di montagna rispondono alle esigenze di chi pratica bici da strada, mountain bike o gravel.
Allo stesso tempo, la presenza diffusa di biciclette a pedalata assistita ha ampliato ulteriormente le possibilità di esplorazione. Mulattiere storiche e strade rurali, un tempo riservate a ciclisti esperti, risultano oggi percorribili anche senza un allenamento specifico, ma mantengono comunque il loro carattere montano originario.
Pedalare in valle significa inoltre incontrare un patrimonio culturale distribuito lungo i diversi percorsi disponibili: castelli medievali (come Fénis, Verrès e Issogne), villaggi in pietra (Bard, Arnad, Introd, Arvier e Etroubles), vigneti terrazzati (zona di Donnas) e testimonianze della viabilità romana (via romana delle Gallie).
Un ruolo centrale è svolto dalla mobilità dolce di fondovalle, in particolare dalla ciclabile che segue il corso della Dora Baltea. Questo asse permette di collegare diversi centri abitati senza ricorrere alle arterie trafficate, favorendo gite in bicicletta improntate a un ritmo regolare. La presenza di servizi dedicati, come noleggi bike, strutture ricettive attrezzate e punti di assistenza, contribuisce a rendere il territorio adatto a un turismo ciclistico organizzato.
5 itinerari da non perdere
Pista ciclopedonale Sarre-Pontey (Ciclovia Baltea)
La pista ciclopedonale tra Sarre e Pontey, nota come Ciclovia Baltea, rappresenta il percorso più accessibile del ciclismo valdostano. Il tracciato si sviluppa per ben 30 km lungo il fondovalle seguendo il corso della Dora Baltea su fondo asfaltato, con pendenze minime e separazione completa dal traffico. È una soluzione adatta a tour in bicicletta rilassati, con la possibilità di collegarsi al centro di Aosta e di raggiungere, con brevi deviazioni, siti storici come il Castello di Fénis. I tanti punti di sosta distribuiti lungo il percorso favoriscono una fruizione modulabile, anche su brevi tratti.
Salita al Colle del Gran San Bernardo
La salita al Colle del Gran San Bernardo è uno degli itinerari più noti per la bici da strada. Partendo da Aosta, la strada statale sale per oltre 35 km fino al valico di confine con la Svizzera, superando un dislivello significativo. La pendenza regolare permette una progressione costante, ma la lunghezza richiede preparazione fisica.
Lungo il percorso si attraversano centri abitati come Étroubles e Saint-Rhémy-en-Bosses, prima di raggiungere l’ospizio storico situato a quota 2473 metri.
Questo itinerario della Valle d'Aosta da percorrere in bicicletta rientra tra le grandi salite alpine frequentate anche dal ciclismo professionistico.
Ciclovia dello Zerbion
La Ciclovia dello Zerbion propone un itinerario MTB e gravel che collega l’area del Col de Joux al fondovalle centrale. Il tracciato alterna strade sterrate, sentieri forestali e tratti rurali, con un dislivello che richiede un minimo di allenamento. La discesa verso Saint-Vincent e Châtillon attraversa boschi e alpeggi, offrendo un esempio di percorsi in bicicletta in Valle d'Aosta meno frequentati ma ben integrati nel contesto rurale.
Grande Tour del Colle Superiore delle Cime Bianche
Questo tour, con partenza da Breuil-Cervinia, è un anello d’alta quota riservato a biker esperti. Il percorso si sviluppa su sentieri tecnici fino a sfiorare i 2800 metri, con tratti pedalabili alternati a brevi sezioni da affrontare a spinta. L’intero itinerario si caratterizza per la vicinanza al Cervino, attraversando un ambiente alpino essenziale, segnato da laghi e conche glaciali: una proposta rivolta a chi cerca un’esperienza sportiva intensa in un contesto di alta montagna.
Via Francigena nel tratto valdostano
Il tratto valdostano della Via Francigena consente di attraversare la regione da nord a sud seguendo un itinerario storico. Dal Colle del Gran San Bernardo a Pont-Saint-Martin, il percorso alterna piste ciclabili, strade secondarie e sterrati, con continui saliscendi sul versante sinistro della valle. È un percorso adatto al cicloturismo di più giorni e permette di attraversare aree vitivinicole, borghi storici e città di origine romana. Lungo il tracciato si incontrano numerosi castelli medievali e testimonianze della viabilità antica, caratteristiche che rendono questo itinerario in bici una sintesi perfetta tra bellezza paesaggistica e interesse storico.
Scegli Gaudens Cycling per il tuo tour personalizzato
Stai pensando alla tua prossima esperienza in bicicletta e hai bisogno di un aiuto per scegliere l’itinerario più adatto alle tue aspettative?
Gaudens Cycling può darti una mano: organizzerà il tuo itinerario in bici nei minimi dettagli, dalle tappe da toccare alle strutture nelle quali riposare, nonché fornendoti tutta l’assistenza di cui avrai bisogno in caso di necessità.
Per maggiori informazioni, compila il form disponibile qui.
Parigi-Roubaix: la regina delle classiche del ciclismo
Giunta alla sua 123 ͣ edizione, la Parigi-Roubaix rappresenta una delle grandi classiche del ciclismo internazionale.
Il suo svolgimento in primavera, la presenza dei celebri tratti in pavé e l’arrivo nel velodromo di Roubaix continuano a definire l’immagine di una gara che conserva ancora oggi le caratteristiche che l’hanno resa riconoscibile.
La storia della Parigi Roubaix
La Parigi-Roubaix è una corsa in linea che si disputa nel nord della Francia, vicino al confine con il Belgio, ogni seconda domenica di aprile. È una delle cinque classiche “monumento” (assieme a Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia) ed è inserita nel calendario della Coppa del Mondo dal 1989 e nel circuito UCI ProTour dal 2005. Per oltre un secolo la prova è stata riservata agli uomini, finché nel 2021 è stata affiancata dalla versione femminile; entrambe le gare, in quell’anno, vennero collocate eccezionalmente in autunno a causa della pandemia di COVID-19.
La competizione è conosciuta con appellativi che richiamano le sue peculiarità:
- “regina delle classiche", la più diffusa, sottolinea il prestigio della corsa;
- “corsa di Pasqua” trova origine nel suo tradizionale posizionamento nel calendario;
- “inferno del Nord” comparve per la prima volta nel 1919 in un articolo di Victor Breyer, che descrisse i corridori avvolti dal fango e il paesaggio segnato dagli effetti della Grande Guerra.
La presenza dei tratti in pavé costituisce l’elemento più caratteristico dell’evento. La superficie irregolare dei cubetti di porfido e dei ciottoli rallenta l’avanzamento e sottopone ciclisti e biciclette a continue vibrazioni, con una frequenza elevata di problemi meccanici (forature comprese). Due settori del percorso sono entrati più di tutti nella memoria collettiva del ciclismo: la foresta di Arenberg, nota per la difficoltà tecnica e della conseguente “selezione” che genera nel gruppo di ciclisti, e il Carrefour de l’Arbre, tratto precedente al traguardo decisivo per la definizione della corsa.
Dalla prima edizione del 1896 fino al 1965, la gara si svolgeva tra Parigi e il velodromo di Roubaix; successivamente, la partenza venne spostata prima a Chantilly e poi, dal 1977, a Compiègne, mantenendo invariato l’arrivo. La distanza complessiva supera abitualmente i 250 chilometri.
L’origine dell’evento è legata alla costruzione del velodromo voluto dai filatori Theodore Vienne e Maurice Perez presso il parco Barbieux. Dopo l’inaugurazione del 1895 e l’interesse suscitato dal nuovo impianto, nacque l’idea di organizzare una corsa che collegasse la capitale a Roubaix: l’iniziativa venne sostenuta dal giornale Le Vélo, che affidò il progetto a Victor Breyer; le prime esplorazioni del percorso misero in luce la severità del tracciato, ma l’organizzazione decise comunque di procedere.
La prima edizione si tenne il 19 aprile 1896 e fu lunga 280 chilometri; le condizioni del percorso, spesso rese più impegnative dal maltempo, contribuirono a creare una reputazione che attirò progressivamente ciclisti e pubblico.
Il percorso della Parigi-Roubaix
Il tracciato tradizionale della Parigi-Roubaix misura circa 260 chilometri (più di 50 dei quali distribuiti lungo i celebri tratti in pavé) e collega Compiègne al velodromo di Roubaix.
La partenza avviene a Compiègne, scelta adottata per razionalizzare la logistica e per concentrare l’azione nella zona in cui si trovano i segmenti più difficili. I primi chilometri scorrono su strade asfaltate, con un tratto neutro che supera 90 chilometri e serve a creare la fisionomia iniziale della corsa. In questa fase si stabiliscono le prime fughe e le squadre lavorano per sistemare i propri capitani nelle posizioni migliori prima di entrare nel pavé. Il settore di Troisville, che solitamente inaugura la serie dei tratti acciottolati, introduce la parte più delicata della giornata, ponendo subito l’attenzione sulla necessità di mantenere un assetto stabile per evitare cadute e distacchi.
La valutazione della difficoltà tiene conto della lunghezza, dello stato del fondo e della posizione nel percorso. Tra i tratti più complicati si ricordano sempre la foresta di Arenberg, lunga circa 2,3 chilometri, che attraversa un corridoio boschivo dove l’irregolarità del fondo richiede la massima precisione nel controllo della bicicletta; in molti casi questo passaggio crea la prima selezione significativa.
Un altro settore estremamente complicato è il Mons-en-Pévèle, lungo circa 3 chilometri e situato nella fase avanzata della gara, quando la fatica incide sul rendimento e la strada presenta condizioni spesso impegnative.
Il Carrefour de l’Arbre, poco più di 2 chilometri, rappresenta uno degli ultimi ostacoli. È posizionato a circa 15 chilometri dall’arrivo e presenta curve tecniche e un selciato irregolare che rende complesso mantenere la traiettoria. Questo segmento è spesso determinante nella definizione del vincitore, poiché chi riesce a uscirne con qualche metro di vantaggio può difendere la propria posizione fino all’ingresso a Roubaix.
Terminato l’ultimo tratto di pavé, il percorso prosegue su asfalto verso il Vélodrome André-Pétrieux; l’ingresso nell’impianto costituisce uno dei momenti più riconoscibili della Parigi Roubaix percorso: i corridori devono completare un giro e mezzo di pista prima di tagliare il traguardo, con l’eventuale sprint finale che si svolge sul cemento del velodromo. Questo passaggio conserva un forte valore simbolico e conclude una competizione che, tra settori di pavé, fasi di transizione e variazioni di ritmo, mantiene intatta la struttura che la distingue all’interno del ciclismo internazionale.
La Parigi-Roubaix Challenge
Da diversi anni, parallelamente alla gara ufficiale, si svolge la Parigi-Roubaix Challenge: si tratta di una iniziativa cicloturistica che permette agli amatori di affrontare alcuni dei tratti più celebri della gara professionistica, compresi i settori che hanno reso questa competizione una delle più note nel panorama del ciclismo internazionale.
La proposta prevede tre distanze, pari a 70, 145 e 170 chilometri, con livelli di difficoltà crescenti. L’itinerario ricalca i settori di pavé più rinomati, inclusi il Carrefour de l’Arbre e la Trouée d’Arenberg. Il percorso è aperto al traffico, e la partecipazione implica il rispetto delle norme stradali e delle indicazioni fornite dal personale lungo il tragitto; viene posta particolare attenzione alle condizioni del pavé, che richiedono prudenza, gestione adeguata della velocità e valutazione realistica della propria preparazione fisica.
La Challenge custodisce un aspetto che va oltre la prestazione sportiva. L’arrivo nel velodromo di Roubaix rappresenta un riferimento simbolico per gli appassionati, che possono condividere l’esperienza con i propri compagni di squadra e assistere il giorno seguente alla gara professionistica, osservando da vicino i protagonisti che puntano all’ingresso nell’albo d’oro della competizione.
Prepara il suo itinerario dedicato alla Parigi-Roubaix con Gaudens Cycling
Con Gaudens Cycling, gli appassionati interessati a costruire un itinerario personalizzato sui percorsi della Parigi-Roubaix hanno a disposizione un servizio completo che permetterà loro di vivere un’esperienza senza pensieri: organizziamo al meglio il viaggio, dalla prenotazione del pernottamento alla definizione degli spostamenti legati ai settori in pavé. In più, il nostro supporto tecnico sarà sempre pronto a rispondere in caso di bisogno.Vuoi maggioriinformazioni? Contattaci ora!
Svizzera in bicicletta: gli itinerari migliori del Canton Vallese
Scoprire il Canton Vallese in bicicletta significa attraversare una delle regioni più straordinarie della Svizzera, dove le montagne, i vigneti e i villaggi alpini si alternano lungo percorsi di cui innamorarsi.
Situato nel cuore delle Alpi, questo cantone offre itinerari ciclabili che si snodano tra la valle del Rodano e le alte vette del Cervino (o Matterhorn, come noto fuori dai confini italiani), pronti ad accogliere cicloturisti di ogni livello.
Che si tratti di un viaggio di più giorni, di un’escursione giornaliera o di una pedalata di qualche ora, ogni tour in bici nel Canton Vallese regala esperienze uniche.
Scopriamo insieme quest’area meravigliosa e quali percorsi ha da offrire.
Le caratteristiche del Canton Vallese
Il Canton Vallese, noto in tedesco come Kanton Wallis e in francese come Canton du Valais, è una delle regioni più affascinanti della Svizzera, situata nella parte sud-occidentale del Paese. Si estende lungo la valle del fiume Rodano, dalle sorgenti nel massiccio del Furka (il cui valico, il Furkapass, è famoso per essere la location di alcune scene iconiche del film di James Bond “007 - Missione Goldfinger”) fino alle sponde del Lago Lemano, attraversando alcuni dei paesaggi alpini più spettacolari d’Europa. È inoltre il terzo cantone più esteso della Confederazione, delimitato dalle Alpi Bernesi a nord e dalle Alpi Pennine a sud.
Confinando a sud e a est con l’Italia e a ovest con la Francia, il Vallese rappresenta un punto di incontro tra culture diverse, dove l’influenza latina e quella germanica convivono armoniosamente.
Come anticipato, il fiume Rodano attraversa l’intero cantone, creando un’ampia valle attorno alla quale sorgono paesini, villaggi e (in un certo senso sorprendentemente) vigneti. Tra le destinazioni più iconiche spicca Zermatt, incastonata ai piedi del Cervino, una meta imperdibile per chi ama la montagna.
Il Canton Vallese è anche una delle regioni più amate da chi sceglie di esplorare la Svizzera in bicicletta, grazie alla qualità delle sue infrastrutture cicloturistiche, alla varietà dei percorsi e alle possibilità turistiche collegate, che spaziano dai semplici tour di poche ore alle tranquille gite lungo il Rodano, fino ai trail tecnici che si inerpicano fino alle alte quote.
Tour del Canton Vallese: 5 percorsi da non perdere
Pedalare nel Canton Vallese significa vivere la montagna da prospettive sempre diverse. Ogni itinerario in bici racconta una sfaccettatura ben distinta della regione: le valli vinicole, i borghi medievali, le cime innevate e i laghi alpini.
Uno dei percorsi più suggestivi è il Chemin du Vignoble, che collega Martigny a Leuk attraversando il versante meridionale della valle del Rodano. Il tracciato, adatto sia alla bici gravel che alla mountain bike, si snoda tra vigne terrazzate, villaggi storici e borghi pittoreschi come Saillon, famoso per la sua fortezza e per la “vigneto più piccola del mondo” (1,67 metri quadri di superficie registrati come vigneto nell’ufficio catastale del comune). Lungo il percorso si incontrano numerose altre località, nelle quali i cicloturisti possono scoprire tradizioni enologiche radicate mentre degustano i rinomati vini locali. L’arrivo a Sion, capitale del Vallese, è la ciliegina sulla torta di questo percorso: le antiche mura, la Rue des Châteaux e le vie della città vecchia fanno da sfondo a una conclusione ideale per un itinerario immerso nella cultura alpina.
Per chi preferisce un’esperienza più tecnica, il percorso da Saas-Grund a Kreuzboden è un tour in bici circolare che regala panorami d’alta adrenalinici. Dopo una lunga salita tra pini secolari (anche con più di 400 anni) che abbracciano la montagna, si raggiunge il lago di Kreuzboden, da cui si apre una vista straordinaria sulla valle di Saas. Da qui, una discesa spettacolare lungo il Trift Flowtrail e il Furwald Singletrail riporta a valle, attraversando boschi di larici, salti e tratti sassosi.
Chi cerca un’avventura più estesa può intraprendere il St.-Gotthard-vier-Pässe-Bike, un tour in bici di 120 chilometri che unisce quattro cantoni svizzeri (Vallese, Uri, Grigioni e Ticino) passando per altrettanti valichi alpini: Novena, Furka, Oberalp e Lucomagno. Questo itinerario fa dialogare paesaggi molto diversi, offrendo un’esperienza completa della Svizzera in bicicletta.
Un’altra esperienza imperdibile e percorribile con una bici gravel è il percorso “Attraverso i vigneti”, che si sviluppa per 82 chilometri lungo il versante settentrionale della valle principale. Martigny e Leuk fanno da capi estremi a un itinerario che unisce sport, natura e cultura del vino. Si pedala tra terrazze vitate, piccoli villaggi e antichi siti rurali, con la possibilità di fermarsi per una degustazione: queste caratteristiche rendono il percorso “Attraverso i vigneti” l’ideale per scoprire come la viticoltura abbia modellato il paesaggio del Vallese nel corso dei secoli.
Infine, per chi desidera un’esperienza impegnativa ma altamente scenografica, pensata per chi ama pedalare con una mountain bike, l’itinerario Visp-Zermatt Bike collega la valle del Rodano alla celebre località ai piedi del Cervino. Il percorso segue antiche mulattiere, attraversa ponti storici e boschi di conifere, fino a raggiungere il punto panoramico da cui si scorge per la prima volta la sagoma del Cervino. È una salita fisicamente intensa, ma la ricompensa è un panorama che sintetizza l’essenza stessa del Canton Vallese: natura, cultura e tradizione.
Il tuo itinerario in bici del Canton Vallese con Gaudens Cycling
Scegliere il Canton Vallese come meta per un viaggio in bicicletta significa immergersi nel cuore della Svizzera ciclabile, dove ogni curva rivela un paesaggio diverso.
Gaudens Cycling ti accompagnerà nella scoperta di questi (e altri) percorsi, offrendoti una consulenza personalizzata per pianificare i tuoi itinerari su misura. Ogni nostra proposta tiene conto del livello di esperienza, del tempo a disposizione e del tipo di bicicletta utilizzata, che si tratti di una bici da strada, una gravel o una mountain bike.
Contattaci oggi stesso e inizia a prepararti per il tuo tour in bicicletta nel Canton Vallese!
Percorsi e itinerari per vivere la Lombardia in bici
Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Friuli Venezia-Giulia, Piemonte, Marche… negli approfondimenti dedicati ai tour in bici nell’Italia più bella abbiamo fatto da guide cicloturistiche alla scoperta di tantissimi percorsi.
Con questo nuovo approfondimento continuiamo il nostro viaggio; la nostra meta: la Lombardia e i suoi itinerari in bici più interessanti. Dalle semplici passeggiate in bicicletta a gite fuoriporta, fino ai percorsi cicloturistici più intensi, la regione offre tante possibilità diverse: scopriamole tutte.
Perché visitare la Lombardia in bicicletta
Come tutte le altre regioni italiane, anche la Lombardia si caratterizza per un mix estremamente interessante di borghi antichi, paesaggi panoramici, e (grazie in particolare a Milano) città in continua espansione.
In questo contesto il cicloturismo rappresenta un’attività alla portata di tutti, oltre a essere un’interessante alternativa green al turismo convenzionale. In più, le infrastrutture dedicate ai cicloturisti sono in costante crescita: piste ciclabili segnalate, punti di ristoro bike-friendly, servizi di noleggio e assistenza tecnica contribuiscono a rendere piacevole ogni giro in bici nelle province lombarde.
Un altro punto di forza è la varietà di itinerari disponibili: come vedremo nelle prossime righe, i percorsi in bici sono moltissimi e modulabili secondo le esigenze, spesso collegati tra loro da tratti ferroviari che permettono di combinare treno e bicicletta per un’esperienza ancora più accessibile.
Percorsi in bici da non perdere nelle province della Lombardia
1. Percorsi in bici a Brescia
La provincia di Brescia è una delle mete più affascinanti per chi ama esplorare la Lombardia in bici, grazie a una rete di percorsi che spaziano dalle pianure ai laghi, fino alle valli alpine. Tra le tappe imperdibili c’è la ciclabile Brescia-Paratico, che attraversa i vigneti della Franciacorta e conduce al Lago d’Iseo, dove si può proseguire lungo gli anelli naturalistici della Riserva delle Torbiere del Sebino.
Sul Lago di Garda, il tratto sospeso a 50 metri dall’acqua tra Limone e Riva del Garda (noto come Cycle Trail of Dreams) regala uno dei panorami ciclabili più spettacolari d’Europa.
Gli amanti delle lunghe distanze percorse in tranquillità possono scegliere la Ciclovia dell’Oglio o la tratta Brescia-Verona, mentre chi cerca avventure più sportive i tratti gravel verso il Passo Crocedomini o Tremalzo offrono sfide tecniche coronate da viste mozzafiato. Imperdibile è anche la Greenway delle Valli Resilienti, una rete ciclabile che attraversa le valli Trompia e Sabbia, adatta a cicloturisti di ogni livello.
Infine, la nuova Via delle Sorelle collega Brescia a Bergamo con un suggestivo trail gravel di 130 km tra colline e borghi storici.
2. Percorsi in bici a Milano
Milano e la sua provincia rappresentano un altro punto di partenza molto interessante per chi cerca un’avventura cicloturistica particolare.
La ciclabile lungo il Naviglio della Martesana è sicuramente uno dei percorsi più amati: parte dal cuore della città e, costeggiando il famoso corso d’acqua, conduce fino a Trezzo sull’Adda; nei 30 km di percorso sarà possibile fare tappa nei comuni di Cologno Monzese, Vimodrone, Cernusco sul Naviglio, Cassina dei Pecchi, Bussero, Gorgonzola, Gessate, Inzago e Cassano d’Adda.
Non meno affascinante è l’itinerario che segue il Naviglio Grande fino a Magenta: un itinerario in bici punteggiato da cascine, mulini e castelli viscontei. Gli amanti del verde troveranno poi nel Parco di Monza e nella ciclabile del Canale Villoresi un’oasi perfetta per pedalare immersi nella natura, mentre le strade che attraversano le risaie a sud di Milano regalano scenari rurali autentici, quasi persi nel tempo.
Per chi cerca percorsi più lunghi, l’anello che collega Milano e Pavia passando per i tre Navigli o il tracciato che unisce l’Idroscalo al Canale della Muzza offrono esperienze più dinamiche.
Infine, partendo da Milano è possibile vivere itinerari dal forte valore culturale; tra questi spicca il Sentiero di Leonardo: un percorso ciclopedonale, parte della Via del Viandante, che costeggia le rive del fiume Adda e collega Lecco a Milano, in gran parte pianeggiante o con un dislivello leggero (su fondo prevalentemente asfaltato o poco disconnesso).
3. Percorsi in bici a Como
Como e la sua provincia sono una meta ideale per gli amanti del cicloturismo, grazie a percorsi che spaziano da brevi passeggiate panoramiche a itinerari più impegnativi.
Per cominciare, la ciclabile che va da Como a Cernobbio (lunga 3,4 chilometri) è perfetta per una pedalata rilassante lungo il lago, mentre il sentiero di Cardina (a pochi passi dal centro) offre un’immersione totale nei boschi vicini città, con tratti sterrati e salite impegnative ideali per MTB e gravel.
Per i ciclisti più allenati, il giro completo del Lago di Como (173 km per circa 6 ore e mezzo di pedalata) regala un’esperienza unica tra i borghi, le ville e i panorami mozzafiato che il territorio ha da offrire, mentre il percorso da Menaggio a Sorico (25 km di itinerario in bici) rappresenta un’alternativa più accessibile ma altrettanto affascinante lungo la sponda nord-occidentale del lago.
Infine, chi desidera un’avventura cicloturistica di più giorni può percorrere la Ciclovia dei Laghi, un itinerario di circa 270 km che collega diversi bacini lombardi (Lago di Como incluso), in un viaggio che unisce paesaggi, natura, storia e cultura.
4. Percorsi in bici a Bergamo
La provincia di Bergamo offre una varietà di percorsi ciclabili che soddisfano ogni tipo di cicloturista, dal principiante al più esperto. Tra le tappe imperdibili spicca la Ciclovia della Valle Seriana, che si estende per circa 30 chilometri da Bergamo a Clusone, con tratti adatti sia a famiglie che a ciclisti allenati.
Di grande fascino anche la Ciclovia della Val Brembana, tracciata lungo l’ex ferrovia che va da Zogno a Piazza Brembana, che regala scorci su luoghi simbolo come San Pellegrino Terme e Cornello del Tasso (quest’ultimo presente nel circuito dei Borghi più belli d’Italia).
Per chi cerca un'esperienza più culturale, la Ciclovia dei Castelli Bergamaschi è la scelta perfetta: questa, partendo dalla stazione di Treviglio, attraversa la pianura toccando antichi castelli (altrimenti non si spiegherebbe il nome!) e interessanti borghi storici, per poi chiudersi dopo 36 chilometri al Castello di Grumello al Monte.
Gli amanti della natura e della mountain bike, invece, troveranno nell’altopiano di Bossico oltre 50 km di sentieri segnalati, con viste panoramiche e possibilità di sosta in agriturismi locali.
Il tuo tour lombardo in bici con Gaudens Cycling
Per chi desidera vivere un’esperienza organizzata, personalizzata e senza pensieri, Gaudens Cycling è la soluzione perfetta: grazie a esperienza, conoscenze tecniche e passione per il mondo del cicloturismo, ti accompagneremo nella scelta (e nella creazione) dell’itinerario in bici che più si adatta alle tue esigenze.
In più, avrai a disposizione una serie di servizi che ti accompagneranno lungo la tua nuova avventura: oltre alla pianificazione del tour in bicicletta, infatti, offriamo supporto tecnico completo durante il viaggio e gestiamo le prenotazioni nelle strutture alberghiere.Contattaci ora per maggiori informazioni!










