Giro delle Fiandre: il pavé ti chiama, e noi stiamo già rispondendo
Muri brevi, pietre storte, vento di traverso. Perché la Ronde è la classica che ogni ciclista vuole pedalare almeno una volta.
Ci sono salite che si misurano in chilometri e altre che si misurano in secondi. Il Veleta, da cui siamo appena tornati, appartiene alla prima famiglia: oltre 40 chilometri di pazienza, quota e respiro. Le Fiandre stanno all'estremo opposto. Qui una salita può durare meno di un minuto e lasciarti comunque senza fiato, con le mani che vibrano sul manubrio e le ruote che cercano una pietra meno storta delle altre.
È per questo che il Giro delle Fiandre, la Ronde van Vlaanderen, non assomiglia a nessun'altra corsa. E non assomiglia a nessun altro viaggio in bici.

Una corsa che è un rito nazionale
Dal 1913 la Ronde attraversa la regione che l'ha inventata, ed è difficile spiegare a chi non c'è mai stato cosa significhi per i fiamminghi. Non è soltanto una classica monumento: è una domenica di primavera in cui intere famiglie si piazzano a bordo strada dalla mattina, le bandiere gialle con il leone nero sventolano a ogni curva, e i corridori passano così vicini che si sente il rumore delle catene.
Anche l'Italia ha scritto pagine importanti in questa storia. Fiorenzo Magni, il "Leone delle Fiandre", è ancora oggi l'unico ad averla vinta per tre edizioni consecutive, dal 1949 al 1951. E il presente parla di numeri che fanno impressione: con il successo del 2026, Tadej Pogačar ha conquistato la sua terza Ronde, eguagliando il record di vittorie della corsa.
I muri: pochi metri, tutta la fatica
Risparmiare è la ragione più ovvia. Ma quella più interessante è un'altra: il risparmio ti rende libero di osare.
Il cuore delle Fiandre sono i muri, gli hellingen: strappi brevi, spesso in pavé, che nel finale di gara arrivano uno dopo l'altro senza lasciare il tempo di recuperare. Tre nomi bastano a far venire i brividi a chiunque abbia mai guardato la corsa in televisione.
Oude Kwaremont
- 2,2 km lunghezza
- 4% media
- 11% max
Sulla carta il più gentile. Sul pavé, quello che non finisce mai: qui la differenza la fanno il ritmo e l'agilità, non la forza bruta.
Paterberg
- 360 m lunghezza
- 12,9% media
- 20%+ max
Fino agli anni Ottanta una strada per trattori: fu un agricoltore a volerla in pietra invece che in asfalto. Oggi è l'ultimo muro prima del traguardo.
Koppenberg
- 600 m lunghezza
- 11,6% media
- 22% max
Carreggiata stretta, pavé che con l'umidità diventa ghiaccio. Al debutto, nel 1976, nemmeno Eddy Merckx riuscì a restare in sella.
Il bello è che queste strade non sono chiuse in un museo. Sono lì, tra i campi e le fattorie delle Ardenne fiamminghe, e chiunque abbia un po' di gambe e molta curiosità può pedalarle.
Guardarla o pedalarla? Meglio tutte e due
C'è un momento preciso in cui il Giro delle Fiandre smette di essere una corsa da guardare e diventa un'esperienza da vivere: è quando affronti il primo tratto di pavé e capisci, nelle braccia prima ancora che nelle gambe, cosa vuol dire.
Da lì in poi, ogni passaggio dei professionisti in tv lo guardi con occhi diversi.

Per questo le Fiandre sono una delle destinazioni che più ci stanno a cuore. Ci siamo stati con i nostri gruppi, abbiamo pedalato quei muri, abbiamo visto la corsa passare dal bordo strada. E sappiamo che un viaggio così funziona solo se tutto il resto è organizzato al millimetro: trasferimenti, hotel, bici pronte, assistenza al seguito. Così a te restano soltanto il pavé e il vento.
Mercato usato eccellente: perché l'autunno è la stagione giusta per cambiare bici
C'è un momento dell'anno in cui i garage dei ciclisti si svuotano. Non per mancanza di passione: per eccesso. La stagione finisce, le gambe tirano il fiato e la testa è già altrove, sull'ultimo gruppo, sulle ruote che escono a gennaio, sul telaio che "quest'anno cambia tutto".
Il risultato è un mercato dell'usato che da ottobre a primavera si riempie di materiale che di usato ha pochissimo: bici con qualche uscita in più del necessario, ruote montate a marzo e smontate a settembre, caschi, scarpe e componenti ancora lucidi. Chi sa guardare, porta a casa roba eccellente. Vediamo perché succede e come approfittarne senza farsi male.
Perché a fine stagione il mercato si riempie
1. Gli amatori fanatici e l'attesa delle novità
Il ciclista appassionato ha un rapporto particolare con il proprio materiale: lo cura, lo lava, lo aggiorna. E proprio per questo non resiste al richiamo del modello nuovo. A fine stagione, mentre aspetta le novità, mette in vendita ciò che ha: bici, ruote, gruppi, caschi, computer da bici. Spesso quasi nuovi, perché chi cambia ogni stagione di norma non ha il tempo di consumare nulla.
2. Le fiere di settore: la pausa invernale è la vetrina
Le novità non arrivano a caso. Si presentano quando le gambe sono ferme e il portafoglio è ancora raggiungibile. Il calendario fieristico fa da detonatore: la francese Roc d'Azur a ottobre, l'EICMA di Milano a novembre, la belga Velofollies a gennaio. Tre appuntamenti, tre mesi, un solo effetto: chi li segue sa che il modello che ha in garage sta per diventare "quello dell'anno scorso". E decide di venderlo prima che il confronto con il nuovo gli faccia perdere altro valore.
3. Le flotte dei team a fine stagione
C'è poi un canale meno noto agli occasionali: le squadre. A fine stagione molti team mettono in vendita la propria flotta di bici, in attesa di acquistare dai fornitori o di ricevere dagli sponsor i mezzi della stagione successiva. Sono bici usate sul serio, ma anche mantenute da meccanici professionisti. Con un'avvertenza che vale la pena dire subito: le misure sono quelle di chi le ha usate, e i chilometri sono quelli di una stagione di corsa. Si guardano con attenzione, non con entusiasmo cieco.
Il vantaggio non è (solo) il prezzo
Risparmiare è la ragione più ovvia. Ma quella più interessante è un'altra: il risparmio ti rende libero di osare.
Quando una bici costa meno, il rischio di sbagliare scende. Puoi provare una marca che non hai mai guidato, una geometria diversa dalla solita, un telaio in un materiale che non hai mai provato, un manubrio più stretto, ruote con un profilo diverso. Un telaio nuovo ti chiede di sposarti. Un usato eccellente ti permette di frequentarlo per qualche mese, con la possibilità di rivenderlo se il feeling non scatta. Spesso è così che si scoprono le bici che ci piacciono davvero, non quelle che avevamo deciso di amare guardando una foto.
C'è poi un secondo vantaggio, meno ovvio: un modello uscito da una o due stagioni è un modello ampiamente recensito. Test lunghi, confronti, difetti noti, trucchi di regolazione, compatibilità dei componenti: tutto già scritto. Compri sapendo cosa compri. Con il nuovo, i primi acquirenti sono anche i collaudatori.
L'acquirente intelligente non ha la fissa dell'ultimo modello
Per tutti questi motivi, ogni autunno molti ciclisti scelgono di guardarsi attorno. Non sono quelli che rinunciano alla qualità: sono quelli che hanno capito che tra il modello dell'anno e quello precedente, per la quasi totalità degli amatori, la differenza non si misura in watt ma in comunicazione. E portano a casa materiale eccellente, in buone condizioni, già recensito, a una cifra con cui spesso si resta nella stessa categoria, o si sale.
Come si compra bene: la checklist
L'usato eccellente esiste, ma non è tutto usato eccellente. Prima di pagare:
- Storia del mezzo. Chiedi di quante stagioni, quanti chilometri, che tipo di uso (strada, gara, rulli, trasporto). Un venditore appassionato risponde volentieri, uno che svicola ti ha già risposto.
- Telaio e forcella. Se è carbonio, controlla con cura attorno a movimento centrale, serie sterzo, attacchi dei foderi e zone di appoggio. Fessure, ammaccature, segni di caduta: se hai dubbi, fallo vedere a un meccanico.
- Trasmissione e freni. Catena, cassetta e corone raccontano la vita della bici meglio di qualsiasi annuncio. Anche i dischi e le pastiglie. Un set da rifare è una voce di spesa da sottrarre al prezzo.
- Taglia e geometria. Il vantaggio dell'usato svanisce se la bici non è della tua misura. Confronta le geometrie, non solo la sigla della taglia.
- Documenti. Fattura o ricevuta, numero di telaio, eventuale garanzia residua. Diffida di chi non ha nulla di tutto questo.
- Prova. Se puoi, pedala. Dieci minuti dicono più di dieci recensioni.
Se ti interessa la manutenzione della bici dopo l'acquisto, qui trovi come pulire e lubrificare la catena.
Dall'usato alla strada: l'inverno è il momento di pianificare
La bici nuova (a te) ha poco senso se resta in garage. E questo è il momento giusto per decidere dove portarla: l'inverno si costruisce adesso, e lo stesso vale per il calendario di viaggio. Allenarsi in autunno significa arrivare in forma ai tour di primavera; scegliere ora la meta significa avere il tempo di prepararsi davvero.
Una bici scoperta a ottobre e provata sulle salite giuste vale più di mille recensioni. Con un tour Gaudens il collaudo lo fai su percorsi veri, con il nostro team tecnico che viaggia insieme a te, la pianificazione tappa dopo tappa e i pernottamenti già selezionati. Se la bici ha qualcosa da dire, lo dice su una salita da 1.000 metri di dislivello, non in un parcheggio.
Vuoi partire dai percorsi iconici degli Specialissimi o dare un'occhiata agli itinerari? Oppure ci racconti il viaggio che hai in mente e lo costruiamo su misura, anche per un gruppo di amici.
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