Veneto in bicicletta: le meraviglie da scoprire
Il Veneto è una regione che cambia continuamente forma: pianure, colline, altopiani e coste si alternano in un territorio dove ogni zona ha un carattere proprio. Pedalare tra le tante province della regione significa attraversare paesaggi molto diversi tra loro, scoprendo angoli che in altri modi resterebbero difficili da raggiungere.
Non a caso il cicloturismo in Veneto ha una tradizione consolidata, con una rete di percorsi che spazia dai tracciati pianeggianti adatti a chiunque fino agli itinerari più tecnici pensati per chi ha già esperienza “sulle gambe”!
Scopriamo insieme alcuni dei migliori itinerari in bici che il Veneto ha da offrire.
Perché vivere il Veneto in bicicletta
Il Veneto è una delle regioni italiane con la maggiore varietà paesaggistica: nel giro di pochi chilometri si passa dalla pianura alluvionale del Po alle colline moreniche del Garda, dai vigneti UNESCO delle Prealpi trevigiane all’Altopiano di Asiago (o dei Sette Comuni). Questa diversità rende il territorio della regione del nord-est particolarmente adatto a chi vuole esplorarlo in bici, potendo scegliere tra percorsi pianeggianti adatti alle famiglie, anelli collinari di livello intermedio e itinerari impegnativi pensati per ciclisti allenati.
In più, le infrastrutture ciclabili della regione, unite alla rete di strade secondarie a basso traffico, rendono molti di questi tour in bicicletta percorribili in sicurezza anche senza esperienza specifica nel cicloturismo.
I 5 itinerari in bici da percorrere
Nelle prossime righe, una panoramica su 5 dei migliori itinerari da percorrere in bicicletta mentre si visita il Veneto.
Le Valli del Delta del Po
Questo primo itinerario si sviluppa nel Parco Regionale del Delta del Po, in provincia di Rovigo, con un anello di circa 60 km completamente pianeggiante su fondo misto asfalto e sterrato. Non ci sono dislivelli significativi, il che lo rende adatto a famiglie e a chi si avvicina al cicloturismo per la prima volta; una trekking bike, una city bike o un'e-bike sono più che sufficienti per affrontarlo
L'area fa parte del patrimonio UNESCO e il paesaggio che si attraversa è quello tipico del delta fluviale: valli salmastre, canali, lagune popolate da aironi e fenicotteri rosa. Lungo il tracciato si incontrano l'Oasi di Ca' Mello con i suoi campi di lavanda, la Sacca di Scardovari con i casoni da pesca e i produttori di ostriche, e piccoli villaggi lagunari rimasti ai margini dei circuiti turistici più frequentati.
Anello delle Terre del Custoza
A sud-est del Lago di Garda, tra le colline moreniche veronesi, si snoda questo percorso ad anello di circa 65 km con un dislivello di circa 600 metri distribuito su saliscendi dolci. Il 70% del fondo è asfaltato, il restante 30% sterrato: una gravel o una MTB risultano la scelta più indicata, anche se una trekking bike permette comunque di pedalare senza particolari difficoltà i tratti più scorrevoli.
La partenza è da Peschiera del Garda, con la sua fortezza pentagonale cinquecentesca riconosciuta Patrimonio UNESCO. Il tracciato sale verso est attraverso Bussolengo e Sommacampagna, nel cuore delle colline del Custoza, zona nota per la produzione di vino bianco DOC e per l'Ossario risorgimentale con vista panoramica sulla pianura. Il percorso scende poi verso Villafranca di Verona, con il suo castello scaligero, e rientra lungo la valle del Mincio toccando Borghetto sul Mincio (con i caratteristici mulini ad acqua) e Valeggio sul Mincio (dove si trova il Parco Giardino Sigurtà). Da qui il tracciato risale verso le sponde meridionali del Garda per chiudere l'anello.
Colline del Prosecco: l’anello di Valdobbiadene
Le colline di Valdobbiadene, riconosciute Patrimonio UNESCO, offrono un anello di circa 40 km su strade asfaltate con pendenze mai oltre il 7-8%. Il percorso è ondulato ma accessibile anche a chi non ha un allenamento specifico, a patto di usare una bici da strada, una gravel o un'e-bike.
I vigneti terrazzati del Cartizze DOCG fanno da sfondo alla pedalata, con punti panoramici come l'Osteria senz'oste, dove è possibile degustare il prosecco locale. Lungo il tragitto si incontrano borghi rurali e ville venete come Villa Barbaro di Maser, progettata da Palladio. Per chi volesse uscire dal percorso principale, nei dintorni è raggiungibile anche Asolo, borgo medievale con architetture storiche affacciate sulle meravigliose colline circostanti. Mezza giornata basta per completare l'anello, soste di degustazione incluse.
Salita sull'Altopiano di Asiago e discesa a Marostica
Questo è probabilmente l'itinerario più impegnativo tra quelli che stiamo proponendo: circa 100 km ad anello con un dislivello totale di 1700 metri, partendo dall'alta pianura vicentina per salire fino ai 1000 metri e oltre dell'Altopiano dei Sette Comuni.
La salita si sviluppa per circa 15 km con pendenze medie attorno al 6-7%, seguite da lunghi tratti panoramici in quota e una discesa finale di circa 20 km verso Marostica. Il fondo è interamente asfaltato e una bici da strada è la scelta più adatta, anche se un'e-bike può rendere più gestibile la parte in salita.
In quota si attraversano tutti i Sette Comuni (Asiago, Lusiana, Enego, Foza, Gallio, Rotzo e Roana), in un territorio che porta ancora i segni della Grande Guerra. La discesa porta a Marostica, cittadina medievale cinta da mura celebre per la piazza dove ogni due anni si tiene la partita a scacchi con personaggi in costume. Un itinerario che richiede una giornata intera e una buona condizione fisica.
Giro dei Colli Euganei
Il quinto percorso si sviluppa attorno ai rilievi di origine vulcanica dei Colli Euganei, in provincia di Padova, per un percorso di circa 50 km su asfalto. Alterna tratti pianeggianti a una salita più impegnativa, la Cingolina, con circa 4 km di lunghezza e pendenze fino al 13%; una bici da strada o un'e-bike sono le scelte consigliate.
Si parte dalla città murata di Este (con il suo castello carrarese), per raggiungere poi Galzignano Terme (con il Giardino di Villa Barbarigo a Valsanzibio e il suo celebre labirinto botanico) e Arquà Petrarca (annoverato tra i Borghi più belli d'Italia e ultimo rifugio del poeta Francesco Petrarca). Il punto panoramico di Valle San Giorgio, con il caratteristico campanile, offre uno degli scorci più riconoscibili del percorso prima di rientrare a Este.
Il Veneto in bici ti aspetta!
Scegliere uno di questi itinerari è sicuramente facile, ma organizzarlo come si deve è un'altra cosa; per questo ci siamo noi di Gaudens Cycling: supportiamo chiunque voglia vivere il Veneto in bicicletta con un servizio di pianificazione personalizzata degli itinerari, costruito sulle esigenze e sul livello di ogni ciclista. A questo si aggiunge un servizio di supporto tecnico attivo 24 ore su 24 per tutta la durata del viaggio e la gestione completa degli alloggi per il pernottamento lungo il percorso.Un riferimento unico per chi vuole pedalare senza pensieri, con la certezza di avere tutto organizzato nel dettaglio: contattaci ora per maggiori informazioni!
La Fiera del Cicloturismo arriva a Padova: tutti i numeri e le novità dell'evento
Tra un mese circa, Padova diventerà il punto nevralgico del cicloturismo: la città ospiterà infatti la quinta edizione della Fiera del Cicloturismo, tre giorni in cui operatori del settore, appassionati e famiglie si troveranno sotto lo stesso tetto per parlare di viaggi su due ruote, destinazioni, itinerari e molto altro.
Un evento che cresce di edizione in edizione (nei numeri e nella platea) e che punta questa volta a rafforzare la propria dimensione internazionale: scopriamo di più nelle prossime righe.
La Fiera del Cicloturismo
Dal 27 al 29 marzo 2026, Padova ospiterà la quinta edizione della Fiera del Cicloturismo, l'appuntamento italiano di riferimento per chi lavora, viaggia o semplicemente si muove nel mondo della bicicletta. La location scelta è il Padova Hall, una struttura espositiva adatta a contenere un evento che, edizione dopo edizione, ha ampliato la propria portata ben oltre i confini regionali.
Organizzata da Bikenomist, la fiera del cicloturismo è oggi la principale manifestazione italiana dedicata in modo esclusivo al turismo in bicicletta. Questo significa che l'intera proposta espositiva (dalle destinazioni agli operatori, dai produttori di componenti ai fornitori di accessori) ruota attorno a un unico tema: spostarsi, esplorare e viaggiare su due ruote.
L'evento si rivolge a un pubblico molto ampio: oltre agli addetti ai lavori come tour operator e professionisti del settore, la fiera del cicloturismo 2026 intende aprire le porte a famiglie, sportivi e a tutti coloro che cercano idee concrete per organizzare un viaggio in bici, sia in Italia che all'estero. Chi vuole pianificare un itinerario lungo le ciclovie europee, chi cerca un operatore specializzato per un tour assistito o chi è semplicemente curioso di capire come funziona il cicloturismo come forma di vacanza: la fiera si propone come punto di incontro perfetto, in un contesto dove domanda e offerta si trovano nello stesso spazio fisico.
L'orientamento internazionale è uno degli elementi che caratterizzano l'edizione 2026, dato che l’obiettivo dichiarato degli organizzatori è quello di far uscire il settore dai confini nazionali, offrendo agli operatori italiani l'occasione di confrontarsi con realtà straniere e di costruire relazioni commerciali con partner europei ed extraeuropei.
I numeri della fiera
I dati dell'ultima edizione danno la misura di quanto la fiera dedicata al cicloturismo sia cresciuta in poco tempo. L'edizione precedente ha registrato la partecipazione di 250 operatori provenienti da tutta Italia e dall'estero, con un incremento del 50% rispetto all'anno precedente. Sul fronte del pubblico, i visitatori hanno superato quota 22 mila, segnando un +30% rispetto al 2024.
Sono numeri che raccontano un interesse in espansione, sia da parte di chi il cicloturismo lo “vende” (agenzie, destinazioni, produttori) sia da parte di chi lo pratica o vorrebbe iniziare a farlo.
Da una parte, il sempre maggior numero degli operatori presenti indica che la fiera è diventata un appuntamento utile per chi opera nel settore, un'occasione concreta per incontrare clienti, distributori e partner.
L'aumento dei visitatori, invece, riflette una domanda crescente di informazioni, ispirazione e proposte; chi partecipa alla fiera del cicloturismo di Padova arriva con l'idea di tornare a casa con qualcosa in mano, che sia il contatto di un tour operator, l'itinerario di un viaggio o la scoperta di un prodotto specifico (abbigliamento, equipaggiamento e altro) per la bici da viaggio.
Anche la scelta di Padova come sede è, per così dire, pensata: con 195 chilometri di percorsi percorribili in bicicletta all'interno dei suoi confini, Padova detiene il primato italiano per rapporto tra piste ciclabili e superficie comunale; un dato che posiziona la città come uno dei contesti più coerenti in cui organizzare una fiera dedicata al cicloturismo.
Scopri di più sulla Fiera del Cicloturismo
Per chi vuole approfondire il programma, conoscere gli espositori o pianificare la propria visita, tutte le informazioni sull'edizione 2026 sono disponibili sul sito ufficiale della manifestazione.
Se però sai già di volere vivere una nuova, entusiasmante e originale esperienza cicloturistica, noi di Gaudens Cycling siamo qui: ti aiuteremo a scegliere il l’itinerario in bici (e i servizi) più adatto alle tue esigenze.Contattaci per maggiori informazioni!
Alla scoperta della Valle d'Aosta in bicicletta: 5 itinerari da non perdere
Fondovalle pianeggianti, versanti boscosi, ambienti d’alta quota e viste mozzafiato: esplorare la Valle d'Aosta in bicicletta consente di attraversare un territorio molto vario, seguendo strade secondarie, piste ciclabili e antichi tracciati di collegamento.
In questo contesto, il cicloturismo assume forme diverse: dalle corse leggere lungo la Dora Baltea ai giri in bici più impegnativi verso i grandi valichi alpini.
Scopriamo alcuni dei più famosi nelle righe che seguono.
Perché visitare la Valle d'Aosta in bicicletta
I motivi per visitare questa magnifica regione in sella alla propria bicicletta sono molti.
Per cominciare, la rete ciclistica regionale supera i mille chilometri, con percorsi che comprendono tratti asfaltati, strade sterrate e piste ciclabili dedicate. Questa estensione offre la possibilità di percorrere itinerari in bicicletta adatti a livelli differenti di preparazione, dalla semplice uscita giornaliera al viaggio di più giorni. Le piste del fondovalle consentono una fruizione accessibile anche a famiglie, mentre le strade di montagna rispondono alle esigenze di chi pratica bici da strada, mountain bike o gravel.
Allo stesso tempo, la presenza diffusa di biciclette a pedalata assistita ha ampliato ulteriormente le possibilità di esplorazione. Mulattiere storiche e strade rurali, un tempo riservate a ciclisti esperti, risultano oggi percorribili anche senza un allenamento specifico, ma mantengono comunque il loro carattere montano originario.
Pedalare in valle significa inoltre incontrare un patrimonio culturale distribuito lungo i diversi percorsi disponibili: castelli medievali (come Fénis, Verrès e Issogne), villaggi in pietra (Bard, Arnad, Introd, Arvier e Etroubles), vigneti terrazzati (zona di Donnas) e testimonianze della viabilità romana (via romana delle Gallie).
Un ruolo centrale è svolto dalla mobilità dolce di fondovalle, in particolare dalla ciclabile che segue il corso della Dora Baltea. Questo asse permette di collegare diversi centri abitati senza ricorrere alle arterie trafficate, favorendo gite in bicicletta improntate a un ritmo regolare. La presenza di servizi dedicati, come noleggi bike, strutture ricettive attrezzate e punti di assistenza, contribuisce a rendere il territorio adatto a un turismo ciclistico organizzato.
5 itinerari da non perdere
Pista ciclopedonale Sarre-Pontey (Ciclovia Baltea)
La pista ciclopedonale tra Sarre e Pontey, nota come Ciclovia Baltea, rappresenta il percorso più accessibile del ciclismo valdostano. Il tracciato si sviluppa per ben 30 km lungo il fondovalle seguendo il corso della Dora Baltea su fondo asfaltato, con pendenze minime e separazione completa dal traffico. È una soluzione adatta a tour in bicicletta rilassati, con la possibilità di collegarsi al centro di Aosta e di raggiungere, con brevi deviazioni, siti storici come il Castello di Fénis. I tanti punti di sosta distribuiti lungo il percorso favoriscono una fruizione modulabile, anche su brevi tratti.
Salita al Colle del Gran San Bernardo
La salita al Colle del Gran San Bernardo è uno degli itinerari più noti per la bici da strada. Partendo da Aosta, la strada statale sale per oltre 35 km fino al valico di confine con la Svizzera, superando un dislivello significativo. La pendenza regolare permette una progressione costante, ma la lunghezza richiede preparazione fisica.
Lungo il percorso si attraversano centri abitati come Étroubles e Saint-Rhémy-en-Bosses, prima di raggiungere l’ospizio storico situato a quota 2473 metri.
Questo itinerario della Valle d'Aosta da percorrere in bicicletta rientra tra le grandi salite alpine frequentate anche dal ciclismo professionistico.
Ciclovia dello Zerbion
La Ciclovia dello Zerbion propone un itinerario MTB e gravel che collega l’area del Col de Joux al fondovalle centrale. Il tracciato alterna strade sterrate, sentieri forestali e tratti rurali, con un dislivello che richiede un minimo di allenamento. La discesa verso Saint-Vincent e Châtillon attraversa boschi e alpeggi, offrendo un esempio di percorsi in bicicletta in Valle d'Aosta meno frequentati ma ben integrati nel contesto rurale.
Grande Tour del Colle Superiore delle Cime Bianche
Questo tour, con partenza da Breuil-Cervinia, è un anello d’alta quota riservato a biker esperti. Il percorso si sviluppa su sentieri tecnici fino a sfiorare i 2800 metri, con tratti pedalabili alternati a brevi sezioni da affrontare a spinta. L’intero itinerario si caratterizza per la vicinanza al Cervino, attraversando un ambiente alpino essenziale, segnato da laghi e conche glaciali: una proposta rivolta a chi cerca un’esperienza sportiva intensa in un contesto di alta montagna.
Via Francigena nel tratto valdostano
Il tratto valdostano della Via Francigena consente di attraversare la regione da nord a sud seguendo un itinerario storico. Dal Colle del Gran San Bernardo a Pont-Saint-Martin, il percorso alterna piste ciclabili, strade secondarie e sterrati, con continui saliscendi sul versante sinistro della valle. È un percorso adatto al cicloturismo di più giorni e permette di attraversare aree vitivinicole, borghi storici e città di origine romana. Lungo il tracciato si incontrano numerosi castelli medievali e testimonianze della viabilità antica, caratteristiche che rendono questo itinerario in bici una sintesi perfetta tra bellezza paesaggistica e interesse storico.
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Il cicloturismo in Italia: i dati del settore e le opportunità future
In Italia il cicloturismo ha assunto un peso crescente all’interno del mercato turistico complessivo, come confermato dai dati contenuti nel rapporto “Viaggiare con la bici 2025”, realizzato da ISNART e Legambiente.
Il documento restituisce un quadro aggiornato sullo stato del cicloturismo nel Paese, analizzandone dimensioni, profilo dei viaggiatori, ricadute economiche e ruolo delle infrastrutture ciclabili nei trend dell’anno appena iniziato.
Il report "Viaggiare con la bici 2025"
Il report “Viaggiare con la bici 2025” si basa sulle rilevazioni dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio e su specifici sovra-campionamenti regionali. Nel corso del 2024 sono state effettuate oltre 30 mila interviste a turisti italiani e stranieri in soggiorno in Italia per almeno due notti; all’interno di questo campione, circa 2800 persone hanno indicato l’uso della bicicletta come principale motivazione della vacanza. A questi dati si aggiungono 2450 interviste condotte lungo dieci ciclovie distribuite in altrettante regioni, con l’obiettivo di approfondire il comportamento dei cicloturisti direttamente sul territorio.
La metodologia applicata nella raccolta dei dati ha consentito di osservare il fenomeno sia a livello nazionale sia attraverso casi studio locali, mettendo in relazione la domanda turistica con la qualità dell’offerta, i servizi disponibili e il contesto territoriale; il risultato è una fotografia articolata del cicloturismo in Italia, utile per comprendere come questa pratica si stia non solo consolidando, ma anche diversificando.
I numeri del cicloturismo in Italia: trend, presenze e impatto economico
Nel 2024 le presenze cicloturistiche stimate hanno raggiunto quota 89 milioni, superando il 10% del totale delle presenze turistiche registrate in Italia tra strutture ricettive e abitazioni private. Il confronto con l’anno precedente evidenzia un incremento marcato, a conferma di un trend che negli ultimi anni ha visto la domanda legata al turismo in bicicletta ampliarsi in modo costante.
L’impatto economico segue la stessa traiettoria, con la spesa complessiva generata dai viaggiatori su due ruote nel 2024 è stata pari a circa 9,8 miliardi di euro (sono considerate le spese sostenute sul territorio, mentre vengono esclusi i costi di viaggio). Si tratta di un aumento rilevante rispetto al 2023, che segnala come il cicloturismo sia un segmento capace di produrre valore economico per le destinazioni; allo stesso tempo, la spesa media giornaliera rimane stabile per i turisti italiani, mentre cresce per quelli stranieri, soprattutto per quanto riguarda ristorazione, prodotti tipici e attività culturali.
Chi sono i cicloturisti italiani e come viaggiano
L’analisi del profilo dei cicloturisti in Italia restituisce caratteristiche piuttosto definite:
la maggioranza dei viaggiatori è di sesso maschile (70% del campione), anche se la componente femminile risulta in aumento rispetto alle rilevazioni precedenti;
circa la metà dei cicloturisti ha un’età compresa tra i 30 e i 44 anni (millennial);
dal punto di vista socio-economico, oltre il 50% dichiara una condizione medio-alta o alta, elemento che contribuisce a spiegare la capacità di spesa associata a questo segmento;
i cicloturisti viaggiano in coppia nel 37,5% dei casi, in solitaria nel 31,3% e con amici nel 27,5%, prevalentemente per brevi soggiorni di uno o tre giorni (64,7%) a vacanze leggermente più lunghe, fino a sei notti (29,3%);
le strutture alberghiere, in particolare quelle di categoria media, rappresentano la principale soluzione di alloggio (53,1%), seguite dai bed and breakfast (19,5%) e dall’ospitalità presso amici o parenti (14,8%);
durante il soggiorno, l’attività ciclistica si affianca spesso a visite di borghi (31,4%) e centri storici (29%), escursioni nella natura (89,1%%) e momenti dedicati alle attività sportive (31,5%).
Le ciclovie italiane tra infrastrutture, casi studio e opportunità future
Il rapporto analizza dieci itinerari cicloturistici distribuiti lungo l’intero territorio nazionale, evidenziando come la qualità della manutenzione, la chiarezza della segnaletica e il contesto paesaggistico siano fattori determinanti nella scelta del percorso. Le motivazioni principali che spingono a percorrere una ciclovia riguardano la possibilità di pedalare in sicurezza, la presenza di paesaggi naturali e la percezione di un ambiente poco affollato.
Accanto ai punti di forza emergono alcune criticità. I cicloturisti segnalano margini di miglioramento nella disponibilità di punti di ristoro, nei servizi di primo soccorso e nell’integrazione tra bicicletta e trasporti pubblici, in particolare ferroviari. La presenza di applicazioni dedicate e di informazioni aggiornate lungo i percorsi viene considerata un elemento sempre più rilevante per una fruizione efficace delle ciclovie.
I casi studio riportati nel documento mostrano come il cicloturismo possa fungere da leva per lo sviluppo economico locale, soprattutto in aree interne o meno interessate dai flussi turistici tradizionali: attività di noleggio, strutture ricettive specializzate e servizi dedicati ai viaggiatori in bicicletta contribuiscono a generare occupazione, a destagionalizzare l’offerta e ad ampliare il periodo di attrattività delle destinazioni.
Preparati per il tuo nuovo tour cicloturistico!
Nel complesso, i dati delineano quello cicloturistico come un settore in espansione, con un ruolo sempre più rilevante nel panorama del turismo italiano. Il consolidamento delle infrastrutture ciclabili, assieme al rafforzamento dei servizi, rappresentano elementi centrali per accompagnare questa crescita e rispondere alle esigenze di una domanda che appare ormai ben strutturata.
E, a questo punto, quale migliore occasione per pensare alla tua prossima avventura in bicicletta? In questo Gaudens Cycling può darti una mano: organizzeremo il tuo itinerario in bici nei minimi dettagli, dalle tappe da toccare alle strutture nelle quali riposare.
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Alla scoperta della Liegi-Bastogne-Liegi, una delle classiche monumento del ciclismo
In questo blog abbiamo già dedicato spazio alla Parigi-Roubaix, una delle cinque classiche monumento del ciclismo europeo.
Nelle prossime righe scopriremo la storia, il percorso e le caratteristiche di un’altra gara indimenticabile: la Liegi-Bastogne-Liegi, la più antica delle classiche tutt’oggi in calendario e, per questo motivo, soprannominata “la Decana”.
L'affascinante storia della Liegi-Bastogne-Liegi
La Liegi-Bastogne-Liegi fu ideata nel 1892 dal club locale Liège Cyclist Union. Le prime due edizioni (1892 e 1893) furono riservate a dilettanti; dal 1894 la corsa venne aperta ai professionisti, con alcune eccezioni negli anni successivi quando si alternarono edizioni dedicate ad amatori (edizioni del 1908, 1909 e 1911) o ciclisti indipendenti (edizioni del 1912, 1913, 1925 e 1929).
Nel corso del Novecento la manifestazione crebbe di importanza: a partire dal 1951 entrò nel calendario del Challenge Desgrange-Colombo, diventando così un appuntamento di rilievo nel panorama ciclistico internazionale. Negli ultimi decenni la gara ha fatto parte di differenti circuiti: dal 1989 al 2004 nel calendario della Coppa del Mondo, poi nel 2005-2007 all’interno dell’UCI ProTour, e dal 2009 definitivamente nel calendario mondiale UCI, fino all’ingresso nel World Tour.
Tra gli aneddoti che hanno segnato la Liegi-Bastogne-Liegi figura l’edizione del 1957, in cui i corridori Germain Derycke e Frans Schoubben furono dichiarati vincitori ex aequo per decisione della giuria.
Nel corso della sua storia la corsa è stata vinta più volte da alcune figure leggendarie: spiccano tra queste Eddy Merckx (con cinque successi tra il 1969 e il 1975), Moreno Argentin e Alejandro Valverde, ciascuno con quattro vittorie.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il legame storico con la comunità di emigrati italiani insediatisi nella zona di Liegi e dintorni: la corsa è per questo anche nota come “la corsa degli italiani”; in più, dodici successi sono riconducibili a corridori italiani, fattore che rende l’Italia il Paese con più vittorie nella competizione dopo il Belgio.
Nel tempo la Liegi-Bastogne-Liegi ha conservato il suo carattere autentico di classicissima selettiva, vera e propria sfida di resistenza, strategia e capacità in salita.
Il percorso della Liegi-Bastogne-Liegi
La gara si svolge su un tracciato variabile ma sempre attorno ai 250-260 chilometri: un percorso che unisce le città di Liège e Bastogne, attraversando le colline e le valli del massiccio delle Ardenne.
La corsa parte da Liège e prosegue verso sud per circa 95 chilometri fino a raggiungere Bastogne; da qui inizia il rientro verso nord con un tracciato diverso, più articolato, per circa 160-165 chilometri fino al traguardo.
La difficoltà del percorso è concentrata nella seconda metà di gara, dove si susseguono numerose salite (le cosiddette côtes) che rendono la corsa particolarmente impegnativa sotto il profilo fisico. Nell'edizione 2025, ad esempio, erano previste undici côtes, nove delle quali localizzate negli ultimi 100 chilometri.
Tra le salite più caratteristiche emergono la celebre Redoute (2 km, con pendenza media all'8,9% di pendenza), la Côte de la Roche-aux-Faucons, la Col du Rosier, e in passato anche la Côte de Saint-Nicolas nel finale (1200 metri all'8,6%).
Il dislivello complessivo supera spesso i 4000 metri, un fattore che avvicina la corsa per difficoltà a un vero e proprio tappone di montagna. Nel 2025 la distanza ufficiale è stata di 252 km, con la parte conclusiva che propone un alternarsi continuo di salite e discese, segno del carattere imprevedibile della gara.
L’elemento distintivo della Liegi-Bastogne-Liegi rispetto ad altre classiche del Nord non è il pavé o i muri, ma la rete di salite impegnative che si concentrano nel finale, spesso in rapida successione; questo tipo di percorso favorisce corridori con buona resistenza e capacità in salita, penalizzando chi punta su uno sprint finale in pianura.
Il tuo itinerario ispirato alla Liegi-Bastogne-Liegi con Gaudens Cycling
Oltre agli itinerari cicloturistici, Gaudens Cycling offre la possibilità non solo di assistere come spettatore della Liegi-Bastogne-Liegi, ma anche di partecipare a una sfida sullo stesso percorso della classica monumento!Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata: ti aspettiamo!
Come vestirsi per andare in bici d’inverno: consigli pratici per il cicloturismo invernale
Affrontare un’uscita in bici durante l’inverno richiede sicuramente qualche attenzione in più rispetto agli altri mesi dell’anno. Freddo, vento, pioggia o neve rendono il ciclismo invernale più impegnativo, ma con un abbigliamento adeguato è possibile pedalare in modo più sicuro.
La scelta dei capi, organizzati per strati e completati da accessori mirati, permette di gestire temperatura corporea, sudorazione e intemperie senza rinunciare al piacere del viaggio.
Perché è importante vestirsi bene per andare in bici in inverno
Un equipaggiamento studiato per l’inverno ha innanzitutto una funzione protettiva. Le temperature rigide aumentano l’effetto del vento sulla pelle e possono portare rapidamente a un calo della temperatura corporea: per questo motivo un abbigliamento adeguato riduce il rischio di ipotermia nelle giornate particolarmente fredde.
Un secondo elemento decisivo riguarda la gestione dell’umidità. Il ciclismo resta un’attività intensa anche in inverno: il corpo continua a sudare, ma tessuti come il cotone trattengono l’acqua e restano bagnati a contatto con la pelle. Il risultato è una sensazione di freddo marcata in ogni momento della corsa che, però, i tessuti tecnici traspiranti permettono di eliminare: questi, infatti, convogliano il sudore verso l’esterno e mantengono l’epidermide relativamente asciutta.
La visibilità rappresenta un ulteriore aspetto di sicurezza: giornate corte, nebbia e cielo coperto riducono la luce disponibile e rendono utile l’utilizzo di colori accesi e inserti riflettenti per farsi notare dagli altri utenti della strada.
Infine, una buona protezione termica aiuta a prevenire dolori articolari, tendiniti e altri tipi di infiammazione, soprattutto a ginocchia e tendini. L’organizzazione dell’abbigliamento deve tenere conto di fattori quali la temperatura prevista, l’orario dell’uscita e il percorso: una pianificazione accurata, basata su queste variabili, consente di modulare gli strati per affrontare il percorso.
Come vestirsi per andare in bici d’inverno: la regola dei tre strati
Per gestire in modo efficace il freddo durante le uscite in bici invernali è utile seguire la regola dei tre strati, ognuno con una funzione specifica.
Il primo strato, a diretto contatto con la pelle, ha il compito di gestire il sudore. L’intimo tecnico da ciclismo, più aderente ma comunque traspirante, sposta l’umidità verso l’esterno evitando che il sudore resti a contatto con l’epidermide. Può essere a maniche corte o lunghe secondo le condizioni climatiche e la sensibilità al freddo del cicloturista. I materiali più diffusi sono i tessuti sintetici leggeri e la lana merino, apprezzata per le proprietà isolanti, la capacità di assorbire l’umidità in eccesso e la tendenza a trattenere meno gli odori.
Il secondo strato ha funzione isolante, e comprende di norma la maglia termica e la salopette lunga invernale. A seconda delle temperature, lo strato intermedio può essere costituito da una maglia leggera abbinata a una giacca oppure da una maglia tecnica più calda indossata sotto lo strato esterno. La salopette lunga protegge le gambe e in particolare le ginocchia, riducendo la possibilità di dolori articolari e tendinei legati al freddo. Il terzo strato difende il ciclista dagli agenti climatici esterni come vento, pioggia e umidità.
In presenza di freddo secco può essere sufficiente un gilet antivento oppure una giacca leggera, mentre se sono previste precipitazioni è preferibile una giacca antipioggia (o una mantellina impermeabile, facilmente ripiegabile). In ogni caso, lo strato esterno dovrebbe restare il più possibile aderente, in modo da garantire libertà di movimento, una buona aerodinamica e il massimo comfort.
Colori ad alta visibilità e inserti rifrangenti aumentano la sicurezza su strada, dato in particolare il numero ridotto di ore di luce.
Gli accessori indispensabili per il cicloturismo invernale
Nelle uscite in bici d’inverno la protezione delle estremità è tanto importante quanto la scelta degli strati principali. Piedi, mani e testa sono le zone che tendono a raffreddarsi con maggiore facilità, perché l’organismo, sotto sforzo, privilegia l’irrorazione dei muscoli impegnati. Se queste parti restano esposte, possono comparire intorpidimento, perdita di sensibilità e difficoltà nel controllo della bicicletta.
Per i piedi vanno utilizzate calze tecniche invernali, abbinate a scarpe da ciclismo adatte alle basse temperature oppure a copriscarpe termici e impermeabili. Nel fuoristrada le scarpe da mountain bike offrono robustezza e resistenza al fango, mentre su strada i copriscarpe possono essere sufficienti in condizioni non estreme e garantiscono anche un vantaggio aerodinamico. Se le calzature abituali non consentono l’uso di calze più spesse, è opportuno valutare un modello specifico per la stagione fredda.
I guanti invernali abbinano uno strato interno traspirante a un rivestimento esterno idrorepellente; la scelta varia in base alla tolleranza individuale alle basse temperature e al tipo di uscita. Molti modelli includono inserti compatibili con schermi touch, utili per utilizzare lo smartphone senza togliere il guanto; per condizioni particolarmente rigide esistono soluzioni riscaldate a batteria.
La testa va protetta con sottocasco, scaldacollo o passamontagna, così da ridurre le correnti d’aria sotto il casco; anche in questo caso i materiali devono favorire la traspirazione, per evitare ristagni di sudore.
Gli occhiali da ciclismo restano utili anche nei mesi freddi, perché schermano dal vento, dalla polvere e dai detriti sollevati dalle ruote; lenti chiare o che aumentano il contrasto risultano adatte alla luce ridotta tipica dell’inverno.
Vuoi partire per un tour in bici invernale? Preparati e chiedi a noi!
Un viaggio in bici in inverno richiede una pianificazione accurata: scelta del percorso, distribuzione delle tappe, valutazione delle condizioni meteo e selezione delle strutture ricettive adatte a chi pratica cicloturismo.Gaudens Cycling organizza tour in bici invernali costruiti sulle esigenze dei partecipanti, con percorsi calibrati su preparazione e obiettivi, assistenza tecnica lungo le tappe e supporto nella scelta degli alloggi più adeguati al viaggio. In questo modo la preparazione dell’abbigliamento e dell’attrezzatura trova un supporto concreto in un servizio che segue il ciclista dall’idea iniziale fino all’ultima giornata di pedalata.
Parigi-Roubaix: la regina delle classiche del ciclismo
Giunta alla sua 123 ͣ edizione, la Parigi-Roubaix rappresenta una delle grandi classiche del ciclismo internazionale.
Il suo svolgimento in primavera, la presenza dei celebri tratti in pavé e l’arrivo nel velodromo di Roubaix continuano a definire l’immagine di una gara che conserva ancora oggi le caratteristiche che l’hanno resa riconoscibile.
La storia della Parigi Roubaix
La Parigi-Roubaix è una corsa in linea che si disputa nel nord della Francia, vicino al confine con il Belgio, ogni seconda domenica di aprile. È una delle cinque classiche “monumento” (assieme a Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia) ed è inserita nel calendario della Coppa del Mondo dal 1989 e nel circuito UCI ProTour dal 2005. Per oltre un secolo la prova è stata riservata agli uomini, finché nel 2021 è stata affiancata dalla versione femminile; entrambe le gare, in quell’anno, vennero collocate eccezionalmente in autunno a causa della pandemia di COVID-19.
La competizione è conosciuta con appellativi che richiamano le sue peculiarità:
- “regina delle classiche", la più diffusa, sottolinea il prestigio della corsa;
- “corsa di Pasqua” trova origine nel suo tradizionale posizionamento nel calendario;
- “inferno del Nord” comparve per la prima volta nel 1919 in un articolo di Victor Breyer, che descrisse i corridori avvolti dal fango e il paesaggio segnato dagli effetti della Grande Guerra.
La presenza dei tratti in pavé costituisce l’elemento più caratteristico dell’evento. La superficie irregolare dei cubetti di porfido e dei ciottoli rallenta l’avanzamento e sottopone ciclisti e biciclette a continue vibrazioni, con una frequenza elevata di problemi meccanici (forature comprese). Due settori del percorso sono entrati più di tutti nella memoria collettiva del ciclismo: la foresta di Arenberg, nota per la difficoltà tecnica e della conseguente “selezione” che genera nel gruppo di ciclisti, e il Carrefour de l’Arbre, tratto precedente al traguardo decisivo per la definizione della corsa.
Dalla prima edizione del 1896 fino al 1965, la gara si svolgeva tra Parigi e il velodromo di Roubaix; successivamente, la partenza venne spostata prima a Chantilly e poi, dal 1977, a Compiègne, mantenendo invariato l’arrivo. La distanza complessiva supera abitualmente i 250 chilometri.
L’origine dell’evento è legata alla costruzione del velodromo voluto dai filatori Theodore Vienne e Maurice Perez presso il parco Barbieux. Dopo l’inaugurazione del 1895 e l’interesse suscitato dal nuovo impianto, nacque l’idea di organizzare una corsa che collegasse la capitale a Roubaix: l’iniziativa venne sostenuta dal giornale Le Vélo, che affidò il progetto a Victor Breyer; le prime esplorazioni del percorso misero in luce la severità del tracciato, ma l’organizzazione decise comunque di procedere.
La prima edizione si tenne il 19 aprile 1896 e fu lunga 280 chilometri; le condizioni del percorso, spesso rese più impegnative dal maltempo, contribuirono a creare una reputazione che attirò progressivamente ciclisti e pubblico.
Il percorso della Parigi-Roubaix
Il tracciato tradizionale della Parigi-Roubaix misura circa 260 chilometri (più di 50 dei quali distribuiti lungo i celebri tratti in pavé) e collega Compiègne al velodromo di Roubaix.
La partenza avviene a Compiègne, scelta adottata per razionalizzare la logistica e per concentrare l’azione nella zona in cui si trovano i segmenti più difficili. I primi chilometri scorrono su strade asfaltate, con un tratto neutro che supera 90 chilometri e serve a creare la fisionomia iniziale della corsa. In questa fase si stabiliscono le prime fughe e le squadre lavorano per sistemare i propri capitani nelle posizioni migliori prima di entrare nel pavé. Il settore di Troisville, che solitamente inaugura la serie dei tratti acciottolati, introduce la parte più delicata della giornata, ponendo subito l’attenzione sulla necessità di mantenere un assetto stabile per evitare cadute e distacchi.
La valutazione della difficoltà tiene conto della lunghezza, dello stato del fondo e della posizione nel percorso. Tra i tratti più complicati si ricordano sempre la foresta di Arenberg, lunga circa 2,3 chilometri, che attraversa un corridoio boschivo dove l’irregolarità del fondo richiede la massima precisione nel controllo della bicicletta; in molti casi questo passaggio crea la prima selezione significativa.
Un altro settore estremamente complicato è il Mons-en-Pévèle, lungo circa 3 chilometri e situato nella fase avanzata della gara, quando la fatica incide sul rendimento e la strada presenta condizioni spesso impegnative.
Il Carrefour de l’Arbre, poco più di 2 chilometri, rappresenta uno degli ultimi ostacoli. È posizionato a circa 15 chilometri dall’arrivo e presenta curve tecniche e un selciato irregolare che rende complesso mantenere la traiettoria. Questo segmento è spesso determinante nella definizione del vincitore, poiché chi riesce a uscirne con qualche metro di vantaggio può difendere la propria posizione fino all’ingresso a Roubaix.
Terminato l’ultimo tratto di pavé, il percorso prosegue su asfalto verso il Vélodrome André-Pétrieux; l’ingresso nell’impianto costituisce uno dei momenti più riconoscibili della Parigi Roubaix percorso: i corridori devono completare un giro e mezzo di pista prima di tagliare il traguardo, con l’eventuale sprint finale che si svolge sul cemento del velodromo. Questo passaggio conserva un forte valore simbolico e conclude una competizione che, tra settori di pavé, fasi di transizione e variazioni di ritmo, mantiene intatta la struttura che la distingue all’interno del ciclismo internazionale.
La Parigi-Roubaix Challenge
Da diversi anni, parallelamente alla gara ufficiale, si svolge la Parigi-Roubaix Challenge: si tratta di una iniziativa cicloturistica che permette agli amatori di affrontare alcuni dei tratti più celebri della gara professionistica, compresi i settori che hanno reso questa competizione una delle più note nel panorama del ciclismo internazionale.
La proposta prevede tre distanze, pari a 70, 145 e 170 chilometri, con livelli di difficoltà crescenti. L’itinerario ricalca i settori di pavé più rinomati, inclusi il Carrefour de l’Arbre e la Trouée d’Arenberg. Il percorso è aperto al traffico, e la partecipazione implica il rispetto delle norme stradali e delle indicazioni fornite dal personale lungo il tragitto; viene posta particolare attenzione alle condizioni del pavé, che richiedono prudenza, gestione adeguata della velocità e valutazione realistica della propria preparazione fisica.
La Challenge custodisce un aspetto che va oltre la prestazione sportiva. L’arrivo nel velodromo di Roubaix rappresenta un riferimento simbolico per gli appassionati, che possono condividere l’esperienza con i propri compagni di squadra e assistere il giorno seguente alla gara professionistica, osservando da vicino i protagonisti che puntano all’ingresso nell’albo d’oro della competizione.
Prepara il suo itinerario dedicato alla Parigi-Roubaix con Gaudens Cycling
Con Gaudens Cycling, gli appassionati interessati a costruire un itinerario personalizzato sui percorsi della Parigi-Roubaix hanno a disposizione un servizio completo che permetterà loro di vivere un’esperienza senza pensieri: organizziamo al meglio il viaggio, dalla prenotazione del pernottamento alla definizione degli spostamenti legati ai settori in pavé. In più, il nostro supporto tecnico sarà sempre pronto a rispondere in caso di bisogno.Vuoi maggioriinformazioni? Contattaci ora!
I nostri consigli di allenamento per andare in bicicletta in inverno
Prima la fine delle giornate calde, poi di quelle più miti… e infine, l’inverno: per molti cicloturisti e appassionati arriva il momento di appendere la loro bici alla parete.
Andare in bicicletta in inverno sembra per molti impossibile, ma la verità è un’altra: questa stagione, infatti, rappresenta una sfida molto interessante, sia fisica che mentale.
Ovviamente, decidere di pedalare tra dicembre e marzo significa avere un metodo bene impostato, fare attenzione a molte variabili lungo il percorso e avere una preparazione fisica (e di equipaggiamento) specifica.
Tra tutti questi aspetti, il punto di partenza riguarda proprio l’allenamento: ne parliamo nelle prossime righe.
Andare in bicicletta in inverno: vantaggi e difficoltà da conoscere
Durante l’inverno, pedalare comporta sicuramente una serie di difficoltà da tenere in considerazione; allo stesso tempo, però, esistono diversi vantaggi da non sottovalutare.
Per cominciare, a livello fisico continuare ad andare in bici anche nei mesi più freddi sostiene il tono cardiovascolare, contribuisce al buon funzionamento del sistema immunitario e affina la gestione dello sforzo su ritmi moderati.
Allo stesso tempo il freddo introduce variabili che, se affrontate con criterio, sviluppano una resistenza mentale preziosa: programmare l’uscita, scegliere percorsi appropriati, controllare respirazione e cadenza nelle giornate più rigide rafforza l’autodisciplina.
L’inverno, inoltre, apre a ciascun cicloturista finestre tecniche utili: gravel e mountain bike aiutano a lavorare su equilibrio, trazione e lettura del fondo; il ciclocross, se praticato con misura, combina intensità, agilità e controllo della bici.
Accanto ai benefici, è necessario misurarsi con alcune criticità specifiche della stagione. In inverno:
- le superfici bagnate o gelate alzano il rischio di scivolate;
- l’aria fredda può irritare le vie respiratorie;
- la vasocostrizione penalizza mani e piedi, oltre ad aumentare la probabilità di dolori articolari se il riscaldamento è insufficiente.
Allo stesso tempo, l’abbigliamento deve evitare sia la dispersione termica sia l’accumulo di sudore che, nelle discese, potrebbe essere alla base di un pericoloso raffreddamento improvvisi.
Sul fronte meccanico, umidità e sale accelerano l’usura di catena, pulegge e freni; aumenta quindi la necessità di pulizia e lubrificazione. Infine, per chi svolge lavori di alta intensità, la stagione invernale richiede scelte caute: margini di sicurezza più ampi, tempi di recupero adeguati e gestione puntuale dell’idratazione.
Come prepararsi per il cicloturismo invernale: l'allenamento
La prima fase dell’allenamento per il cicloturismo invernale privilegia uscite lunghe a bassa intensità. Ritmi collocati intorno al 55-65% della frequenza cardiaca massima favoriscono il recupero dai carichi della stagione passata, mantengono attivo il metabolismo aerobico e, con cadenze leggermente più elevate del solito, migliorano l’ossigenazione dei tessuti.
Parallelamente esistono una serie di discipline capaci di sostenere la forma fisica del ciclista in modo complementare; tra quelle più utili troviamo:
- la corsa su fondi regolari per migliorare la capacità aerobica e la reattività muscolare;
- il nuoto distensivo per scaricare le catene posteriori;
- l’allenamento con la corda, utile a migliorare rapidità, resistenza e coordinazione;
- sport sulla neve per forza resistente e propriocezione (cioè la capacità di percepire la posizione e il movimento del proprio corpo nello spazio, anche ad occhi chiusi, senza il bisogno della vista).
Tutti questi sport, come anticipato, non sostituiscono la pedalata nel perfezionamento del movimento, ma contribuiscono a stimolare una serie di gruppi muscolari che altrimenti verrebbero trascurati.
A tutti questi tipi di attività si aggiungono poi le classiche sessioni di allenamento in palestra; la sua funzione in inverno è chiara: costruire forza, resistente e stabilità. Carichi moderati, alte ripetizioni e attenzione ai tempi sotto tensione fortificano quadricipiti, glutei e polpacci; il core va allenato con la stessa priorità delle gambe: addominali profondi, erettori spinali e catena scapolare garantiscono un trasferimento efficace della forza ai pedali e riducono sovraccarichi sulla cervicale e sulla zona lombare.
In questo quadro si inseriscono poi gli esercizi di mobilità e flessibilità: sedute dedicate a stretching attivo, yoga o tai chi mantengono elastiche le catene muscolari, proteggono tendini e articolazioni nelle giornate più fredde e migliorano la qualità della pedalata.
Con l’avanzare dell’inverno, le lunghe pedalate a ritmo blando lasciano gradualmente spazio a lavori più mirati; arrivare al 70-75% della frequenza cardiaca massima porta l’organismo in zona di soglia aerobica: la ventilazione diventa più profonda, il cuore si rinforza, l’efficienza circolatoria migliora.
Indipendentemente dall’allenamento che si sceglie di seguire, la qualità di svolgimento di ciascun esercizio rimane prioritaria sulla quantità; in questo senso, la scelta di restare a casa (ad esempio quando le condizioni del meteo non garantiscono sicurezza oppure quando non ci si sente fisicamente e/o mentalmente in grado di sostenere lo sforzo) non rappresenta un passo indietro, ma parte di una programmazione matura e del metodo bene impostato del quale parlavamo a inizio articolo.
Prima di partire: la manutenzione della bicicletta in inverno
Oltre al corpo e alla mente, anche la bicicletta deve essere preparata per affrontare adeguatamente le più dure uscite dei mesi freddi.
Per cominciare, montare copertoni invernali (caratterizzati da mescole più morbide e tassellature adatte a fondi umidi) permette di ottenere un grip migliore, a beneficio della prevedibilità sia in frenata che in curva.
A questo si aggiungono poi una serie di prodotti per la protezione del telaio, che consentono di ridurre i danni da sale e sporco: nello specifico, un film di polish siliconico crea una barriera idrofobica che facilita la rimozione dei residui e rallenta l’azione corrosiva di acqua, umidità e sale (quando sparso per strada per evitare il congelamento dello strato di neve).
In più, dopo uscita bagnata sotto la neve o la pioggia, una pulizia rapida, l’asciugatura dei punti critici della bicicletta e la rilubrificazione della catena consentono di preservarne la scorrevolezza e la funzionalità dei componenti.
Allo stesso tempo, parafanghi ben montati migliorano comfort del ciclista/cicloturista e visibilità del percorso, limitano gli spruzzi su movimento centrale, deragliatori e freni, e allungano gli intervalli necessari tra una manutenzione e l’altra.
L’illuminazione è un ulteriore, fondamentale e imprescindibile presidio di sicurezza: luci di segnalazione anteriori e posteriori, integrati da inserti riflettenti su telaio, ruote o abbigliamento, risultano determinanti per garantire la sicurezza del cicloturista nei momenti di bassa visibilità.
Per i freni, un controllo più frequente di pastiglie e piste frenanti assicura prestazioni costanti in presenza di umidità. Di pari passo, verifiche periodiche di cavi, guaine e cuscinetti prevengono rumorosità e cali di efficienza.
Con tutte queste attenzioni, l’andare in bicicletta in inverno diventerà piacevole anche nelle condizioni più difficili!
Vuoi partire per un tour in bici invernale? Chiedi a Gaudens Cycling
Se vuoi partire per viaggio in bici invernale, preparati con tutto l’allenamento necessario; al resto, invece, ci pensiamo noi di Gaudens Cycling.
Pianificheremo nel dettaglio tutte le tappe, il percorso e l’hospitality del tuo tour in bicicletta, accompagnandoti lungo tutto il percorso con un servizio di assistenza tecnica dedicato.Contattaci per maggiori informazioni e, se hai già la convinzione di partire… buonallenamento!
Dove andare in bici in inverno: i nostri consigli (e come prepararsi)
Molti appassionati ripongono la bicicletta al termine dell'autunno, attendendo la primavera con i suoi climi più miti per riprendere a pedalare. Tuttavia, andare in bici in inverno non solo è possibile, ma può trasformarsi in un'esperienza ricca di vantaggi.
Le temperature più rigide non devono rappresentare un deterrente, a patto di scegliere gli itinerari giusti e di prepararsi in modo adeguato allo sforzo fisico.
L'Italia, grazie alla sua varietà climatica e geografica, offre numerose opzioni per chi non vuole rinunciare a un tour in bici anche durante la stagione fredda: nelle prossime righe scopriamo insieme alcune mete da non perdere in questo periodo dell’anno.
Perché andare in bici in inverno
Continuare a utilizzare la bici durante i mesi freddi apporta una serie di interessanti benefici.
Dal punto di vista fisico, l'attività aerobica aiuta a mantenere la forma fisica accumulata durante la bella stagione e stimola il sistema immunitario. Pedalare con temperature più basse richiede inoltre al corpo un dispendio energetico leggermente superiore per mantenere la temperatura corporea, contribuendo al controllo del peso.
Allo stesso tempo vanno sottolineati anche i vantaggi per il benessere mentale: l'esposizione alla luce naturale, anche se invernale, contrasta la tendenza alla sedentarietà e può migliorare l'umore, riducendo lo stress.
Infine, l'inverno offre un'opportunità unica per chi cerca un tour in bici: percorrere itinerari famosi senza l'affollamento estivo, godendo dei paesaggi in tranquillità.
4 mete da non perdere per il tuo tour invernali in bici
Il giro del Lago di Garda in bici
Il percorso ciclistico attorno al Lago di Garda permette di attraversare tre regioni: Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto.
Il clima lacustre, generalmente mite anche nei mesi freddi, facilita la visita dei borghi e l'esplorazione delle tradizioni enogastronomiche. L'itinerario completo si estende per circa 160 chilometri che i ciclisti allenati possono completare anche in una sola giornata.
Durante il percorso è necessario prestare attenzione alla viabilità: sebbene siano presenti tratti ciclabili, come la nota passerella sospesa tra Limone e Riva, molte sezioni si sviluppano su strade strette e aperte al traffico. Nelle gallerie, presenti soprattutto nella parte montana, sono obbligatori l'uso di un giubbotto catarifrangente e di luci anteriori e posteriori per la visibilità.
Riolo Terme e la ciclovia delle Terme
Nell'entroterra romagnolo, la ciclovia delle Terme offre un percorso di circa 60 chilometri che collega diversi borghi dell'Emilia-Romagna, in un itinerario caratterizzato dalla presenza di acque termali e relativi stabilimenti.
Soggiornare a Riolo Terme permette di abbinare l'attività sportiva ai trattamenti benessere e alla visita della rocca locale, storica dimora di Caterina Sforza. Proseguendo lungo la ciclovia si raggiunge Brisighella, località riconosciuta tra i Borghi più Belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Una particolarità di Brisighella è la "Via degli asini", una strada sopraelevata e porticata del XII secolo, originariamente utilizzata per il trasporto del gesso dai vicini Calanchi; la zona è nota anche per la produzione di olio DOP.
Lasciata Brisighella, è possibile rientrare a Riolo Terme, magari passando per Imola, oppure dirigersi verso Modigliana, un borgo medievale noto per la Rocca dei Conti Guidi e per i tortelli di patate.
La ciclovia Spoleto-Norcia-Assisi
L'Umbria ospita un percorso ciclabile che collega Spoleto, Norcia e Assisi, toccando alcuni dei più importanti siti storico-artistici della regione. Il tracciato è prevalentemente pianeggiante nel tratto tra Spoleto e Assisi (circa 50 chilometri), che si snoda lungo corsi d'acqua e attraverso rilievi collinari. A questo si aggiunge l'itinerario dell'ex Ferrovia Spoleto-Norcia, lungo altri 50 chilometri, che presenta pendenze lievi ma un fondo a tratti sconnesso. L'intero itinerario, che somma circa 107 chilometri con un dislivello di 1.000 metri, è stato premiato alla fiera "Cosmo bike show" di Verona.
Nei mesi invernali le temperature possono scendere vicino allo zero, richiedendo un abbigliamento adeguato. Per quanto riguarda l'equipaggiamento, è sconsigliato l'uso di una bici da strada a causa dei tratti sterrati. È inoltre indispensabile dotarsi di luci potenti, poiché l'itinerario include diverse gallerie non illuminate.
La via Silente in Campania
All'interno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si sviluppa la Via Silente, un itinerario cicloturistico ad anello di circa 600 chilometri; il percorso inizia e termina a Castelnuovo Cilento, vicino allo scalo ferroviario di Vallo della Lucania.
Questo tracciato, interamente su asfalto, è suddiviso in 15 tappe (più un'opzionale verso il Monte Cervati) e offre un'esplorazione del Sud della Campania. L'itinerario alterna tratti sulla costa a circa 400 chilometri nell'entroterra, attraversando valli e montagne.
Per chi cerca un'esperienza più breve, sono disponibili anche "Le Vie Silenti Minori", itinerari che variano dai 3 ai 7 giorni, adatti per una breve vacanza ciclistica anche nel periodo invernale.
Come prepararsi per andare in bici in inverno
Affrontare un tour in bici nella stagione fredda richiede una preparazione specifica, per garantire sicurezza e comfort quando si decide di andare a pedalare.
L'allenamento ideale per andare in bici in inverno
L'allenamento durante i mesi più freddi è importante per mantenere una buona forma fisica e abituare il corpo alle più rigide condizioni climatiche. La priorità è preservare l'efficienza aerobica senza sovraccaricare l'organismo: in questo, le lunghe uscite a ritmo moderato aiutano il recupero, ossigenano i tessuti e adattano il corpo alle basse temperature.
Parallelamente, l'attività in palestra supporta la costruzione di una base muscolare solida. Esercizi con pesi leggeri e alte ripetizioni possono tonificare la muscolatura, migliorando la resistenza; allo stesso tempo, è utile allenare anche schiena e braccia per un equilibrio muscolare che sostenga il cicloturista in ogni momento del tour in bici.
Infine, lo stretching (o altre discipline come lo yoga) è un alleato fondamentale per mantenere la flessibilità e prevenire infortuni, da praticare sia dopo l'allenamento sia nei giorni di riposo.
Come preparare la bici per l’inverno
La preparazione della bicicletta è altrettanto importante, specialmente per chi pratica off-road. I copertoni invernali sono un elemento cruciale; è opportuno scegliere modelli con un buon grip, specifici per terreni umidi o scivolosi, per migliorare l'aderenza.
Per quanto riguarda la preparazione del telaio, l'uso di polish a base siliconica non solo pulisce la bici, ma crea uno strato protettivo contro sporco e sale antigelo (che può corrodere le componenti meccaniche).
I parafanghi, talvolta sottovalutati, sono molto utili per proteggere il ciclista dagli schizzi , oltre che per mantenere le parti meccaniche della bicicletta più pulite.
Anche le luci sono fondamentali: le giornate invernali sono corte e la visibilità è spesso ridotta da nebbia o pioggia, motivo per cui luci efficienti sono fondamentali per essere visti dagli automobilisti.
Infine, strisce catarifrangenti aggiuntive sul telaio, copertoni e pettorine contribuiscono ad aumentare ulteriormente la visibilità nei mesi più bui.
Crea il tuo itinerario in bici invernale con Gaudens Cycling
Pianificare viaggio in bicicletta durante l'inverno richiede attenzione ai dettagli, dalla scelta del percorso alla logistica.
Per questo motivo, la scelta migliore è affidarsi a chi ha trasformato la propria passione per il cicloturismo in un servizio completo dedicato agli amanti della bicicletta.
Noi di Gaudens Cycling siamo qui proprio per questo: creeremo per te itinerari cicloturistici invernali su misura, selezionando le destinazioni più adatte in base al livello di preparazione, alle preferenze individuali e alle tue necessità di viaggio, per garantire un'esperienza sempre piacevole.
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Svizzera in bicicletta: gli itinerari migliori del Canton Vallese
Scoprire il Canton Vallese in bicicletta significa attraversare una delle regioni più straordinarie della Svizzera, dove le montagne, i vigneti e i villaggi alpini si alternano lungo percorsi di cui innamorarsi.
Situato nel cuore delle Alpi, questo cantone offre itinerari ciclabili che si snodano tra la valle del Rodano e le alte vette del Cervino (o Matterhorn, come noto fuori dai confini italiani), pronti ad accogliere cicloturisti di ogni livello.
Che si tratti di un viaggio di più giorni, di un’escursione giornaliera o di una pedalata di qualche ora, ogni tour in bici nel Canton Vallese regala esperienze uniche.
Scopriamo insieme quest’area meravigliosa e quali percorsi ha da offrire.
Le caratteristiche del Canton Vallese
Il Canton Vallese, noto in tedesco come Kanton Wallis e in francese come Canton du Valais, è una delle regioni più affascinanti della Svizzera, situata nella parte sud-occidentale del Paese. Si estende lungo la valle del fiume Rodano, dalle sorgenti nel massiccio del Furka (il cui valico, il Furkapass, è famoso per essere la location di alcune scene iconiche del film di James Bond “007 - Missione Goldfinger”) fino alle sponde del Lago Lemano, attraversando alcuni dei paesaggi alpini più spettacolari d’Europa. È inoltre il terzo cantone più esteso della Confederazione, delimitato dalle Alpi Bernesi a nord e dalle Alpi Pennine a sud.
Confinando a sud e a est con l’Italia e a ovest con la Francia, il Vallese rappresenta un punto di incontro tra culture diverse, dove l’influenza latina e quella germanica convivono armoniosamente.
Come anticipato, il fiume Rodano attraversa l’intero cantone, creando un’ampia valle attorno alla quale sorgono paesini, villaggi e (in un certo senso sorprendentemente) vigneti. Tra le destinazioni più iconiche spicca Zermatt, incastonata ai piedi del Cervino, una meta imperdibile per chi ama la montagna.
Il Canton Vallese è anche una delle regioni più amate da chi sceglie di esplorare la Svizzera in bicicletta, grazie alla qualità delle sue infrastrutture cicloturistiche, alla varietà dei percorsi e alle possibilità turistiche collegate, che spaziano dai semplici tour di poche ore alle tranquille gite lungo il Rodano, fino ai trail tecnici che si inerpicano fino alle alte quote.
Tour del Canton Vallese: 5 percorsi da non perdere
Pedalare nel Canton Vallese significa vivere la montagna da prospettive sempre diverse. Ogni itinerario in bici racconta una sfaccettatura ben distinta della regione: le valli vinicole, i borghi medievali, le cime innevate e i laghi alpini.
Uno dei percorsi più suggestivi è il Chemin du Vignoble, che collega Martigny a Leuk attraversando il versante meridionale della valle del Rodano. Il tracciato, adatto sia alla bici gravel che alla mountain bike, si snoda tra vigne terrazzate, villaggi storici e borghi pittoreschi come Saillon, famoso per la sua fortezza e per la “vigneto più piccola del mondo” (1,67 metri quadri di superficie registrati come vigneto nell’ufficio catastale del comune). Lungo il percorso si incontrano numerose altre località, nelle quali i cicloturisti possono scoprire tradizioni enologiche radicate mentre degustano i rinomati vini locali. L’arrivo a Sion, capitale del Vallese, è la ciliegina sulla torta di questo percorso: le antiche mura, la Rue des Châteaux e le vie della città vecchia fanno da sfondo a una conclusione ideale per un itinerario immerso nella cultura alpina.
Per chi preferisce un’esperienza più tecnica, il percorso da Saas-Grund a Kreuzboden è un tour in bici circolare che regala panorami d’alta adrenalinici. Dopo una lunga salita tra pini secolari (anche con più di 400 anni) che abbracciano la montagna, si raggiunge il lago di Kreuzboden, da cui si apre una vista straordinaria sulla valle di Saas. Da qui, una discesa spettacolare lungo il Trift Flowtrail e il Furwald Singletrail riporta a valle, attraversando boschi di larici, salti e tratti sassosi.
Chi cerca un’avventura più estesa può intraprendere il St.-Gotthard-vier-Pässe-Bike, un tour in bici di 120 chilometri che unisce quattro cantoni svizzeri (Vallese, Uri, Grigioni e Ticino) passando per altrettanti valichi alpini: Novena, Furka, Oberalp e Lucomagno. Questo itinerario fa dialogare paesaggi molto diversi, offrendo un’esperienza completa della Svizzera in bicicletta.
Un’altra esperienza imperdibile e percorribile con una bici gravel è il percorso “Attraverso i vigneti”, che si sviluppa per 82 chilometri lungo il versante settentrionale della valle principale. Martigny e Leuk fanno da capi estremi a un itinerario che unisce sport, natura e cultura del vino. Si pedala tra terrazze vitate, piccoli villaggi e antichi siti rurali, con la possibilità di fermarsi per una degustazione: queste caratteristiche rendono il percorso “Attraverso i vigneti” l’ideale per scoprire come la viticoltura abbia modellato il paesaggio del Vallese nel corso dei secoli.
Infine, per chi desidera un’esperienza impegnativa ma altamente scenografica, pensata per chi ama pedalare con una mountain bike, l’itinerario Visp-Zermatt Bike collega la valle del Rodano alla celebre località ai piedi del Cervino. Il percorso segue antiche mulattiere, attraversa ponti storici e boschi di conifere, fino a raggiungere il punto panoramico da cui si scorge per la prima volta la sagoma del Cervino. È una salita fisicamente intensa, ma la ricompensa è un panorama che sintetizza l’essenza stessa del Canton Vallese: natura, cultura e tradizione.
Il tuo itinerario in bici del Canton Vallese con Gaudens Cycling
Scegliere il Canton Vallese come meta per un viaggio in bicicletta significa immergersi nel cuore della Svizzera ciclabile, dove ogni curva rivela un paesaggio diverso.
Gaudens Cycling ti accompagnerà nella scoperta di questi (e altri) percorsi, offrendoti una consulenza personalizzata per pianificare i tuoi itinerari su misura. Ogni nostra proposta tiene conto del livello di esperienza, del tempo a disposizione e del tipo di bicicletta utilizzata, che si tratti di una bici da strada, una gravel o una mountain bike.
Contattaci oggi stesso e inizia a prepararti per il tuo tour in bicicletta nel Canton Vallese!










