Ciclismo per tutte le età: lo sport che ti accompagna una vita intera

C'è una scena che chiunque abbia pedalato su una salita alpina conosce bene. Sei lì, a metà di un tornante, il respiro corto e le gambe che protestano. E vieni superato, con un saluto cordiale, da un signore con i capelli bianchi e una pedalata rotonda come un metronomo. Nessuna fretta, nessuno sforzo apparente. Solo anni di chilometri nelle gambe.

Non è un'eccezione. È una delle verità più belle del ciclismo: è uno dei pochissimi sport che non ti chiede di smettere.

Uno sport senza data di scadenza

Esistono pochi sport che si possono praticare con continuità dai vent'anni fino all'età avanzata. Il nuoto è uno di questi. Il ciclismo è l'altro grande protagonista di questa categoria ristretta.

L'esempio più citato è quello di Robert Marchand, ciclista amatore francese che nel 2017, a 105 anni, ha percorso 22,5 chilometri in un'ora sulla pista del velodromo di Saint-Quentin-en-Yvelines. Un caso estremo, certo. Ma racconta qualcosa di vero: la bicicletta non fissa un limite anagrafico. Lo fissano, semmai, la salute e la voglia.

E la voglia, a chi pedala da una vita, raramente manca.

Dolce con il corpo: perché la bici non presenta il conto

Il segreto della longevità ciclistica sta tutto nel gesto. La pedalata è un movimento circolare, fluido, continuo. Il peso del corpo è sostenuto dalla sella, e le articolazioni lavorano senza subire impatti.

Il confronto con la corsa è istruttivo. Quando corri, a ogni appoggio il corpo assorbe una forza pari a due o tre volte il proprio peso. Moltiplicata per migliaia di passi, questa sollecitazione ripetuta genera nel tempo microtraumi a caviglie, ginocchia, anche e schiena. È il motivo per cui molti runner, superata una certa età, sono costretti a ridurre i chilometri o a cambiare disciplina.

Poi ci sono gli sport di contatto, dove il rischio di infortunio è parte del gioco. Calcio, basket, rugby, arti marziali: sport straordinari, ma che con gli anni diventano sempre più difficili da sostenere.

Il ciclismo non ha nulla di tutto questo. Nessun impatto al suolo, nessun contrasto, nessun colpo. Solo un movimento che, se la bici è regolata bene, il corpo può ripetere per ore senza pagarne il prezzo il giorno dopo. Per questo è spesso consigliato anche a chi ha articolazioni già provate o sta riprendendo l'attività dopo un periodo di stop.

Fateci caso: chi fa un qualsiasi sport dove è prevista la corsa ogni tanto pedala (anche se magari solo con una spin bike e magari indoor) o fa nuoto in piscina, anche se magari solo per rieducazione funzionale o ginnastica riabilitativa dopo un infortunio. Mentre chi va in bici non ha nella corsa a piedi uno degli elementi di allenamento, tantomeno in fase riabilitativa: perché ha già quanto gli serve, altrettanto efficace e senza traumi. Addirittura, molte importanti squadre di rugby, di club o nazionali, posizionano delle spin-bike a bordo campo durante le partite per il riscaldamento di chi resta in panchina, sia per mantenersi pronti sia per procedere velocemente in caso di ingresso in campo a partita in corso.
Non è un caso.

Gli ultimi a scendere dalla sella

Basta guardarsi intorno. In un gruppo di amici che negli anni ha fatto sport insieme, chi è che continua ad allenarsi quando gli altri hanno appeso le scarpette al chiodo? Molto spesso è il ciclista.

Il calciatore della domenica smette per le ginocchia. Il tennista per la spalla. Il runner per il tendine d'Achille. Il ciclista, intanto, continua a uscire il sabato mattina con il suo gruppo, magari con qualche chilometro in meno e qualche caffè in più alla sosta.

Non è una questione di talento o di genetica. È che la bicicletta permette di adattare lo sforzo al proprio fisico, anno dopo anno, senza dover rinunciare.

Gli ultimi a scendere dalla sella

Ed ecco il vero pregio del ciclismo, quello che lo distingue da quasi ogni altra disciplina: fuori dall'agonismo, non esiste un ritmo obbligato.

In una partita di calcio devi correre quando corre la palla. In una gara podistica il cronometro non perdona. In bicicletta, invece, sei tu a decidere. Puoi affrontare una salita a tutta, cercando il record personale su Strava. Oppure puoi salire in agilità, con un rapporto leggero, conversando con chi pedala al tuo fianco e godendoti il panorama che si apre tornante dopo tornante.

Entrambe le scelte sono legittime. Ed entrambe ti portano in cima.

Chi pedala da tempo lo sa: la vera maturità ciclistica non si misura in watt, ma nella capacità di ascoltarsi. Di capire quando spingere e quando lasciar correre. La souplesse, quella pedalata fluida ed efficiente che i francesi hanno trasformato quasi in una filosofia, è spesso una conquista degli anni, non della giovinezza.

Anche la tecnica aiuta. Le bici moderne offrono rapporti molto agili, pensati proprio per affrontare pendenze impegnative senza andare fuori giri. Scalare un passo alpino non richiede più gambe da professionista: richiede la giusta combinazione di rapporti, di ritmo e di pazienza.

Nessuno ti chiede di arrivare allo sfinimento. Il ciclismo amatoriale è, prima di tutto, un piacere.

Tre accortezze per pedalare a lungo

Pedalare per tutta la vita è possibile, ma richiede un po' di intelligenza. Ecco tre consigli che vale la pena seguire, a qualunque età.

  1. La visita medico-sportiva non è una formalità. Soprattutto dopo i quarant'anni, un controllo cardiologico con elettrocardiogramma sotto sforzo è il modo più semplice per pedalare sereni. Conoscere il proprio cuore permette anche di allenarsi meglio.
  2. Una bici regolata su di te. Una posizione sbagliata in sella è la prima causa di fastidi a ginocchia, schiena e collo. Un bike fitting professionale, o almeno una regolazione accurata di altezza sella, arretramento e manubrio, fa la differenza tra un'uscita piacevole e una che ti ricordi per il mal di schiena.
  3. Non solo bici. Proprio perché non prevede impatti, il ciclismo sollecita poco le ossa. Per mantenere una buona densità ossea con il passare degli anni, è utile affiancare alla bici un po' di allenamento di forza o attività con carico, come camminate e lavoro in palestra. Il tuo medico o un preparatore sapranno indicarti il giusto equilibrio.

Tre piccoli investimenti che si ripagano in anni di chilometri in più.

Il percorso dei sogni, al tuo ritmo: i tour su misura di Gaudens

Ogni ciclista ha una salita che sogna. Il Tourmalet, lo Stelvio, i muri delle Fiandre, il Pico del Veleta. Ma tra il sogno e la realtà, a volte, si mettono dei dubbi. Ce la farò? Il gruppo andrà troppo forte? E se una tappa fosse troppo lunga per me?

È proprio per rispondere a queste domande che Gaudens Cycling organizza tour tailor made, costruiti intorno alle esigenze e alle possibilità di chi partecipa.

Non partiamo da un pacchetto da riempire. Partiamo da te: dalla tua esperienza, dalla tua preparazione, da quanto vuoi pedalare ogni giorno e da cosa vuoi vedere. Su questa base calibriamo il chilometraggio delle tappe, il dislivello, i tempi di recupero e le soste. Se la giornata prevede una salita impegnativa, possiamo prevedere varianti più brevi per chi preferisce risparmiare le energie, senza rinunciare all'arrivo in cima.

E durante il viaggio, non sei mai solo. Il van di supporto segue il percorso con meccanico, ricambi e bagagli. Se la stanchezza si fa sentire, o se una giornata non è quella giusta, c'è sempre una soluzione. Nessuna ansia di restare indietro, nessuna paura di non farcela.

I nostri tour su misura sono pensati anche per piccoli gruppi di amici, quattro o cinque persone con livelli diversi che vogliono vivere la stessa avventura. Chi è più allenato può allungare il percorso, chi preferisce un ritmo tranquillo può godersi la strada con calma. E la sera, tutti allo stesso tavolo, a raccontarsi la giornata davanti a un buon bicchiere di vino.

Perché alla fine, dopo tanti anni in sella, si capisce una cosa semplice: nessuno si ricorda la velocità media. Tutti si ricordano la cima, la strada e le persone con cui l'hanno condivisa.

La strada ti aspetta. Al tuo passo

Che tu abbia trenta o settant'anni, che pedali da sempre o che ti sia avvicinato alla bici da poco, c'è un viaggio che fa per te. Serve solo costruirlo nel modo giusto.

Raccontaci la tua salita dei sogni. Al resto pensiamo noi.

Scopri i tour su misura      Scrivici, ti raccontiamo tutto


immagine dall'edizione 2024 della fiera del cicloturismo

La Fiera del Cicloturismo arriva a Padova: tutti i numeri e le novità dell'evento

Tra un mese circa, Padova diventerà il punto nevralgico del cicloturismo: la città ospiterà infatti la quinta edizione della Fiera del Cicloturismo, tre giorni in cui operatori del settore, appassionati e famiglie si troveranno sotto lo stesso tetto per parlare di viaggi su due ruote, destinazioni, itinerari e molto altro.

Un evento che cresce di edizione in edizione (nei numeri e nella platea) e che punta questa volta a rafforzare la propria dimensione internazionale: scopriamo di più nelle prossime righe.

La Fiera del Cicloturismo

Dal 27 al 29 marzo 2026, Padova ospiterà la quinta edizione della Fiera del Cicloturismo, l'appuntamento italiano di riferimento per chi lavora, viaggia o semplicemente si muove nel mondo della bicicletta. La location scelta è il Padova Hall, una struttura espositiva adatta a contenere un evento che, edizione dopo edizione, ha ampliato la propria portata ben oltre i confini regionali.

Organizzata da Bikenomist, la fiera del cicloturismo è oggi la principale manifestazione italiana dedicata in modo esclusivo al turismo in bicicletta. Questo significa che l'intera proposta espositiva (dalle destinazioni agli operatori, dai produttori di componenti ai fornitori di accessori) ruota attorno a un unico tema: spostarsi, esplorare e viaggiare su due ruote.

L'evento si rivolge a un pubblico molto ampio: oltre agli addetti ai lavori come tour operator e professionisti del settore, la fiera del cicloturismo 2026 intende aprire le porte a famiglie, sportivi e a tutti coloro che cercano idee concrete per organizzare un viaggio in bici, sia in Italia che all'estero. Chi vuole pianificare un itinerario lungo le ciclovie europee, chi cerca un operatore specializzato per un tour assistito o chi è semplicemente curioso di capire come funziona il cicloturismo come forma di vacanza: la fiera si propone come punto di incontro perfetto, in un contesto dove domanda e offerta si trovano nello stesso spazio fisico.

L'orientamento internazionale è uno degli elementi che caratterizzano l'edizione 2026, dato che l’obiettivo dichiarato degli organizzatori è quello di far uscire il settore dai confini nazionali, offrendo agli operatori italiani l'occasione di confrontarsi con realtà straniere e di costruire relazioni commerciali con partner europei ed extraeuropei.

I numeri della fiera

I dati dell'ultima edizione danno la misura di quanto la fiera dedicata al cicloturismo sia cresciuta in poco tempo. L'edizione precedente ha registrato la partecipazione di 250 operatori provenienti da tutta Italia e dall'estero, con un incremento del 50% rispetto all'anno precedente. Sul fronte del pubblico, i visitatori hanno superato quota 22 mila, segnando un +30% rispetto al 2024.

Sono numeri che raccontano un interesse in espansione, sia da parte di chi il cicloturismo lo “vende” (agenzie, destinazioni, produttori) sia da parte di chi lo pratica o vorrebbe iniziare a farlo.

Da una parte, il sempre maggior numero degli operatori presenti indica che la fiera è diventata un appuntamento utile per chi opera nel settore, un'occasione concreta per incontrare clienti, distributori e partner.

L'aumento dei visitatori, invece, riflette una domanda crescente di informazioni, ispirazione e proposte; chi partecipa alla fiera del cicloturismo di Padova arriva con l'idea di tornare a casa con qualcosa in mano, che sia il contatto di un tour operator, l'itinerario di un viaggio o la scoperta di un prodotto specifico (abbigliamento, equipaggiamento e altro) per la bici da viaggio.

Anche la scelta di Padova come sede è, per così dire, pensata: con 195 chilometri di percorsi percorribili in bicicletta all'interno dei suoi confini, Padova detiene il primato italiano per rapporto tra piste ciclabili e superficie comunale; un dato che posiziona la città come uno dei contesti più coerenti in cui organizzare una fiera dedicata al cicloturismo.

Scopri di più sulla Fiera del Cicloturismo

Per chi vuole approfondire il programma, conoscere gli espositori o pianificare la propria visita, tutte le informazioni sull'edizione 2026 sono disponibili sul sito ufficiale della manifestazione.

Se però sai già di volere vivere una nuova, entusiasmante e originale esperienza cicloturistica, noi di Gaudens Cycling siamo qui: ti aiuteremo a scegliere il l’itinerario in bici (e i servizi) più adatto alle tue esigenze.Contattaci per maggiori informazioni!


foto di cicloturisti in viaggio lungo il loro itinerario in bici

Il cicloturismo in Italia: i dati del settore e le opportunità future

In Italia il cicloturismo ha assunto un peso crescente all’interno del mercato turistico complessivo, come confermato dai dati contenuti nel rapporto “Viaggiare con la bici 2025”, realizzato da ISNART e Legambiente.

Il documento restituisce un quadro aggiornato sullo stato del cicloturismo nel Paese, analizzandone dimensioni, profilo dei viaggiatori, ricadute economiche e ruolo delle infrastrutture ciclabili nei trend dell’anno appena iniziato.

Il report "Viaggiare con la bici 2025"

Il report “Viaggiare con la bici 2025” si basa sulle rilevazioni dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio e su specifici sovra-campionamenti regionali. Nel corso del 2024 sono state effettuate oltre 30 mila interviste a turisti italiani e stranieri in soggiorno in Italia per almeno due notti; all’interno di questo campione, circa 2800 persone hanno indicato l’uso della bicicletta come principale motivazione della vacanza. A questi dati si aggiungono 2450 interviste condotte lungo dieci ciclovie distribuite in altrettante regioni, con l’obiettivo di approfondire il comportamento dei cicloturisti direttamente sul territorio.

La metodologia applicata nella raccolta dei dati ha consentito di osservare il fenomeno sia a livello nazionale sia attraverso casi studio locali, mettendo in relazione la domanda turistica con la qualità dell’offerta, i servizi disponibili e il contesto territoriale; il risultato è una fotografia articolata del cicloturismo in Italia, utile per comprendere come questa pratica si stia non solo consolidando, ma anche diversificando.

I numeri del cicloturismo in Italia: trend, presenze e impatto economico

Nel 2024 le presenze cicloturistiche stimate hanno raggiunto quota 89 milioni, superando il 10% del totale delle presenze turistiche registrate in Italia tra strutture ricettive e abitazioni private. Il confronto con l’anno precedente evidenzia un incremento marcato, a conferma di un trend che negli ultimi anni ha visto la domanda legata al turismo in bicicletta ampliarsi in modo costante.

L’impatto economico segue la stessa traiettoria, con la spesa complessiva generata dai viaggiatori su due ruote nel 2024 è stata pari a circa 9,8 miliardi di euro (sono considerate le spese sostenute sul territorio, mentre vengono esclusi i costi di viaggio). Si tratta di un aumento rilevante rispetto al 2023, che segnala come il cicloturismo sia un segmento capace di produrre valore economico per le destinazioni; allo stesso tempo, la spesa media giornaliera rimane stabile per i turisti italiani, mentre cresce per quelli stranieri, soprattutto per quanto riguarda ristorazione, prodotti tipici e attività culturali.

Chi sono i cicloturisti italiani e come viaggiano

L’analisi del profilo dei cicloturisti in Italia restituisce caratteristiche piuttosto definite:

la maggioranza dei viaggiatori è di sesso maschile (70% del campione), anche se la componente femminile risulta in aumento rispetto alle rilevazioni precedenti;

circa la metà dei cicloturisti ha un’età compresa tra i 30 e i 44 anni (millennial);

dal punto di vista socio-economico, oltre il 50% dichiara una condizione medio-alta o alta, elemento che contribuisce a spiegare la capacità di spesa associata a questo segmento;

i cicloturisti viaggiano in coppia nel 37,5% dei casi, in solitaria nel 31,3% e con amici nel 27,5%, prevalentemente per brevi soggiorni di uno o tre giorni (64,7%) a vacanze leggermente più lunghe, fino a sei notti (29,3%);

le strutture alberghiere, in particolare quelle di categoria media, rappresentano la principale soluzione di alloggio (53,1%), seguite dai bed and breakfast (19,5%) e dall’ospitalità presso amici o parenti (14,8%);

durante il soggiorno, l’attività ciclistica si affianca spesso a visite di borghi (31,4%) e centri storici (29%), escursioni nella natura (89,1%%) e momenti dedicati alle attività sportive (31,5%).

Le ciclovie italiane tra infrastrutture, casi studio e opportunità future

Il rapporto analizza dieci itinerari cicloturistici distribuiti lungo l’intero territorio nazionale, evidenziando come la qualità della manutenzione, la chiarezza della segnaletica e il contesto paesaggistico siano fattori determinanti nella scelta del percorso. Le motivazioni principali che spingono a percorrere una ciclovia riguardano la possibilità di pedalare in sicurezza, la presenza di paesaggi naturali e la percezione di un ambiente poco affollato.

Accanto ai punti di forza emergono alcune criticità. I cicloturisti segnalano margini di miglioramento nella disponibilità di punti di ristoro, nei servizi di primo soccorso e nell’integrazione tra bicicletta e trasporti pubblici, in particolare ferroviari. La presenza di applicazioni dedicate e di informazioni aggiornate lungo i percorsi viene considerata un elemento sempre più rilevante per una fruizione efficace delle ciclovie.

I casi studio riportati nel documento mostrano come il cicloturismo possa fungere da leva per lo sviluppo economico locale, soprattutto in aree interne o meno interessate dai flussi turistici tradizionali: attività di noleggio, strutture ricettive specializzate e servizi dedicati ai viaggiatori in bicicletta contribuiscono a generare occupazione, a destagionalizzare l’offerta e ad ampliare il periodo di attrattività delle destinazioni.

Preparati per il tuo nuovo tour cicloturistico!

Nel complesso, i dati delineano quello cicloturistico come un settore in espansione, con un ruolo sempre più rilevante nel panorama del turismo italiano. Il consolidamento delle infrastrutture ciclabili, assieme al rafforzamento dei servizi, rappresentano elementi centrali per accompagnare questa crescita e rispondere alle esigenze di una domanda che appare ormai ben strutturata.

E, a questo punto, quale migliore occasione per pensare alla tua prossima avventura in bicicletta? In questo Gaudens Cycling può darti una mano: organizzeremo il tuo itinerario in bici nei minimi dettagli, dalle tappe da toccare alle strutture nelle quali riposare.

Contattaci oggi stesso per maggiori informazioni!


installazione che richiama la liegi bastogne liegi

Alla scoperta della Liegi-Bastogne-Liegi, una delle classiche monumento del ciclismo

In questo blog abbiamo già dedicato spazio alla Parigi-Roubaix, una delle cinque classiche monumento del ciclismo europeo.

Nelle prossime righe scopriremo la storia, il percorso e le caratteristiche di un’altra gara indimenticabile: la Liegi-Bastogne-Liegi, la più antica delle classiche tutt’oggi in calendario e, per questo motivo, soprannominata “la Decana”.

L'affascinante storia della Liegi-Bastogne-Liegi

La Liegi-Bastogne-Liegi fu ideata nel 1892 dal club locale Liège Cyclist Union. Le prime due edizioni (1892 e 1893) furono riservate a dilettanti; dal 1894 la corsa venne aperta ai professionisti, con alcune eccezioni negli anni successivi quando si alternarono edizioni dedicate ad amatori (edizioni del 1908, 1909 e 1911) o ciclisti indipendenti (edizioni del 1912, 1913, 1925 e 1929).

Nel corso del Novecento la manifestazione crebbe di importanza: a partire dal 1951 entrò nel calendario del Challenge Desgrange-Colombo, diventando così un appuntamento di rilievo nel panorama ciclistico internazionale. Negli ultimi decenni la gara ha fatto parte di differenti circuiti: dal 1989 al 2004 nel calendario della Coppa del Mondo, poi nel 2005-2007 all’interno dell’UCI ProTour, e dal 2009 definitivamente nel calendario mondiale UCI, fino all’ingresso nel World Tour.

Tra gli aneddoti che hanno segnato la Liegi-Bastogne-Liegi figura l’edizione del 1957, in cui i corridori Germain Derycke e Frans Schoubben furono dichiarati vincitori ex aequo per decisione della giuria.

Nel corso della sua storia la corsa è stata vinta più volte da alcune figure leggendarie: spiccano tra queste Eddy Merckx (con cinque successi tra il 1969 e il 1975), Moreno Argentin e Alejandro Valverde, ciascuno con quattro vittorie.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il legame storico con la comunità di emigrati italiani insediatisi nella zona di Liegi e dintorni: la corsa è per questo anche nota come “la corsa degli italiani”; in più, dodici successi sono riconducibili a corridori italiani, fattore che rende l’Italia il Paese con più vittorie nella competizione dopo il Belgio.

Nel tempo la Liegi-Bastogne-Liegi ha conservato il suo carattere autentico di classicissima selettiva, vera e propria sfida di resistenza, strategia e capacità in salita.

Il percorso della Liegi-Bastogne-Liegi

La gara si svolge su un tracciato variabile ma sempre attorno ai 250-260 chilometri: un percorso che unisce le città di Liège e Bastogne, attraversando le colline e le valli del massiccio delle Ardenne.

La corsa parte da Liège e prosegue verso sud per circa 95 chilometri fino a raggiungere Bastogne; da qui inizia il rientro verso nord con un tracciato diverso, più articolato, per circa 160-165 chilometri fino al traguardo.

La difficoltà del percorso è concentrata nella seconda metà di gara, dove si susseguono numerose salite (le cosiddette côtes) che rendono la corsa particolarmente impegnativa sotto il profilo fisico. Nell'edizione 2025, ad esempio, erano previste undici côtes, nove delle quali localizzate negli ultimi 100 chilometri.

Tra le salite più caratteristiche emergono la celebre Redoute (2 km, con pendenza media all'8,9% di pendenza), la Côte de la Roche-aux-Faucons, la Col du Rosier, e in passato anche la Côte de Saint-Nicolas nel finale (1200 metri all'8,6%).

Il dislivello complessivo supera spesso i 4000 metri, un fattore che avvicina la corsa per difficoltà a un vero e proprio tappone di montagna. Nel 2025 la distanza ufficiale è stata di 252 km, con la parte conclusiva che propone un alternarsi continuo di salite e discese, segno del carattere imprevedibile della gara.

L’elemento distintivo della Liegi-Bastogne-Liegi rispetto ad altre classiche del Nord non è il pavé o i muri, ma la rete di salite impegnative che si concentrano nel finale, spesso in rapida successione; questo tipo di percorso favorisce corridori con buona resistenza e capacità in salita, penalizzando chi punta su uno sprint finale in pianura.

Il tuo itinerario ispirato alla Liegi-Bastogne-Liegi con Gaudens Cycling

Oltre agli itinerari cicloturistici, Gaudens Cycling offre la possibilità non solo di assistere come spettatore della Liegi-Bastogne-Liegi, ma anche di partecipare a una sfida sullo stesso percorso della classica monumento!Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata: ti aspettiamo!


foto dalla gara ufficiale della parigi roubaix

Parigi-Roubaix: la regina delle classiche del ciclismo

Giunta alla sua 123 ͣ  edizione, la Parigi-Roubaix rappresenta una delle grandi classiche del ciclismo internazionale.

Il suo svolgimento in primavera, la presenza dei celebri tratti in pavé e l’arrivo nel velodromo di Roubaix continuano a definire l’immagine di una gara che conserva ancora oggi le caratteristiche che l’hanno resa riconoscibile.

La storia della Parigi Roubaix

La Parigi-Roubaix è una corsa in linea che si disputa nel nord della Francia, vicino al confine con il Belgio, ogni seconda domenica di aprile. È una delle cinque classiche “monumento” (assieme a Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia) ed è inserita nel calendario della Coppa del Mondo dal 1989 e nel circuito UCI ProTour dal 2005. Per oltre un secolo la prova è stata riservata agli uomini, finché nel 2021 è stata affiancata dalla versione femminile; entrambe le gare, in quell’anno, vennero collocate eccezionalmente in autunno a causa della pandemia di COVID-19.

La competizione è conosciuta con appellativi che richiamano le sue peculiarità:

  • “regina delle classiche", la più diffusa, sottolinea il prestigio della corsa;
  • “corsa di Pasqua” trova origine nel suo tradizionale posizionamento nel calendario;
  • “inferno del Nord” comparve per la prima volta nel 1919 in un articolo di Victor Breyer, che descrisse i corridori avvolti dal fango e il paesaggio segnato dagli effetti della Grande Guerra.

La presenza dei tratti in pavé costituisce l’elemento più caratteristico dell’evento. La superficie irregolare dei cubetti di porfido e dei ciottoli rallenta l’avanzamento e sottopone ciclisti e biciclette a continue vibrazioni, con una frequenza elevata di problemi meccanici (forature comprese). Due settori del percorso sono entrati più di tutti nella memoria collettiva del ciclismo: la foresta di Arenberg, nota per la difficoltà tecnica e della conseguente “selezione” che genera nel gruppo di ciclisti, e il Carrefour de l’Arbre, tratto precedente al traguardo decisivo per la definizione della corsa.

Dalla prima edizione del 1896 fino al 1965, la gara si svolgeva tra Parigi e il velodromo di Roubaix; successivamente, la partenza venne spostata prima a Chantilly e poi, dal 1977, a Compiègne, mantenendo invariato l’arrivo. La distanza complessiva supera abitualmente i 250 chilometri.

L’origine dell’evento è legata alla costruzione del velodromo voluto dai filatori Theodore Vienne e Maurice Perez presso il parco Barbieux. Dopo l’inaugurazione del 1895 e l’interesse suscitato dal nuovo impianto, nacque l’idea di organizzare una corsa che collegasse la capitale a Roubaix: l’iniziativa venne sostenuta dal giornale Le Vélo, che affidò il progetto a Victor Breyer; le prime esplorazioni del percorso misero in luce la severità del tracciato, ma l’organizzazione decise comunque di procedere.

La prima edizione si tenne il 19 aprile 1896 e fu lunga 280 chilometri; le condizioni del percorso, spesso rese più impegnative dal maltempo, contribuirono a creare una reputazione che attirò progressivamente ciclisti e pubblico.

Il percorso della Parigi-Roubaix

Il tracciato tradizionale della Parigi-Roubaix misura circa 260 chilometri (più di 50 dei quali distribuiti lungo i celebri tratti in pavé) e collega Compiègne al velodromo di Roubaix.

La partenza avviene a Compiègne, scelta adottata per razionalizzare la logistica e per concentrare l’azione nella zona in cui si trovano i segmenti più difficili. I primi chilometri scorrono su strade asfaltate, con un tratto neutro che supera 90 chilometri e serve a creare la fisionomia iniziale della corsa. In questa fase si stabiliscono le prime fughe e le squadre lavorano per sistemare i propri capitani nelle posizioni migliori prima di entrare nel pavé. Il settore di Troisville, che solitamente inaugura la serie dei tratti acciottolati, introduce la parte più delicata della giornata, ponendo subito l’attenzione sulla necessità di mantenere un assetto stabile per evitare cadute e distacchi.

La valutazione della difficoltà tiene conto della lunghezza, dello stato del fondo e della posizione nel percorso. Tra i tratti più complicati si ricordano sempre la foresta di Arenberg, lunga circa 2,3 chilometri, che attraversa un corridoio boschivo dove l’irregolarità del fondo richiede la massima precisione nel controllo della bicicletta; in molti casi questo passaggio crea la prima selezione significativa.

Un altro settore estremamente complicato è il Mons-en-Pévèle, lungo circa 3 chilometri e situato nella fase avanzata della gara, quando la fatica incide sul rendimento e la strada presenta condizioni spesso impegnative. 

Il Carrefour de l’Arbre, poco più di 2 chilometri, rappresenta uno degli ultimi ostacoli. È posizionato a circa 15 chilometri dall’arrivo e presenta curve tecniche e un selciato irregolare che rende complesso mantenere la traiettoria. Questo segmento è spesso determinante nella definizione del vincitore, poiché chi riesce a uscirne con qualche metro di vantaggio può difendere la propria posizione fino all’ingresso a Roubaix.

Terminato l’ultimo tratto di pavé, il percorso prosegue su asfalto verso il Vélodrome André-Pétrieux; l’ingresso nell’impianto costituisce uno dei momenti più riconoscibili della Parigi Roubaix percorso: i corridori devono completare un giro e mezzo di pista prima di tagliare il traguardo, con l’eventuale sprint finale che si svolge sul cemento del velodromo. Questo passaggio conserva un forte valore simbolico e conclude una competizione che, tra settori di pavé, fasi di transizione e variazioni di ritmo, mantiene intatta la struttura che la distingue all’interno del ciclismo internazionale.

La Parigi-Roubaix Challenge

Da diversi anni, parallelamente alla gara ufficiale, si svolge la Parigi-Roubaix Challenge: si tratta di una iniziativa cicloturistica che permette agli amatori di affrontare alcuni dei tratti più celebri della gara professionistica, compresi i settori che hanno reso questa competizione una delle più note nel panorama del ciclismo internazionale.

La proposta prevede tre distanze, pari a 70, 145 e 170 chilometri, con livelli di difficoltà crescenti. L’itinerario ricalca i settori di pavé più rinomati, inclusi il Carrefour de l’Arbre e la Trouée d’Arenberg. Il percorso è aperto al traffico, e la partecipazione implica il rispetto delle norme stradali e delle indicazioni fornite dal personale lungo il tragitto; viene posta particolare attenzione alle condizioni del pavé, che richiedono prudenza, gestione adeguata della velocità e valutazione realistica della propria preparazione fisica.

La Challenge custodisce un aspetto che va oltre la prestazione sportiva. L’arrivo nel velodromo di Roubaix rappresenta un riferimento simbolico per gli appassionati, che possono condividere l’esperienza con i propri compagni di squadra e assistere il giorno seguente alla gara professionistica, osservando da vicino i protagonisti che puntano all’ingresso nell’albo d’oro della competizione.

Prepara il suo itinerario dedicato alla Parigi-Roubaix con Gaudens Cycling

Con Gaudens Cycling, gli appassionati interessati a costruire un itinerario personalizzato sui percorsi della Parigi-Roubaix hanno a disposizione un servizio completo che permetterà loro di vivere un’esperienza senza pensieri: organizziamo al meglio il viaggio, dalla prenotazione del pernottamento alla definizione degli spostamenti legati ai settori in pavé. In più, il nostro supporto tecnico sarà sempre pronto a rispondere in caso di bisogno.Vuoi maggioriinformazioni? Contattaci ora!


Ciclista su pista ciclabile innevata, esempio di come andare in bici in inverno in sicurezza

Dove andare in bici in inverno: i nostri consigli (e come prepararsi)

Molti appassionati ripongono la bicicletta al termine dell'autunno, attendendo la primavera con i suoi climi più miti per riprendere a pedalare. Tuttavia, andare in bici in inverno non solo è possibile, ma può trasformarsi in un'esperienza ricca di vantaggi.

Le temperature più rigide non devono rappresentare un deterrente, a patto di scegliere gli itinerari giusti e di prepararsi in modo adeguato allo sforzo fisico.

L'Italia, grazie alla sua varietà climatica e geografica, offre numerose opzioni per chi non vuole rinunciare a un tour in bici anche durante la stagione fredda: nelle prossime righe scopriamo insieme alcune mete da non perdere in questo periodo dell’anno.

Perché andare in bici in inverno

Continuare a utilizzare la bici durante i mesi freddi apporta una serie di interessanti benefici.

Dal punto di vista fisico, l'attività aerobica aiuta a mantenere la forma fisica accumulata durante la bella stagione e stimola il sistema immunitario. Pedalare con temperature più basse richiede inoltre al corpo un dispendio energetico leggermente superiore per mantenere la temperatura corporea, contribuendo al controllo del peso.

Allo stesso tempo vanno sottolineati anche i vantaggi per il benessere mentale: l'esposizione alla luce naturale, anche se invernale, contrasta la tendenza alla sedentarietà e può migliorare l'umore, riducendo lo stress.

Infine, l'inverno offre un'opportunità unica per chi cerca un tour in bici: percorrere itinerari famosi senza l'affollamento estivo, godendo dei paesaggi in tranquillità.

4 mete da non perdere per il tuo tour invernali in bici

Il giro del Lago di Garda in bici

Il percorso ciclistico attorno al Lago di Garda permette di attraversare tre regioni: Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto.

Il clima lacustre, generalmente mite anche nei mesi freddi, facilita la visita dei borghi e l'esplorazione delle tradizioni enogastronomiche. L'itinerario completo si estende per circa 160 chilometri che i ciclisti allenati possono completare anche in una sola giornata.

Durante il percorso è necessario prestare attenzione alla viabilità: sebbene siano presenti tratti ciclabili, come la nota passerella sospesa tra Limone e Riva, molte sezioni si sviluppano su strade strette e aperte al traffico. Nelle gallerie, presenti soprattutto nella parte montana, sono obbligatori l'uso di un giubbotto catarifrangente e di luci anteriori e posteriori per la visibilità.

Riolo Terme e la ciclovia delle Terme

Nell'entroterra romagnolo, la ciclovia delle Terme offre un percorso di circa 60 chilometri che collega diversi borghi dell'Emilia-Romagna, in un itinerario caratterizzato dalla presenza di acque termali e relativi stabilimenti.

Soggiornare a Riolo Terme permette di abbinare l'attività sportiva ai trattamenti benessere e alla visita della rocca locale, storica dimora di Caterina Sforza. Proseguendo lungo la ciclovia si raggiunge Brisighella, località riconosciuta tra i Borghi più Belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Una particolarità di Brisighella è la "Via degli asini", una strada sopraelevata e porticata del XII secolo, originariamente utilizzata per il trasporto del gesso dai vicini Calanchi; la zona è nota anche per la produzione di olio DOP.

Lasciata Brisighella, è possibile rientrare a Riolo Terme, magari passando per Imola, oppure dirigersi verso Modigliana, un borgo medievale noto per la Rocca dei Conti Guidi e per i tortelli di patate.

La ciclovia Spoleto-Norcia-Assisi

L'Umbria ospita un percorso ciclabile che collega Spoleto, Norcia e Assisi, toccando alcuni dei più importanti siti storico-artistici della regione. Il tracciato è prevalentemente pianeggiante nel tratto tra Spoleto e Assisi (circa 50 chilometri), che si snoda lungo corsi d'acqua e attraverso rilievi collinari. A questo si aggiunge l'itinerario dell'ex Ferrovia Spoleto-Norcia, lungo altri 50 chilometri, che presenta pendenze lievi ma un fondo a tratti sconnesso. L'intero itinerario, che somma circa 107 chilometri con un dislivello di 1.000 metri, è stato premiato alla fiera "Cosmo bike show" di Verona.

Nei mesi invernali le temperature possono scendere vicino allo zero, richiedendo un abbigliamento adeguato. Per quanto riguarda l'equipaggiamento, è sconsigliato l'uso di una bici da strada a causa dei tratti sterrati. È inoltre indispensabile dotarsi di luci potenti, poiché l'itinerario include diverse gallerie non illuminate.

La via Silente in Campania

All'interno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si sviluppa la Via Silente, un itinerario cicloturistico ad anello di circa 600 chilometri; il percorso inizia e termina a Castelnuovo Cilento, vicino allo scalo ferroviario di Vallo della Lucania.

Questo tracciato, interamente su asfalto, è suddiviso in 15 tappe (più un'opzionale verso il Monte Cervati) e offre un'esplorazione del Sud della Campania. L'itinerario alterna tratti sulla costa a circa 400 chilometri nell'entroterra, attraversando valli e montagne.

Per chi cerca un'esperienza più breve, sono disponibili anche "Le Vie Silenti Minori", itinerari che variano dai 3 ai 7 giorni, adatti per una breve vacanza ciclistica anche nel periodo invernale.

Come prepararsi per andare in bici in inverno

Affrontare un tour in bici nella stagione fredda richiede una preparazione specifica, per garantire sicurezza e comfort quando si decide di andare a pedalare.

L'allenamento ideale per andare in bici in inverno

L'allenamento durante i mesi più freddi è importante per mantenere una buona forma fisica e abituare il corpo alle più rigide condizioni climatiche. La priorità è preservare l'efficienza aerobica senza sovraccaricare l'organismo: in questo, le lunghe uscite a ritmo moderato aiutano il recupero, ossigenano i tessuti e adattano il corpo alle basse temperature.

Parallelamente, l'attività in palestra supporta la costruzione di una base muscolare solida. Esercizi con pesi leggeri e alte ripetizioni possono tonificare la muscolatura, migliorando la resistenza; allo stesso tempo, è utile allenare anche schiena e braccia per un equilibrio muscolare che sostenga il cicloturista in ogni momento del tour in bici.

Infine, lo stretching (o altre discipline come lo yoga) è un alleato fondamentale per mantenere la flessibilità e prevenire infortuni, da praticare sia dopo l'allenamento sia nei giorni di riposo.

Come preparare la bici per l’inverno

La preparazione della bicicletta è altrettanto importante, specialmente per chi pratica off-road. I copertoni invernali sono un elemento cruciale; è opportuno scegliere modelli con un buon grip, specifici per terreni umidi o scivolosi, per migliorare l'aderenza.

Per quanto riguarda la preparazione del telaio, l'uso di polish a base siliconica non solo pulisce la bici, ma crea uno strato protettivo contro sporco e sale antigelo (che può corrodere le componenti meccaniche).

I parafanghi, talvolta sottovalutati, sono molto utili per proteggere il ciclista dagli schizzi , oltre che per mantenere le parti meccaniche della bicicletta più pulite.

Anche le luci sono fondamentali: le giornate invernali sono corte e la visibilità è spesso ridotta da nebbia o pioggia, motivo per cui luci efficienti sono fondamentali per essere visti dagli automobilisti.

Infine, strisce catarifrangenti aggiuntive sul telaio, copertoni e pettorine contribuiscono ad aumentare ulteriormente la visibilità nei mesi più bui.

Crea il tuo itinerario in bici invernale con Gaudens Cycling

Pianificare viaggio in bicicletta durante l'inverno richiede attenzione ai dettagli, dalla scelta del percorso alla logistica.

Per questo motivo, la scelta migliore è affidarsi a chi ha trasformato la propria passione per il cicloturismo in un servizio completo dedicato agli amanti della bicicletta.

Noi di Gaudens Cycling siamo qui proprio per questo: creeremo per te itinerari cicloturistici invernali su misura, selezionando le destinazioni più adatte in base al livello di preparazione, alle preferenze individuali e alle tue necessità di viaggio, per garantire un'esperienza sempre piacevole.

Contattaci per maggiori informazioni e preparati a partire per il tuo tour in bici!


la campionessa di scherma e di ciclismo estremo si unisce al team di gaudens cycling

Dorina Vaccaroni si unisce al team di Gaudens Cycling

Dalla scherma al ciclismo estremo, Dorina Vaccaroni ha saputo reinventarsi più volte senza mai smettere di inseguire nuove sfide.

Oggi la leggenda olimpica, campionessa del ciclismo e regina dell’ultracycling entra a far parte della famiglia Gaudens Cycling come ambassador negli Stati Uniti, pronta a portare la sua passione sulle strade del mondo.

Per festeggiare questa nuova collaborazione e dare insieme il benvenuto a Dorina nella squadra di Gaudens Cycling, abbiamo pensato di dedicarle un approfondimento: conosciamo insieme la sua carriera, le sue tante vittorie e la sua passione indissolubile per il ciclismo.

Chi è Dorina Vaccaroni: dalla scherma al ciclismo

Campionessa dal forte temperamento, Dorina Vaccaroni ha iniziato la sua carriera sportiva internazionale nella scherma, specialità fioretto, già nella seconda metà degli anni Settanta.

Allieva di Livio Di Rosa al Circolo Scherma Mestre, si è affermata giovanissima con vittorie prestigiose come il Trofeo Martini di New York e i suoi primi titoli italiani. A soli sedici anni ha partecipato alla sua prima Olimpiade, Mosca 1980, per poi inanellare successi che l’hanno consacrata tra le grandi della scherma mondiale: Coppa del Mondo, campionati europei e mondiali, fino a tre medaglie olimpiche (bronzo a Los Angeles 1984, argento a Seul 1988 e l’oro a squadre a Barcellona 1992).

Elegante e rapidissima in pedana, Vaccaroni ha incarnato una femminilità fuori dagli schemi che l’ha resa una delle prime icone trasversali dello sport italiano. Dopo il ritiro dalla scherma, ha trovato nel ciclismo una nuova dimensione agonistica e personale, trasformandosi in un’atleta d’endurance capace di affrontare le sfide più estreme.

La passione per la bici di Dorina Vaccaroni

Terminata l’esperienza in pedana, Dorina ha riversato la sua inesauribile energia sul ciclismo, disciplina che le ha regalato un secondo capitolo di successi. Dalle granfondo ai giri professionistici come il Giro d’Italia femminile e il Tour de France, fino alle gare master, ha collezionato sia vittorie che piazzamenti di rilievo, prima di innamorarsi definitivamente dell’ultracycling.

Tra allenamenti e competizioni percorre circa 50.000 km all’anno, affrontando sfide durissime come la Race Across America, 5.000 km coast-to-coast che ha già completato tre volte, vincendone due e stabilendo nel 2023 il record di categoria in 12 giorni e 5 ore. Nello stesso anno ha trionfato nella Race Around Austria e ha conquistato la Coppa del Mondo Ultracycling, confermandosi una delle atlete più resistenti al mondo.

Ma per Dorina correre in sella alla propria bici va oltre la semplice pedalata: è libertà, contatto con la natura e scoperta interiore. «Vedo la luna, le stelle, le albe, i tramonti, ascolto il mio respiro. [...] Non è un vizio come fumare o bere: il mio è un vizio sano», racconta sottolineando come il ciclismo estremo le permetta di vivere appieno la sua voglia di indipendenza.

La nuova collaborazione di Dorina con Gaudens Cycling

Accanto alla dimensione agonistica, Dorina Vaccaroni ha sempre portato avanti il desiderio di trasmettere la sua passione per la bicicletta agli altri. È proprio da qui che nasce, come ha annunciato in anteprima in una recente intervista al Corriere della Sera, l’unione con Gaudens Cycling: negli Stati Uniti, dove attualmente vive, Dorina rappresenterà al meglio lo spirito di energia, libertà, resistenza e bellezza del viaggio su due ruote che caratterizza il progetto. Con il suo esempio, continuerà a ispirare sportivi e sportive a superare i propri limiti, dimostrando che lo sport non è solo competizione, ma anche crescita personale.


ciclista corre in modo sicuro seguendo le regole del ciclismo su strada

Le regole da rispettare per fare ciclismo su strada in modo sicuro

Con la bella stagione cresce la voglia di pedalare all’aria aperta e di organizzare nuovi itinerari in bici attraverso città, campagne e alture. Andare in bicicletta è un’attività salutare, ecologica e sempre più diffusa, sia per gli spostamenti quotidiani sia per il tempo libero. Tuttavia, anche chi pedala è un utente della strada e deve rispettare le disposizioni previste dal Codice per proteggere sé stesso e gli altri: approfondiamo l’argomento nelle prossime righe.

 

Il ciclista e il codice della strada

Chi sceglie la bici come mezzo di trasporto o per il tempo libero non è esente da obblighi. Il ciclista su strada, infatti, è soggetto alle stesse regole di comportamento previste per tutti i veicoli: il Codice della Strada considera infatti la bicicletta un “velocipede” e, come tale, è tenuta a rispettare disposizioni ben precise, a partire dagli obblighi di precedenza, dal rispetto dei semafori e dal divieto di circolazione contromano.

Le norme principali sono contenute nell’articolo 182 CdS, un vero vademecum del ciclista che raccoglie una serie di obblighi e divieti da osservare. Le violazioni più comuni, come pedalare in stato di ebbrezza, attraversare con il rosso o non rispettare la segnaletica, comportano sanzioni amministrative anche pesanti.

Negli ultimi anni, il quadro normativo è stato aggiornato con provvedimenti pensati per tutelare meglio chi si sposta in bici. Uno di questi è ad esempio la “casa avanzata”, ovvero una linea d’arresto riservata alle biciclette davanti ai semafori che permette al ciclista di posizionarsi davanti alle auto quando il semaforo è rosso, così da essere ben visibili e poter ripartire senza rischi una volta scattato il verde; altro esempio è poi la regola che obbliga chi è al volante a sorpassare il ciclista a una distanza di almeno 1,5 metri.

Affinché la convivenza ciclista-automobilista funzioni, c’è bisogno che da entrambe le parti ci sia rispetto delle regole e collaborazione, garantendo così la sicurezza di tutti gli utenti della strada.

 

Dotazioni obbligatorie della bicicletta

Ogni bicicletta che circola su strada deve essere dotata di alcuni dispositivi previsti dall’art. 68 del Codice della Strada, fondamentali per tutelare l’incolumità del ciclista. Ma cosa non può mancare sulla nostra bici? Sicuramente il campanello per segnalare la nostra presenza, in particolare nei centri abitati o percorsi condivisi con i pedoni, a cui si aggiungono le luci (bianca o gialla all’anteriore, rossa al posteriore) e i catadiottri riflettenti per garantire la visibilità di notte.

Necessaria è anche la presenza di freni funzionanti su entrambe le ruote, per affrontare ogni imprevisto con prontezza. Se trasportiamo un bambino, invece, la legge richiede l’utilizzo di un seggiolino omologato e correttamente fissato al telaio.

Oltre a queste dotazioni obbligatorie, ci sono accorgimenti fortemente consigliati. Primo fra tutti è il casco protettivo: non è obbligatorio per gli adulti, ma indossarlo significa ridurre in modo significativo il rischio di traumi in caso di caduta.

Altro elemento da non trascurare è l’abbigliamento ad alta visibilità, obbligatorio fuori dai centri abitati nelle ore notturne e un valido alleato anche di giorno.

Infine è importante ricordare che la sicurezza, quando si pedala su strade condivise con le auto, inizia proprio dalla cura della bicicletta stessa: una manutenzione regolare del mezzo, oltre a garantire il corretto funzionamento di tutte le componenti del mezzo, riduce il rischio di incidenti dovuti a problemi “tecnici” e legati all’incuria..

 

Pedalare in sicurezza: comportamenti e consigli da seguire

Conoscere le regole non basta: la nostra sicurezza dipende anche dai comportamenti che adottiamo ogni volta che pedaliamo. Che si tratti di un tragitto quotidiano o di un’escursione del fine settimana, è fondamentale restare sempre vigili e rispettare alcuni principi base.

Il primo è la visibilità. È essenziale farsi notare: le luci vanno sempre accese da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima dell’alba, ma anche di giorno può essere utile indossare capi ad alta visibilità. 

Un altro aspetto fondamentale riguarda la posizione da mantenere sulla carreggiata. Il Codice della Strada stabilisce che il ciclista debba procedere il più possibile vicino al margine destro, compatibilmente con le condizioni del fondo stradale; è inoltre fondamentale procedere in fila indiana, mantenendo una traiettoria prevedibile ed evitando zigzag tra le corsie, così da non ostacolare i veicoli e garantire la propria sicurezza.

La comunicazione delle manovre è un altro principio chiave. Ogni spostamento va segnalato con un cenno del braccio, aiutando gli automobilisti a interpretare le nostre intenzioni.

Infine, se si deve attraversare sulle strisce pedonali o in caso di tratti particolarmente affollati, bisogna scendere dalla sella e condurre la bici a mano: una regola semplice ma spesso trascurata, che se alla lettera può evitare situazioni di pericolo e conflitti inutili.

Ciclismo su strada è sinonimo di libertà, ma anche di responsabilità. Rispettare le regole, curare l’equipaggiamento e adottare comportamenti prudenti è il primo passo per pedalare in sicurezza e convivere serenamente con tutti gli utenti della strada.


Ciclista su strada di campagna con equipaggiamento per bici: giubbotto riflettente, casco e zaino, per la massima sicurezza in bici.

I nostri consigli per una maggiore sicurezza in bici

La sicurezza è una priorità fondamentale per chiunque utilizzi la bicicletta, sia per spostamenti quotidiani che per lunghe escursioni e viaggi cicloturistici; adottare le giuste misure di sicurezza non solo protegge il ciclista, ma contribuisce anche a una migliore convivenza con gli altri utenti della strada.

In questo articolo capiremo come equipaggiarsi adeguatamente per ridurre i rischi, come preparare la propria bici e quali regole devono essere rispettate durante le nostre pedalate per garantire un’esperienza ciclistica più sicura.

 

L'equipaggiamento per una maggiore sicurezza

Quando si pedala, dotarsi del giusto equipaggiamento è fondamentale per 

pedalare protetti e viaggiare con serenità, sia in città che in mezzo alla natura: ecco alcuni strumenti indispensabili.

 

Il casco

Un casco di buona qualità è indispensabile per garantire la sicurezza in bici; sebbene non sempre obbligatorio per legge, è altamente raccomandato poiché offre una protezione efficace in caso di incidente.

Quando si sceglie un casco, è importante verificare che sia conforme alla normativa CE NF EN 1078: questo standard garantisce infatti che il casco abbia superato test rigorosi in termini di resistenza ai traumi e assorbimento degli urti. Oltre al marchio CE, è utile controllare altre informazioni come la taglia, il peso e l’anno di produzione.

 

L'illuminazione

Essere visibili agli automobilisti e ad altri utenti della strada mentre si pedala è un altro fattore cruciale per la sicurezza in bici: dotare la bicicletta di luci anteriori e posteriori è essenziale, soprattutto per chi pedala di notte, in condizioni di scarsa visibilità oppure su strade non coperte da una rete di illuminazione pubblica. L'aggiunta di un giubbotto catarifrangente aumenta ulteriormente la visibilità, permettendo agli altri veicoli di notare il ciclista anche da lontano (anche a 100 metri di distanza).

 

Il GPS

Un dispositivo GPS può sembrare un extra, ma è un elemento molto utile per garantire sicurezza e praticità durante i viaggi in bici. Tra le sue caratteristiche principali troviamo:

  • navigazione e tracciamento: consente di seguire percorsi predefiniti e di evitare di perdersi;
  • funzione antifurto: molti dispositivi GPS moderni permettono di tracciare la posizione della bici in caso di furto;
  • condivisione della posizione: utile per far sapere ai propri cari dove ci si trova, specialmente in caso di emergenza.

Per approfondire l’argomento, leggi il nostro articolo dedicato ai dispositivi GPS.

 

La manutenzione della bici

Mantenere la bici in ottime condizioni è un altro aspetto necessario per garantire una maggiore sicurezza durante la pedalata.

Per cominciare, è importante sgrassare regolarmente la trasmissione, eliminando residui abrasivi che possono compromettere la durata dei componenti e ridurre l’efficienza del lubrificante.

Anche la pulizia del telaio e dei suoi vari componenti è cruciale: è consigliabile usare una spugna morbida e acqua a temperatura ambiente, evitando detergenti aggressivi e getti ad alta pressione per prevenire eventuali danni.

Un’attenzione particolare va data alla catena, che andrebbe pulita e lubrificata regolarmente per ridurne l’usura, prevenire la ruggine e garantire una pedalata più fluida; abbiamo dedicato alla pulizia della catena della bici un approfondimento: puoi leggerlo qui. Infine, anche i freni necessitano di controlli frequenti: freni poco reattivi o rumorosi possono essere segnali di problemi che è meglio affrontare tempestivamente. Oltre a invitarti a leggere l’articolo dedicato, ti ricordiamo che Gaudens Cycling mette a disposizione durante i tuoi viaggi cicloturistici personalizzati un servizio tecnico specializzato.

 

Le regole del Codice della Strada da rispettare in bici

Viaggiare in sicurezza significa anche rispettare alla lettere le regole del Codice della Strada. Ogni ciclista deve:

  • rispettare scrupolosamente la segnaletica stradale e i limiti di velocità;
  • utilizzare le piste ciclabili ove disponibili, per una maggiore sicurezza e un miglior flusso del traffico;
  • indossare giubbotti retroriflettenti o altri dispositivi per aumentare la visibilità del ciclista durante le ore notturne, soprattutto fuori dai centri abitati.

Un altro aspetto essenziale è la segnalazione delle proprie intenzioni: indicare con gesti manuali, come l’estensione del braccio per segnalare una svolta, riduce il rischio di incomprensioni e permette agli altri utenti della strada di adeguarsi alle nostre azioni.


Foto d'epoca che raccontano le origini del cicloturismo, una passione che unisce la bicicletta al viaggio. Le prime bici da cicloturismo erano progettate per lunghe percorrenze, con manubrio cicloturismo e attrezzatura pensata per il comfort. Il cicloturismo è cresciuto negli anni, diventando una vera e propria cultura, con percorsi cicloturismo che attraversano paesaggi mozzafiato. La bici cicloturismo si è evoluta, offrendo modelli adatti a ogni esigenza, dalle biciclette cicloturismo usate a quelle nuove, con borse cicloturismo e scarpe cicloturismo pensate per il viaggio. In Italia, il cicloturismo è diventato un'attività molto popolare, con eventi come la fiera cicloturismo Bologna che attirano appassionati e professionisti del settore. Esplora il mondo del cicloturismo con una bicicletta cicloturismo adatta e inizia a pianificare il tuo prossimo viaggio su due ruote

La storia del cicloturismo: dalle origini a oggi, tra passione e avventura

Per chi ama viaggiare in bicicletta la parola "cicloturismo" rappresenta quasi un modo di vivere: esperienza, avventura, scoperta, e molto altro.

Quello che spesso non si conosce, tuttavia, è l’origine stessa del termine, nonché la storia e l’evoluzione di questo tipo di turismo.

Se anche tu sei una persona curiosa e appassionata di cicloturismo, le prossime righe fanno al caso tuo: ti racconteremo della sua storia, delle evoluzioni nel tempo e dei dati più recenti in merito.

Buona lettura!

 

Le origini e l'evoluzione del cicloturismo

Le origini del termine “cicloturismo” sono direttamente collegate alla nascita della safety bicycle, nome con il quale viene identificata l’antenata più recente della bici moderna.

Nel 1884 John K. Starley realizzò la prima "bicicletta di sicurezza", caratterizzata da ruote di dimensioni uguali e trasmissione a catena. Successivamente, nel 1888, John Boyd Dunlop contribuì ad aumentarne il comfort grazie all’invenzione del pneumatico; l’anno successivo Paul de Vivie, conosciuto come Vélocio, coniò il termine “cicloturismo”.

Nato a Pernes-les-Fontaines (Provenza) nel 1853, Vélocio si iscrisse al “Club des cyclistes stéphanois” di Saint-Etienne non appena acquistò la sua prima bici; essere iscritti a questo club dava, secondo quanto indicato nello statuto “la possibilità agli aderenti di fare, in compagnia di altri amatori, delle gradevoli escursioni, corse e viaggi”.

Dopo essere diventato il primo importatore di biciclette inglesi in Francia e, successivamente, essersi dedicato alla produzione lanciando il marchio “La Gauloise”, nel 1887 de Vivie creò la rivista “Le Cycliste Forézien” (rinominata l’anno successivo “Le Cycliste“): fu proprio in questa rivista che, nel 1889, in un suo articolo comparve per la prima volta nella storia la parola “cicloturismo”.

A fine dell’800 e nei primi anni del ‘900 l’uso della bicicletta per viaggiare prese piede anche in Italia: il “Touring Club Italiano” (TCI) fu fondato nel 1894 e promosse il cicloturismo attraverso la pubblicazione di guide e l’organizzazione di gite e raduni ciclistici.

Questa nuova passione che accomunava molti ciclisti venne raccontata per la prima volta in modo esaustivo, nel libro “Attraverso l’Europa in bicicletta”, da Marco Bertolini: sacerdote, professore di letteratura e poeta, Bertolini partì in quegli anni da Torino in sella alla sua bicicletta, attraversando la Valle d’Aosta e l’Europa Centrale fino ad arrivare in Inghilterra; l'opera di Bertolini ha influenzato la storia del cicloturismo nel nostro Paese.

Nei decenni che seguirono, il cicloturismo continuò a crescere e ad evolversi; negli anni ’30 e ’40 divenne un’attività ricreativa molto popolare, mentre nel dopoguerra la ricostruzione e lo sviluppo di nuove infrastrutture stradali ne favorirono ulteriormente la diffusione.

Gli anni ’70, grazie anche alla crescente consapevolezza ambientale e alla ricerca di stili di vita più sostenibili e salutari, furono un ulteriore punto di svolta: fu proprio in questo periodo, infatti, che nacquero numerose organizzazioni e iniziative dedicate al cicloturismo.

 

Il cicloturismo oggi

Oggi, il cicloturismo è una pratica molto diffusa in tutto il mondo, sostenuta da infrastrutture stradali sempre più sviluppate e da una crescente attenzione alla mobilità sostenibile.

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese è la meta preferita per le vacanze in bicicletta: è questa la prima, importante evidenza emersa dai risultati della ricerca “State of the Cycling Tour Operators Industry 2024”, realizzata dalla European Cyclists’ Federation (ECF) in collaborazione con Adventure Travel Trade Association (ATTA) e CycleSummit. Lo studio, condotto coinvolgendo 245 operatori cicloturistici, aveva l’obiettivo di indagare sullo sviluppo di questa forma di vacanza, sulle diversità nei vari mercati, sui trend del settore positivi e sulle principali sfide attuali e future.

Innanzitutto, come confermano i dati, il cicloturismo è in espansione a livello globale: il 66% dei tour operator ha dichiarato di aver registrato nel 2023 una crescita di fatturato e prevede un’ulteriore crescita positiva per il 2024.

Come anticipato, secondo lo studio l’Italia è la meta prediletta per il turismo in bicicletta (seguono Francia e Germania); un ulteriore focus evidenzia come regioni particolarmente apprezzate la Toscana, alcuni territori della penisola iberica e la valle del Danubio.

A livello globale i cicloturisti provengono principalmente dagli Stati Uniti (29%), seguiti da Germania (16%) e UK (13%); analizzando invece solo il dato dei tour operator europei, la clientela più numerosa è quella tedesca (21%), seguita da cittadini USA (20%) e UK (14%).

Lo studio della ECF ha indagato anche sulle attività collaterali al tour in bicicletta e sulle esperienze preferite dai cicloturisti; queste includono, nello specifico, visite a:

  • città (83%);
  • siti naturali (68%);
  • attrattive storico/culturali come musei, chiese, palazzi e altro (57%);
  • legate ad attività enogastronomiche (54%).

Lo studio ha analizzato anche quello che, secondo gli operatori, sarà il futuro del settore cicloturistico.

Tra le principali criticità da superare viene segnalato un aumento dei costi dovuto all'inflazione; sui territori, invece, le preoccupazioni degli operatori riguardano l’offerta di alloggi adeguati alle esigenze dei cicloturisti, nonché una serie di issue legate a sicurezza e infrastrutture a disposizione.

In relazione alle tendenze future, invece, la ricerca conferma una crescente utilizzo delle e-bike; aumentano anche la domanda di itinerari gravel, di tour self-guided e di proposte inedite con itinerari più brevi e accessibili.

Lato mete dei viaggi in bici, l’Europa sarà un’area sempre più privilegiata: ai Paesi già molto apprezzati (Italia in primis) si affiancheranno mete emergenti quali UK, Europa dell’est, Grecia e Turchia, così come i paesi nordici di Norvegia e Finlandia; tra le destinazioni a lungo raggio, invece, i cicloturisti punteranno a Giappone, Nuova Zelanda, Cile e Colombia.

 

Scegli il tuo viaggio in bici personalizzato

Come abbiamo visto, il cicloturismo sarà una forma di vacanza capace di attrarre e coinvolgere sempre più persone e di raggiungere nuove destinazioni: in altre parole, un'esperienza per tutti.

In questo, Gaudens Cycling è già pienamente attivo: offriamo itinerari, percorsi per tutti i livelli e servizi dedicati, personalizzando la tua esperienza in base alle tue esigenze.

Contattaci per maggiori informazioni: ti aspettiamo.